Agenti dell'ICE uccidono una donna a Minneapolis

Forze federali hanno aperto il fuoco e ucciso una donna a Minneapolis nell'ambito di una massiccia azione anti-migranti. La vittima aveva tentato di speronare con la sua auto agenti dell'ICE impegnati nella zona di Powerhorn, un quartiere residenziale della città del Minnesota.
La sparatoria ha attirato una vasta folla di manifestanti. Giornalisti presenti sul posto hanno visto un'area transennata con un gran numero di agenti dell'ICE all'incrocio tra 34esima e Portland Avenue.
Con oltre 2000 agenti dell'ICE mobilitati, Minneapolis è l'ultimo bersaglio della campagna dell'amministrazione Trump contro l'immigrazione illegale. «Gli agenti dell'ICE stanno provocando il caos», ha detto il sindaco Jacob Frey che, sui suoi profili social, ha chiesto alle forze federali di lasciare immediatamente la città.
I dettagli sulla sparatoria sono ancora frammentari. Si sa però che c'era una massiccia presenza di agenti federali e locali nella zona. Tra i partecipanti all'azione c'era anche Gregory Bovino, alto funzionario della U.S. Customs and Border Patrol, noto per essere stato il volto delle operazioni di repressione anti-migranti a Los Angeles, Chicago e in altre città.
La sparatoria segna una drammatica escalation nell'ultima di una serie di operazioni di controllo dell'immigrazione condotte nelle principali città americane. Minneapolis e la città gemella St. Paul sono in stato di allerta da quando il Dipartimento per la Sicurezza Interna ha annunciato ieri l'avvio dell'operazione legata in parte ad accuse di frode che coinvolgono residenti di origine somala e che hanno indotto il governatore Tim Walz (ex candidato alla vicepresidenza con Kamala Harris) a non ripresentarsi per un nuovo mandato.
L'area della sparatoria è un modesto quartiere residenziale a sud del centro di Minneapolis, a poco più di un chilometro dove nel 2020 l'afro-americano George Floyd fu ucciso da un poliziotto bianco.