Automotive

Addio alle auto a benzina nel 2035? L'Europa non è più così convinta

La Commissione europea dovrebbe annunciare un passo indietro sullo stop alla vendita di nuovi veicoli a motore termico previsto tra 10 anni: pesano la crisi nel settore, la perdita di posti di lavoro e la concorrenza cinese
Michele Montanari
12.12.2025 16:01

Stop alla vendita di nuove vetture a benzina e diesel a partire dal 2035. Il diktat europeo che sta preoccupando il mondo dell’automobile potrebbe essere stralciato in favore di una versione più light.

Stando alla Bild, la Commissione europea, martedì prossimo a Strasburgo, nel pacchetto legislativo sull'automotive dovrebbe annunciare un passo indietro sull’addio ai motori a combustione interna previsto tra 10 anni. Secondo il quotidiano tedesco, in tal senso, sarebbe stato raggiunto un accordo tra la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il leader del Partito popolare europeo(PPE), Manfred Weber.

«Per i nuovi veicoli immatricolati dal 2035 sarà obbligatoria una riduzione del 90% delle emissioni di CO2 per gli obiettivi di flotta delle case automobilistiche, non più del 100%», ha dichiarato Weber alla Bild, confermando che un obiettivo «del 100% non ci sarà neanche a partire dal 2040». Weber ha pure affermato che la modifica delle norme rappresenterebbe un segnale importante «per l'intero settore automobilistico e garantirebbe decine di migliaia di posti di lavoro industriali», riflettendo le preoccupazioni sul futuro di una delle industrie più importanti d'Europa.

Alla riuscita dell’intesa sul passo indietro, avrebbero contribuito in modo decisivo pure il cancelliere tedesco Friederich Merz e la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni, insieme ad altri cinque Paesi, i quali avrebbero chiesto una revisione delle norme UE nel nome della neutralità tecnologica.

Merz, in particolare, a fine novembre aveva affermato di voler «sostenere» tale marcia indietro, dopo aver spinto per mesi sulla modifica delle norme legate alla fine dei motori a combustione interna. «La realtà è che nel 2035, 2040 e 2050 ci saranno ancora milioni di automobili con motore a combustione in tutto il mondo», aveva spiegato il cancelliere tedesco, aggiungendo che avrebbe proposto all'UE di continuare a produrre ibridi plug-in, ibridi a batteria (in cui la guida ricarica la batteria) e veicoli elettrici ad autonomia estesa con motori a combustione «altamente efficienti» come riserva per affrontare lunghi viaggi.

Anche il vicecancelliere e ministro delle Finanze della SPD, Lars Klingbeil, si era mostrato il linea con Merz (CDU) per apportare modifiche al divieto. «La futura sostenibilità dell'industria automobilistica tedesca, la garanzia di posti di lavoro, questo è per noi l'argomento chiave. Siamo d'accordo sul fatto che il futuro dell'industria sia elettrico... ma dobbiamo essere aperti a più tecnologie, abbiamo bisogno di flessibilità», aveva sottolineato Klingbeil. D'altronde, non è certo una novità che il settore automobilistico tedesco, come quello di gran parte dell’Occidente, sia in crisi, stritolato dai crescenti investimenti nei veicoli elettrici e dalla forte concorrenza cinese nel settore.

Volkswagen, Stellantis, Renault, Mercedes-Benz e BMW si sono già dette a favore dell'abolizione del divieto, sostenendo che i consumatori non stanno acquistando i veicoli elettrici nei numeri previsti quando la data del 2035 era stata fissata, nel 2022.

Secondo indiscrezioni citate dal Guardian, l'UE potrebbe proporre anche un pacchetto di misure per incentivare gli europei a produrre e acquistare veicoli elettrici, nell'ambito di una nuova spinta volta a contrastare la crescente presenza di auto elettriche cinesi. Una misura simile a quella messa in campo dalla Norvegia, il Paese europeo con il più alto tasso di diffusione di veicoli elettrici, la quale ha promosso l'adozione di auto senza emissioni con esenzioni dall'IVA e dalle tasse di acquisto, oltre a pedaggi stradali scontati del 50%.

Ovviamente gli ambientalisti non hanno preso bene questo possibile dietrofront. Colin Walker, responsabile dei trasporti presso l'Energy and Climate Intelligence Unit, ha affermato che se le modifiche fossero confermate la prossima settimana, «milioni di famiglie europee sarebbero costrette a guidare auto a benzina più inquinanti e costose per più tempo». Secondo Walker, mantenere le auto ibride come opzione non farebbe altro che ritardare il definitivo passaggio ai veicoli elettrici.

Pure case automobilistiche come  Volvo e Polestar hanno contestato lo slittamento dello stop, sostenendo che il ritardo accumulato dall'UE non farebbe altro che dare un ulteriore vantaggio ai rivali cinesi.

Oltre alla revisione sui motori diesel e benzina, il pacchetto dovrebbe includere una strategia per il potenziamento delle batterie, un pacchetto di semplificazione Omnibus per il comparto e la proposta per l'elettrificazione del parco veicoli aziendale.