Mercosur, luce verde dagli Stati all'accordo ma con un aiuto ai contadini

Poco più di mezzo miliardo di franchi è la somma che il Consiglio degli Stati ha stabilito oggi per superare l'ostilità degli ambienti agricoli all'accordo di libero scambio tra gli Stati dell'AELS (Svizzera, Norvegia, Islanda e Liechtenstein) e il Mercosur. L'intesa, poi approvata per 35 voti a 7 e 3 astensioni, include anche misure di accompagnamento a favore dello sviluppo sostenibile, che però la sinistra giudica insufficienti.
L'accordo riparte così alla volta del Consiglio nazionale che il giugno scorso l'aveva affossato per 96 voti a 86 e 9 astenuti grazie alla convergenza fra l'UDC (formazione legata a filo doppio con gli ambienti contadini), alcuni esponenti del Centro e il campo rosso-verde.
Questo «niet» si spiega col «no» del plenum a una minoranza democentrista - sostenuta però dalla maggioranza degli esponenti del Centro e da taluni liberali-radicali - che chiedeva 880 milioni di franchi (al posto dei «soli» 158 milioni proposti dal Consiglio federale) per gli anni dal 2028 al 2035 allo scopo di compensare le perdite materiali che il settore agricolo subirebbe a causa dell'aumento delle importazioni (carne, pollame e vino, soprattutto) e dei costi di produzione. Il campo rosso-verde aveva invece respinto l'intesa a causa della bocciatura delle proprie proposte in materia di difesa dei diritti umani e dell'ambiente, specie contro la deforestazione dell'Amazzonia.
Quanto accaduto in estate alla camera del popolo ha messo in allarme gli ambienti più vicini all'economia, specie d'esportazione, che vedono nel Mercosur un importante sbocco. Detto fatto, la commissione preparatoria della camera dei Cantoni ha quindi preparato un compromesso che tenga conto degli interessi in gioco, specie dei contadini, senza però andare troppo lontano in fatto di ambiente e diritti sociali (ciò che ha deluso oggi la sinistra in aula, secondo cui un referendum è ormai un'opzione più che concreta).
Il compromesso
Per salvare l'accordo col Mercosur, la maggioranza ha quindi seguito oggi il compromesso della commissione, votando uno stanziamento di 517 milioni di franchi per il periodo 2028-2033 (480 milioni per crediti d'investimento e 37 milioni per la promozione dello smercio, con una quota riservata alla promozione delle esportazioni agricole). La «senatrice» Esther Friedli (UDC/SG) si è battuta, invano, per una somma più elevata (657 milioni).
Il Consiglio federale dovrà inoltre controllare attentamente gli effetti dell'accordo sull'agricoltura e sugli altri settori economici, coinvolgendo periodicamente le commissioni parlamentari competenti e gli ambienti interessati e presentando un rapporto al Parlamento cinque anni dopo l'entrata in vigore dell'accordo.
Un occhio per l'ambiente, ma senza esagerare
Per venire incontro alla sinistra, il plenum vuole che l'attuazione degli impegni internazionali della Svizzera in materia di lotta contro il lavoro forzato sia oggetto di un monitoraggio periodico. Nei Paesi del Mercosur, la Svizzera dovrà inoltre continuare, nel quadro della cooperazione internazionale, a sostenere programmi efficaci di lotta alla deforestazione e di promozione di catene di valore sostenibili, in particolare nella regione amazzonica.
Come accennato, nessuna fortuna hanno avuto due proposte della sinistra, ossia il recepimento delle prescrizioni del regolamento dell'UE sulla deforestazione e la proposta di vietare l'importazione di merci prodotte, in tutto o in parte, col lavoro forzato (ivi compresa l'introduzione di poteri d'inchiesta rafforzati e la possibilità di sospendere provvisoriamente le importazioni in caso di sospetti fondati).
Referendum, potrebbe riuscire
Il voto negativo dell'aula a queste proposte di minoranza ha fatto storcere il naso a diversi deputati del campo rosso-verde. Carlo Sommaruga (PS/GE), assieme ad altri «senatori», ha ricordato la risicata maggioranza popolare ottenuta dall'accordo di libero scambio con l'Indonesia nella votazione del marzo 2021. Per Verdi e Socialisti, senza regole più stringenti su ambiente e diritti umani, il referendum è ormai una certezza.
Alla luce della sensibilità dimostrata in passato per le questioni ambientali dalla popolazione, specie per quanto attiene alla protezione della foresta amazzonica, un «no» all'intesa col Mercosur alle urne è un'eventualità da prendere in considerazione, secondo la sinistra.
Fare in fretta
Avvertimenti che non hanno impressionato più di tanto il centro-destra, sostenuto dal «ministro» dell'economia Guy Parmelin, secondo cui la Svizzera fa già molto per ambiente e diritti dei lavoratori. Ciò che premeva alla maggioranza era ottenere un compromesso sull'agricoltura, settore che tra l'altro non dovrebbe soffrire troppo questa intesa col Sudamerica.
Come rammentato in aula da diversi oratori, questo accordo è strategico per l'industria elvetica alla luce della situazione geopolitica attuale, del ritorno del protezionismo - vedi Stati Uniti con i dazi - e del fatto che l'Ue ha siglato un'intesa simile col Mercosur entrata in vigore provvisoriamente già a inizio maggio.
Ogni giorno che passa, ha affermato Parmelin, la nostra economia ne risente rispetto ai concorrenti europei, i quali possono già adesso esportare in Sudamerica a costi inferiori rispetto alle nostre aziende. Per questo è importante accelerare i tempi, ha sottolineato il consigliere federale vodese, secondo cui l'accordo farà risparmiare 155 milioni di franchi ai nostri esportatori grazie al taglio dei dazi. La Svizzera, in un momento storico come quello che stiamo vivendo, non può insomma permettersi di far fallire un accordo che interessa un mercato di 270 milioni di persone.