Addio a Emma Bonino, la voce radicale che cambiò l'Italia

È morta a 78 anni Emma Bonino, una delle figure politiche più riconoscibili e amate della storia repubblicana italiana. Ne ha dato notizia il suo partito, Più Europa, di cui era leader. Bonino aveva da tempo problemi di salute e lunedì sera era stata ricoverata d'urgenza a Roma.
Una malattia convissuta per anni
Nel 2015 le era stato diagnosticato un microcitoma polmonare, una forma aggressiva di tumore al polmone sinistro. Le cure chemioterapiche avevano bloccato la malattia, tanto che nel 2023 Bonino ne aveva annunciato la remissione completa. Ma l'aggressione ai polmoni non si era mai davvero arrestata, e negli ultimi anni si era tradotta in un progressivo peggioramento della funzione respiratoria, con un nuovo ricovero in terapia intensiva alla fine del 2024.
Nonostante la malattia, Bonino non aveva mai smesso di fumare. «Non voglio prediche, voglio vivere così», aveva detto, e ogni volta che tornava a casa, nella sua abitazione di Campo de' Fiori a Roma, la prima cosa che faceva era accendere una sigaretta e il computer, contemporaneamente. Un atteggiamento di sfida al destino condiviso, non a caso, con Marco Pannella, il suo storico compagno di battaglie politiche, che a sua volta non aveva mai rinunciato al tabacco nonostante la propria malattia.
Un episodio rimasto celebre fu la visita di papa Francesco a casa sua nel novembre 2024: la foto dei due, seduti l'uno di fronte all'altra su una sedia a rotelle in una terrazza assolata, divenne iconica. Bonino, sempre laica e mai devota, raccontò poi con la consueta ironia che il pontefice si era informato sulla sua salute incoraggiandola con una battuta: «Tieni duro perché poi l'erba cattiva non muore mai».
Le origini e le prime battaglie
Emma Bonino nacque a Bra, in provincia di Cuneo, il 9 marzo 1948. A 18 anni si trasferì a Milano, dove si laureò in Lettere con una tesi su Malcolm X, l'attivista per i diritti civili delle persone afroamericane negli Stati Uniti. Fu proprio a Milano che iniziò a fare politica, schierandosi accanto ai movimenti femministi per il riconoscimento del diritto all'aborto.
Alla fine del 1973, insieme ad Adele Faccio, ex staffetta partigiana, e ad altre militanti legate al Partito Radicale, fondò il CISA, il Centro Informazione per la Sterilizzazione e l'Aborto, che l'anno successivo aprì un ambulatorio a Firenze dove si praticavano interruzioni di gravidanza con il metodo dell'aspirazione. L'obiettivo era duplice: fornire un servizio concreto alle donne e, allo stesso tempo, trasgredire pubblicamente la legge per costringere le istituzioni a confrontarsi con la piaga degli aborti clandestini, allora enorme e spesso letale.
Con i Radicali e altri gruppi femministi, Bonino portò avanti una strategia della provocazione fatta anche di autodenunce pubbliche per procurato aborto, sul modello di quanto avveniva parallelamente in Francia e Germania: l'obiettivo era smascherare l'ipocrisia dello Stato, mettendolo davanti al paradosso di non poter applicare le proprie stesse leggi. Il 9 gennaio 1975 la polizia fece irruzione nel centro di Firenze, arrestando il ginecologo che vi lavorava; poco dopo fu arrestata anche Bonino, nel frattempo diventata responsabile del CISA milanese.
Fu proprio lei, in un'intervista, a raccontare come si consegnò volontariamente alle forze dell'ordine dopo il proprio aborto clandestino, all'epoca punito con il carcere, perché si parlasse pubblicamente del suo arresto. Chiamò la madre per avvertirla: la donna, imperturbabile, le rispose soltanto: «Peccato, Emma, che ti arrestino proprio oggi, tuo fratello si fidanza».
L'elezione, il sodalizio con Pannella, le battaglie internazionali
Nel 1976 Bonino fu eletta alla Camera con il Partito Radicale, entrando a Montecitorio con gonna a fiori, zoccoli, borsa di paglia e sigaretta tra le dita: un'immagine che le valse dall'allora presidente della Camera Sandro Pertini l'appellativo benevolo di «monello di Montecitorio». In quegli anni nacque il sodalizio politico con Marco Pannella, da poco alla guida del Partito Radicale: un rapporto tra i più duraturi e prolifici della storia politica italiana, da cui nacquero decine di associazioni e battaglie per i diritti civili, di cui quelle per il divorzio e l'aborto restano le più celebri e vittoriose.
