A Monaco

Merz mette in guardia l'Europa

Alla Conferenza sulla sicurezza il cancelliere tedesco scuote il Vecchio continente e avverte: «La libertà non è più garantita in un’era di grandi potenze» – Intanto Ginevra torna alla ribalta internazionale: ospiterà nuovi round di colloqui fra USA, Russia e Ucraina
©THOMAS KIENZLE
Giona Carcano
13.02.2026 21:30

Qual è lo stato delle relazioni transatlantiche? E quale potrebbe essere la via d’uscita per porre fine all’invasione russa in Ucraina? O ancora: l’ordine mondiale del dopoguerra è perduto per sempre? Domande centrali, tutte sul tavolo dei 60 capi di Stato presenti alla Conferenza annuale sulla sicurezza di Monaco. In un contesto di fortissime tensioni su più fronti, i leader dei Paesi occidentali hanno affrontato le questioni più spinose già durante la prima giornata di colloqui. A partire dal padrone di casa, Friedrich Merz. In apertura della conferenza, il cancelliere tedesco è andato dritto al punto con una frase destinata a rimanere a lungo: «We need to talk», ha detto. «Dobbiamo parlare, è più urgente che mai». «Da diversi anni anche qui in sala c’è un umore segnato da tensioni e conflitti in aumento nel mondo», ha evidenziato ancora Merz, che ha poi citato il motto della conferenza: «Under destruction», a proposito dell’ordine di sicurezza mondiale del dopoguerra. «Temo che dobbiamo dirlo in termini ancora più chiari: quest’ordine, per quanto imperfetto fosse anche nei suoi momenti migliori, non esiste più».

«Ripartiamo»

Questo concetto, messo nero su bianco da uno dei leader più influenti del Vecchio continente, non può essere banalizzato. Merz ha quindi precisato i contorni del suo discorso: in un’era di grandi potenze, la libertà «non è garantita, è in pericolo», ha aggiunto. «La politica delle grandi potenze in Europa non è un’opzione per la Germania. La leadership basata sul partenariato sì, le fantasticherie egemoniche no». E ancora: «Noi tedeschi non agiremo mai più da soli. Questa è la lezione permanente che abbiamo imparato dalla nostra storia. Affermiamo la nostra libertà insieme ai nostri vicini, alleati e partner». Da un lato, dunque, Merz ha lanciato un segnale verso l’esterno - a Trump, a Putin, a Xi -, dall’altro ha consegnato un messaggio di conciliazione verso tutti gli alleati. Anche gli Stati Uniti. Ma non a tutti i costi. «Tra l’Europa e gli USA si è aperto un divario, ed è una scomoda verità», ha sottolineato. «Il vicepresidente J.D. Vance (assente quest’anno, al suo posto c’è il segretario di Stato americano Marco Rubio, ndr) lo ha detto molto apertamente un anno fa qui a Monaco. Aveva ragione. La lotta culturale del movimento MAGA non è la nostra». Una cesura culturale che si lega direttamente al divario che si è creato tra USAed Europa, anche in termini politici. Se gli Stati Uniti hanno cambiato la loro postura, ha sottolineato ancora il cancelliere tedesco, anche l’Europa non può stare a guardare. La sua proposta è la formula che usa anche Macron: un’Europa forte e sovrana. Il Vecchio continente, per Merz, non deve comunque liquidare Washington. È necessaria «una forte colonna europea nella NATO» anche per rendere più sana la partnership. «Insieme siamo più forti», ha lanciato. «Far parte dell’alleanza atlantica non è solo un vantaggio competitivo per l’Europa. È anche un vantaggio competitivo per gli Stati Uniti. Ripariamo e ravviviamo insieme la fiducia transatlantica. L’Europa sta facendo la sua parte. Da tre generazioni, la fiducia tra alleati, partner e amici ha reso la NATO l’alleanza più forte. L’Europa sa bene quanto questo sia prezioso». In chiusura, Merz ha detto di aver avviato colloqui con la Francia sulla deterrenza nucleare. Una deterrenza, ha spiegato, che sarà integrata nella NATO. Un concetto ribadito anche dal presidente francese Emmanuel Macron.

