Il caso

Alta tensione in mare: gli USA sequestrano una petroliera battente bandiera russa

La Guardia costiera USA ha abbordato due imbarcazioni, una al largo dell'Islanda: Mosca ha inviato almeno una nave militare per monitorare la situazione
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Michele Montanari
07.01.2026 15:01

(Aggiornato) Gli Stati Uniti hanno sequestrato una petroliera battente bandiera russa legata al Venezuela. La notizia è stata anticipata dalla Reuters, citando due funzionari statunitensi.

Di fatto, dopo un inseguimento durato più di due settimane attraverso l’Oceano Atlantico, le autorità americane sono riuscite a bloccare l’imbarcazione, proprio mentre un sottomarino e almeno una nave da guerra russi erano stati inviati da Mosca per monitorare la situazione. L’imbarcazione, originariamente nota come «Bella-1» e poi ribattezzata «Marinera», era partita dall'Iran verso il Venezuela. Negli scorsi giorni, era riuscita a superare il «blocco» marittimo statunitense inflitto alle petroliere colpite da misure restrittive, respingendo il tentativo di abbordaggio delle autorità americane.

Circa un mese fa, lo ricordiamo, il presidente Donald Trump aveva annunciato un «blocco totale» delle petroliere sanzionate che tentano di entrare o uscire dal Venezuela, in modo da fare pressione sul regime dell'ormai ex presidente Nicolás Maduro.

La «Bella-1», evidenzia la CNN, era stata sanzionata dagli USA nel 2024 per aver operato all'interno della cosiddetta «flotta ombra» accusata di trasportare illegalmente petrolio. Stando al New York Times, la Guardia Costiera statunitense, coadiuvata dall’esercito, nelle scorse ore è riuscita a salire a bordo della petroliera senza incontrare resistenze da parte dell'equipaggio.

Il Regno Unito ha fatto sapere che le «Forze Armate britanniche hanno fornito supporto operativo pianificato, inclusa la creazione di basi, alle risorse militari statunitensi impegnate nell'intercettazione della Bella-1, a seguito di una richiesta di assistenza da parte degli Stati Uniti».

Il Ministero della Difesa britannico, riporta il Guardian, ha quindi spiegato che la nave «inizialmente batteva falsa bandiera» e poi «ha spento i suoi transponder mentre era in mare, cercando di cambiare bandiera mentre veniva inseguita». Per Washington e Londra la «Bella-1» è coinvolta in «attività illegali, legate al terrorismo e alla criminalità internazionale, tra cui Hezbollah, e fa parte della rete di crescenti attività occulte che alimentano e finanziano attività illecite in tutto il mondo».

Come detto, almeno una nave militare russa e un sottomarino stavano scortando la nave, anche se non è chiaro quanto fossero distanti  dall'operazione americana, concretizzatasi nel tratto di mare tra l'Islanda e il Regno Unito.

Stando al NYT, non c'erano imbarcazioni russe nelle immediate vicinanze della petroliera quando la Guardia Costiera è salita a bordo, scongiurando la possibilità di uno scontro armato tra forze statunitensi e russe. Tuttavia la tensione tra le due superpotenze è alle stelle.

La reazione di Mosca, infatti, non si è fatta attendere. Il Ministero dei Trasporti russo ha duramente criticato gli Stati Uniti per il sequestro della petroliera nell'Atlantico settentrionale: «In conformità con la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982, la libertà di navigazione si applica nelle acque d'alto mare e nessuno Stato ha il diritto di usare la forza contro imbarcazioni regolarmente registrate sotto la giurisdizione di altri Stati», si legge in una nota citata dal Moscow Times. Ieri il Ministero degli Esteri russo aveva però fatto sapere all’agenzia di stampa TASS che la nave in questione stava operando nel pieno rispetto del diritto marittimo internazionale e che stava ricevendo un'attenzione crescente da parte degli Stati Uniti e della NATO, «sproporzionata rispetto al suo status di nave pacifica».

La Guardia Costiera statunitense ha tentato per la prima volta di intercettare l'imbarcazione il mese scorso, senza riuscire ad abbordarla. Da quel momento, la nave ha cambiato nome, ha dipinto la bandiera russa sullo scafo, sostenendo di operare sotto la protezione di Mosca. Negli scorsi giorni la Russia aveva pure presentato una richiesta diplomatica formale chiedendo agli USA di interrompere l'inseguimento della nave.  

Oltra alla «Marinera», la Guardia Costiera ha intercettato un'altra petroliera legata al Venezuela nelle acque latinoamericane, la «M Sophia», hanno riferito ai media americani i funzionari USA, sottolineando che la nave «batteva falsamente bandiera camerunense».

Entrambe le petroliere fanno parte della «flotta ombra», accusata di trasportare l'oro nero di Russia, Iran e Venezuela, violando le sanzioni imposte dagli USA e da altri Paesi.

Le operazioni marittime di Washington arrivano pochi giorni dopo l'incursione delle forze speciali statunitensi a Caracas, in una azione lampo per la cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro, poi portato negli Stati Uniti. L'esercito USA ha consegnato il capo di Stato alle autorità federali per essere processato con l'accusa di presunto traffico di droga. Nell'azione americana in Venezuela si stima che siano morte almeno 75 persone.

Alti funzionari venezuelani hanno definito la cattura di Maduro un «sequestro di persona» e hanno accusato gli Stati Uniti di volersi impossessare delle enormi riserve di petrolio del Paese sudamericano.

Citato dal NYT, il ministro dell'Energia, Chris Wright, quest'oggi ha dichiarato che gli Stati Uniti intendono mantenere un controllo significativo sull'industria petrolifera venezuelana, anche supervisionando la vendita della produzione del Paese «a tempo indeterminato». «D'ora in poi venderemo sul mercato la produzione proveniente dal Venezuela», ha affermato Wright durante una conferenza organizzata da Goldman Sachs in Florida.

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