Agli USA piacciono i droni ucraini, Kiev vuole i missili a lungo raggio: in arrivo un accordo tra Trump e Zelensky?

Agli americani piacciono i droni di Kiev, e pure molto. Lo scorso mese, Keith Kellogg, l’inviato speciale dell'amministrazione Trump per l'Ucraina aveva sottolineato come gli ucraini siano diventati «leader mondiali in termini di tecnologia dei droni», aggiungendo che gli USA stanno «lavorando con Kiev per garantire lo scambio di tecnologia» sui velivoli senza pilota (UAV).
Dalle parole ai fatti il passo è stato breve. Stando al Wall Street Journal, che cita funzionari di entrambi i Paesi, questa settimana un team ucraino si è recato negli Stati Uniti per elaborare un «accordo storico» con l'amministrazione Trump, che prevederebbe la condivisione da parte di Kiev della sua tecnologia di droni testata in battaglia con gli americani, in cambio di royalties o «altre forme di compensazione».
Il team di esperti ucraini, guidato dal viceministro della Difesa Sergiy Boyev, avrebbe avviato martedì scordo i colloqui a Washington con funzionari del Pentagono e del Dipartimento di Stato. Secondo un funzionario del governo statunitense, la finalizzazione dell'accordo dettagliato, che potrebbe valere miliardi di dollari, richiederà probabilmente mesi.
Nonostante le aziende statunitensi producono droni molto sofisticati, quelle ucraine sono molto più avanti nella produzione in serie di UAV, più economici, ma molto efficaci in battaglia. Stando al WSJ, il potenziale accordo ha pure un significato politico, in quanto potrebbe rafforzare i legami tra Kiev e il presidente USA Donald Trump. E non solo. Con l'intesa sui droni, il leader ucraino Volodymyr Zelensky spera di poter acquistare armi americane per decine di miliardi di dollari, tra cui i missili a lungo raggio Tomahawk, in grado di colpire bersagli in territorio russo fino a 2.500 chilometri. Un’ipotesi, questa, già ventilata dal capo della Casa Bianca, la quale non ha lasciato indifferente Mosca. Proprio ieri, il presidente russo Vladimir Putin, rispondendo a una domanda durante un forum a Sochi, ha avvertito che la fornitura di Tomahawk porterebbe a un «livello completamente nuovo di escalation», anche nelle relazioni tra Mosca e Washington. Negli scorsi giorni, invece, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov aveva avvertito che sarebbe arrivata una risposta «appropriata» se i missili americani fossero stati trasferiti in Ucraina, minimizzando però l’impatto di tali armamenti sull’andamento della guerra.
Stando alla Reuters, però, gli USA potrebbero non riuscire a fornire i Tomahawk, nonostante le pressioni di Trump, in quanto le riserve di missili sarebbero destinate unicamente alla Marina statunitense. Tuttavia, Zelensky potrebbe puntare all'acquisto di altre armi americane di fascia alta, come i sistemi antimissile Patriot, i lanciatori Himars o i sistemi missilistici tattici Atacms. L'uso di questi ultimi da parte dell'Ucraina contro obiettivi all'interno della Russia è stato fino ad oggi osteggiato dal Pentagono. Ma ora le carte in tavola sembrano cambiate, visto che il tycoon sarebbe favorevole ad attacchi missilistici a lungo raggio, proprio come avviene con i droni sulle strutture energetiche russe. Il potenziale accordo sugli UAV, inoltre, evidenzia quanto l'industria statunitense possa trarre beneficio dall'esperienza ucraina sul campo di battaglia.
Un funzionario del governo statunitense ha riferito al WSJ che l'accordo sui droni è concepito per consentire alle forze armate statunitensi di sfruttare il vantaggio competitivo dell'Ucraina nel settore dei droni.
Ma gli americani non sono certo i soli interessati ai velivoli ucraini. In Europa, aziende e investitori hanno già fatto la loro mossa. A settembre, Londra e Kiev hanno annunciato un accordo per condividere la tecnologia e produrre droni ucraini nel Regno Unito. All'inizio del 2025, il governo danese ha firmato un accordo con l'ex repubblica sovietica per aiutare le aziende della difesa ucraine a produrre droni e altre armi nel Paese nordico. L'Ucraina nelle prossime settimane dovrebbe inoltre ricevere circa 1,3 miliardi di euro da Danimarca, Svezia, Canada, Norvegia e Islanda, per produrre munizioni d'artiglieria, missili, sistemi anticarro e, ovviamente, droni. Una strategia, quella europea, che sembra voler trasformare il Paese di Zelensky in una sorta di armeria della NATO. Le aziende del Vecchio continente stanno investendo soprattutto nei droni ucraini, come, ad esempio, il produttore tedesco di UAV Quantum Systems, il quale ha acquisito una quota del 10% dell'ucraina Frontline.
In vista dell'accordo sui droni, intanto, l'Ucraina sembra essersi già assicurata una nuova fornitura di armamenti americani. Questa settimana, stando al Kyiv Post, l'amministrazione Trump avrebbe notificato al Congresso una vendita di «armi di alto valore» all'Ucraina, valutando pure l'impiego dell'intelligence USA per colpire «a lungo raggio» le infrastrutture energetiche russe. Resta da capire se Kiev continuerà a prendere di mira i bersagli nemici solamente con i droni o avrà il via libera americano sui missili.