L’attacco di Rutte

Il compito di far tornare la Conferenza su uno dei punti cardine - l’Ucraina - è quindi toccato a Mark Rutte. Il Segretario generale della NATO ha spiegato che la sua missione a Monaco è far capire ai russi che non potranno vincere il conflitto. E, per farlo, è andato al contrattacco. «I russi stanno subendo perdite sbalorditive giorno dopo giorno: 35.000 morti a dicembre e 30.000 a gennaio. Invece di percepire i russi come un orso possente, dobbiamo comprendere che si stanno muovendo attraverso l’Ucraina con la velocità di una lumaca da giardino. Non dobbiamo cadere nella trappola della propaganda del Cremlino».

Svizzera di nuovo al centro

Se la sicurezza transatlantica passa da Monaco, la risoluzione del conflitto in Ucraina passa da Ginevra. La Svizzera, dopo una serie di continui rifiuti da parte di Mosca, ospiterà martedì e mercoledì un nuovo round di colloqui di alto livello fra Stati Uniti, Ucraina e Russia. Lo ha annunciato nel pomeriggio il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, citato dall’agenzia Ria Novosti. La delegazione russa sarà guidata dal consigliere presidenziale Vladimir Medinsky. I negoziati precedenti erano stati condotti per la Russia ad Abu Dhabi dal capo dell’intelligente militare del Gru Igor Kostyukov. Per l’Ucraina arriveranno a Ginevra il Segretario del consiglio per la sicurezza nazionale e la difesa, Rustem Umerov. La delegazione di Kiev includerà Kyrylo Budanov, Andriy Hnatov, Davyd Arakhamia, Sergiy Kyslytsya e Vadym Skibitskyi. La notizia che i negoziati si terranno nella Confederazione è stata confermata dal Dipartimento federale degli affari esteri. «Il DFAE è in contatto con tutte le parti e offre costantemente i propri buoni uffici», ha dichiarato a Keystone-ATS Nicolas Bideau, responsabile della comunicazione del Dipartimento guidato da Ignazio Cassis. «In questo contesto, la Svizzera, in qualità di Stato ospitante, accoglierà la prossima settimana a Ginevra i colloqui trilaterali previsti per martedì e mercoledì tra Russia, Ucraina e Stati Uniti». Nelle ultime settimane, come detto, russi, ucraini e americani hanno tenuto due cicli di negoziati diretti ad Abu Dhabi per arrivare a una cessazione delle ostilità. Finora non si è però giunti ad alcuna svolta diplomatica. Le trattative, molto difficili, sono bloccate in particolare sulla questione di una possibile spartizione di territori.

«Deve darsi una mossa»

Secondo il New York Times, Washington sta aumentando la pressione sull’Ucraina affinché faccia concessioni per un accordo di pace. Il quotidiano cita funzionari ucraini, secondo i quali l’amministrazione Trump punta a porre fine alla guerra entro l’inizio dell’estate, in vista delle elezioni di medio termine negli Stati Uniti.La scorsa settimana, Volodymyr Zelensky ha rivelato che gli Stati Uniti avevano dato a Kiev e Mosca una scadenza a giugno per raggiungere un accordo di pace. Una delle questioni chiave che resta irrisolta tra i due Paesi è il controllo della regione del Donbass, che faceva parte dell’Ucraina prima che la Russia lanciasse la sua invasione su vasta scala nel 2022, ma che ora è in gran parte occupata dalle forze di Mosca. A mettere pressione sull’Ucraina, ieri sera, ci ha quindi pensato Trump. «La Russia vuole raggiungere un accordo» e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky «dovrà darsi una mossa, altrimenti perderà una grande opportunità. Deve muoversi», ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti parlando con i giornalisti alla Casa Bianca.