Stati Uniti

Midterm, sondaggi a senso unico. Ma la cautela è d’obbligo

Nell’era Trump spesso gli istituti demoscopici non hanno saputo cogliere i segnali della base repubblicana
Abdul El-Sayed, candidato della sinistra dem in Michigan per un seggio in Senato. ©Julia Demaree Nikhinson
Dario Campione
02.11.2026 06:00

Se le elezioni di midterm fossero allineate ai sondaggi pubblicati negli ultimi due mesi, per i democratici si prospetterebbe un autentico trionfo. Ma è possibile fidarsi delle previsioni? Un’interessante analisi di Jessie Blaeser, pubblicata dal portale Politico, mette in guardia dal dare per scontato l’esito del voto di domani.

Negli ultimi anni, dice Blaeser, «ci sono stati errori gravi: i sondaggi hanno mancato il bersaglio durante tutta l’era Trump». A partire dalla «grave sottovalutazione, nel 2016, del sostegno all’allora candidato presidente, con la maggior parte dei sondaggisti che si era concentrata attorno a una vittoria relativamente sicura di Hillary Clinton».

Anche nel ciclo elettorale di queste midterm, dice l’analista di Politico, «i sondaggi nelle primarie democratiche avevano previsto erroneamente che la progressista Francesca Hong avrebbe vinto la corsa a governatore del Wisconsin e che Abdul El-Sayed avrebbe vinto con un margine molto più ampio rispetto al punto percentuale in più che ha poi ottenuto» contro la moderata Haley Stevens, la quale ieri pomeriggio si è peraltro schierata pubblicamente con il candidato repubblicano Mike Rogers.

I sondaggisti hanno aggiornato i propri modelli di analisi, sia nell’individuare la platea degli intervistati, sia nel tenere conto dei bassi tassi di risposta degli elettori repubblicani. Ma proprio quest’ultimo punto è il più complesso da affrontare. I repubblicani rispondono poco e malvolentieri. Il vicepresidente JD Vance ha spiegato di aver suggerito alle persone di ignorare i sondaggi perché hanno un «effetto demotivante sui nostri elettori». Anche il presidente della Camera, Mike Johnson, ha detto in un’intervista su Fox News che «sempre più repubblicani non sono disposti a partecipare a sondaggi che sottovalutano gravemente l’entusiasmo repubblicano in tutto il Paese». Il punto è, sottolinea Jessie Blaeser, che i sondaggi non sono pensati per prevedere i risultati. Sono invece un’istantanea del sentimento pubblico in un dato momento. «E le persone possono cambiare idea».

Ovviamente, «ci sono persone che dicono qualcosa a un sondaggio e poi fanno qualcosa di diverso un paio di settimane dopo - ha detto Seb Wride, responsabile dei sondaggi di PF Global, società con sede a Londra e partner di Politico per le indagini demoscopiche - penso che sia molto probabile che alcune delle sfide più importanti saranno decise dalle scelte prese dagli elettori nell’ultima settimana».