Il caso

All'aeroporto di Tokyo-Haneda arrivano i robot che caricano e scaricano i bagagli

Il progetto sperimentale, che prenderà il via a maggio, ha lo scopo di aiutare a risolvere la cronica carenza di manodopera che affligge il Giappone, in un momento in cui il Paese è sovraccaricato dal turismo
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Red. Online
02.05.2026 10:00

L'aeroporto di Tokyo-Haneda, ogni anno, vede tanti, tantissimi passeggeri. Oltre 60 milioni, per intenderci, secondo le statistiche. Un numero enorme, che richiede un numero altrettanto importante di lavoratori, che gestiscano ogni operazione per il meglio. Ne sono un esempio gli addetti al carico e scarico bagagli, oberati dal carico di lavoro. Proprio per questo motivo, presto saranno affiancati da personale aggiuntivo. Ma non da colleghi «in carne ed ossa», bensì da robot. 

Come scrive il Guardian, a partire dai primi di maggio Japan Airlines introdurrà in via sperimentale dei «robot umanoidi», con l'obiettivo di impiegarli in modo permanente come soluzione alla cronica carenza di manodopera nel Paese del Sol Levante. Come detto, questi robot – di fabbricazione cinese – aiuteranno nel trasporto di bagagli e merci dei viaggiatori. 

L'esperimento, condotto da JAL e Japan Airlines GMO Internet Group, inizierà fra pochi giorni e si concluderà nel 2028, dopo due anni. L'obiettivo – e la speranza – è che i robot possano alleggerire il carico di lavoro dei dipendenti, sempre più sovraccaricati, a causa del forte aumento di turismo in Giappone e, come anticipato, della grave carenza di personale. 

Nonostante il progetto prenderà il via, ufficialmente, a maggio, i robot sono già stati «testati» nel corso di un evento aperto ai media. Durante la giornata dimostrativa, un robot di circa 130 cm – prodotto dalla Unitree di Hangzhou – è stato visto mentre «spingeva» alcuni pacchi e bagagli su un nastro trasportatore accanto a un aereo e salutava, con la mano, una collega immaginario. 

Il presidente di JAL Ground Service, Yoshiteru Suzuki, citato dall'agenzia di stampa Kyodo, ha dichiarato che l'utilizzo dei robot per svolgere lavori fisicamente impegnativi «ridurrà inevitabilmente il carico di lavoro dei dipendenti e apporterà vantaggi significativi». Anche se, come conferma Suzuki, i compiti «chiave», come il controllo passaporti, continueranno a essere svolti dagli esseri umani. 

Secondo le stime, il Giappone avrà bisogno di oltre 6,5 milioni di lavoratori stranieri entro il 2040 per raggiungere i suoi obiettivi di crescita. Una sfida, che impone lo sviluppo di nuove strategie, come quella dei «lavoratori robot». E che aiuterà, come detto, anche con l'aumento del flusso di turisti. Secondo l'Organizzazione Nazionale del Turismo giapponese, oltre 7 milioni di persone hanno visitato il Paese nei primi due mesi del 2026, dopo il record di 42,7 milioni dell'anno precedente. Anche quest'anno, dunque, si attende un boom di visitatori, che Tokyo vuole gestire nel migliore dei modi.