L'impegno di Bonino non si fermò ai confini nazionali. Nel 1987 andò a Varsavia per manifestare contro il regime comunista; pochi anni dopo si fece arrestare a New York per aver distribuito siringhe sterili, la cui vendita era stata vietata come misura di contrasto al consumo di droga. Si batté a lungo per il disarmo nucleare, contro l'uso civile dell'energia atomica, per i diritti dei tibetani e per l'istituzione di un tribunale che giudicasse i crimini commessi nella ex Jugoslavia. Portò avanti missioni umanitarie in Sierra Leone, Somalia, Ruanda e Uganda, e trascorse un periodo al Cairo per studiare arabo.
La carriera istituzionale e la candidatura al Quirinale
Il Partito Radicale non ottenne mai grandi exploit elettorali, ma riuscì quasi sempre a portare propri rappresentanti in Parlamento, spesso attraverso alleanze spregiudicate. Bonino ne fu quasi sempre protagonista. Nel 1994 fu eletta con il centrodestra di Silvio Berlusconi, che l'anno successivo la nominò Commissaria europea per gli aiuti umanitari e la tutela dei consumatori, ruolo che ricoprì per cinque anni con delega anche alla pesca, occasione per una delle sue battute più citate: «Io, comunque, tra pescatori e pesci, sto con i pesci».
Nel 1999, alle elezioni europee, i Radicali ottennero il loro miglior risultato di sempre, l'8,5% dei voti, con la Lista Bonino. Fu poi ministra del Commercio internazionale dal 2006 al 2008 e ministra degli Esteri dal 2013 al 2014, nel governo di Enrico Letta. Fu proprio in quel periodo, a Radio Radicale, che annunciò con voce ferma la propria malattia: «Un ospite indesiderato si è piantato nel mio polmone sinistro».
Per anni si è parlato di lei come possibile prima donna presidente della Repubblica nella storia d'Italia. Già alla fine degli anni Novanta si era candidata pubblicamente al Quirinale con una campagna elettorale divenuta celebre, che giocava sul suo genere: nei manifesti veniva definita «l'uomo giusto». A sostenerla, un appello sottoscritto da personalità di ogni ambito, da Bernardo Bertolucci a Claudia Cardinale, da Marco Tardelli a Oliviero Toscani. Il suo nome tornò a circolare anche nel 2013, sebbene mai come possibilità concretamente realizzabile.
La sua ultima iniziativa politica fu la fondazione della lista +Europa, di orientamento europeista e liberale, con cui alle elezioni del 2018 fu eletta senatrice vincendo il proprio collegio uninominale. Non fu invece rieletta alle elezioni anticipate del 2022.
Una vita privata sottratta alla retorica
Bonino ha sempre distinto nettamente il personale dal politico, opponendo alle domande più insidiose sulla propria vita privata una risposta ricorrente: «Il personale è politico, il privato non è pubblico». Non ebbe mai figli biologici – «Figli non ne ho mai voluti avere, sono incapace di accettare il per sempre», disse in un'intervista – ma per alcuni anni ebbe in affido due bambine, Rugiada e Aurora, provenienti da famiglie in difficoltà, che le regalarono frammenti di maternità e, al momento del distacco, un dolore altrettanto intenso.
Si aprì raramente sui sentimenti privati. Lo fece nel maggio 2023, alla morte di Roberto Cicciomessere, storico esponente radicale, che definì «il mio primo grande amore», sorprendendo chi non aveva mai conosciuto quel lato della sua storia personale.
L'eredità politica
Accusata più volte di incoerenza per aver ricoperto incarichi di governo sia con la sinistra sia con il centrodestra, Bonino ha sempre respinto l'etichetta di opportunista, rivendicando che la sua bussola non fossero mai stati i partiti, ma i diritti civili. Un'eredità di pensiero che le derivava direttamente dagli insegnamenti di Marco Pannella. Restano di lei le grandi battaglie per il divorzio e l'aborto negli anni Settanta, ma anche l'impegno più recente per la legalizzazione della cannabis, i diritti umani, l'eutanasia e i diritti dei migranti: temi su cui è rimasta attiva fino agli ultimi anni della sua vita pubblica.
