Aereo Saudia polverizzato a Riad, tra i morti un comandante

Le immagini, giovedì, hanno fatto il giro dei social. Una colonna di fumo nero e, sulla pista dell'aeroporto internazionale King Khalid di Riad, in Arabia Saudita, quel che restava di un aereo di linea. Oggi, venerdì, la compagnia di bandiera, Saudia, ha confermato che durante gli attacchi dei ribelli Houthi è stato colpito uno dei suoi velivoli. Non solo, il vettore ha pure confermato che un suo dipendente è deceduto: «Con profonda tristezza Saudia annuncia la scomparsa del comandante Hamoud Ali al-Kalthami, che ha perso la vita giovedì 8 ottobre 2026 nell'incidente all'aeroporto internazionale King Khalid di Riad», si legge nella nota diffusa dalla compagnia. A bordo dell'aereo, al momento dell'attacco, non c'erano passeggeri.
Il bilancio
L'Autorità saudita dell'aviazione civile, GACA, ha spiegato che l'aeroporto giovedì è stato preso di mira due volte. Nel primo caso, sono state colpite le infrastrutture dello scalo. Nel secondo, l'aereo di Saudia. Il bilancio è di tre vittime, pilota compreso, tutte di nazionalità saudita. L'Autorità ha riferito altresì di feriti di «varie nazionalità» con lesioni da lievi a gravi. Gli Houthi, com edetto, hanno rivendicato l'attacco mentre l'Autorità non ha indicato responsabili nel suo comunicato.
Saudia, dal canto suo, non ha precisato se l'aereo danneggiato fosse l'Airbus A320 che si vede nei tanti, tantissimi video circolati in rete, né se il comandante si trovasse a bordo. Restano da chiarire, evidentemente, anche le dinamiche: c'è chi parla di un missile, come gli stessi Houthi, e chi di un drone. Giovedì, per circa due ore, l'aeroporto ha dovuto sospendere le operazioni.
La prudenza delle compagnie europee
L'attacco ha spinto alla prudenza le compagnie europee. Il Gruppo Lufthansa, di cui fa parte anche Swiss, ha deciso di non volare su Riad fino al 16 ottobre compreso. Toccati, nello specifico, i voli di Lufthansa da Francoforte e quelli di ITA Airways da Roma. Il Paese, d'altro canto, da tempo è finito nel mirino degli Houthi, ribelli yemeniti sostenuti dall'Iran, tant'è che i miliziani hanno definito «non sicuro» lo spazio aereo saudita. Altri scali, prima di Riad, erano stati presi di mira: Jizan, Najran, Abha, al confine con lo Yemen. Gli Houthi hanno pure minacciato di colpire gli impianti petroliferi del Regno.
Gli Houthi, da oltre un decennio, controllano vaste porzioni dello Yemen e combattono il governo ufficiale, appoggiato (anche militarmente) dall'Arabia Saudita, intervenuta nel 2015. Dopo anni di calma, quantomeno apparente, i combattimenti sono ripresi in estate. Lo scorso settembre, i miliziani hanno conquistato ampi tratti della costa yemenita sul Mar Rosso e le posizioni attorno allo Stretto di Bab el-Mandeb. Domenica scorsa, vista anche l'importanza strategica del passaggio e considerate le strozzature a Hormuz, le forze governative yemenite hanno lanciato una vasta offensiva con il sostegno di Riad per riconquistare quei territori. La risposta degli Houthi, in territorio saudita, non ha tardato ad arrivare.
Il danno di immagine
Detto della prudenza delle compagnie europee, quanto accaduto a Riad ha portato alla cancellazione di oltre 330 voli. L'attacco e le immagini circolate, va da sé, rappresentano anche un danno di immagine per l'Arabia Saudita che, in questi mesi, si è proposta quale alteernativa ai grandi hub del Golfo: Abu Dhabi, Doha e Dubai, tutti e tre pesantemente colpiti dalla guerra in Medio Oriente. Lo spazio aereo saudita, in questi mesi, è super battuto proprio perché tanti vettori evitano le rotte sopra Emirati, Kuwait e Qatar. Il fatto che gli Houthi abbiano definito questo spazio «non sicuro», beh, aumenta l'incertezza.
