A Minneapolis c'è un «clima da guerra civile»

Le immagini che giungono da Minneapolis e la ricostruzione dei fatti all'indomani dall'uccisione del 37enne americano Alex Pretti fanno moltiplicare i titoli e le analisi nei media americani e statunitensi - tra cui New York Times, Wall Street Journal e Guardian - che evocano scenari di uno scontro interno all'America senza precedenti negli ultimi decenni e un clima da potenziale «guerra civile».
E' la mobilitazione degli agenti federali sul 'campo', in assetto antisommossa tra audio di colpi esplosi nell'aria densa del fumo dei lacrimogeni, che fa impressione nell'immediato. Ma nelle analisi si sottolinea come la stretta sull'immigrazione con il potenziamento dell'azione dell'Ice in Usa veda adesso contrapposti due 'fronti' della stessa America, con la seconda vittima 'bianca' sul campo in pochi giorni, ma anche con una contrapposizione fra autorità statali e federali: sindaci e governatori da una parte, agenzie federali e Casa Bianca dall'altra. In mezzo, le proteste in piazza.
Così sul Guardian, in un'analisi del corrispondente da Washington, si legge: «Donald Trump parlò di 'carneficina americana' nel suo primo discorso inaugurale di nove anni fa. Il presidente degli Stati Uniti ha sicuramente espresso questo concetto schierando agenti dell'Immigration and Customs Enforcement (Ice) nelle strade di una grande città per creare uno spettacolo di terrore che ricorda una guerra civile, o un videogioco». Il Wall Street Journal intanto titola: «Gli spari della Border Patrol a Minneapolis alimentano lo scontro tra statali e federali', ma già nei giorni scorsi sul New York Times, in un articolo d'opinione una columnist nel descrivere l'atmosfera a Minneapolis, titolava: «A Minneapolis, ho intravisto una Guerra Civile».