Ucraina

Arrestato l'ex uomo forte di Kiev, mentre si allarga l'indagine sulla corruzione

Andriy Yermak, l’ex braccio destro del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, è stato posto in stato di fermo con l’accusa di riciclaggio di denaro
Andrii Yermak (a destra) durante l'udienza in un tribunale di Kiev. © AP/Dan Bashakov
Red. Mondo
14.05.2026 18:15

Andriy Yermak, l’ex braccio destro del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, è stato posto in stato di fermo con l’accusa di riciclaggio di denaro, dopo che lunedì gli investigatori lo avevano formalmente indagato in un caso di vasta portata e dai molti risvolti che da mesi tiene con il fiato sospeso l’Ucraina e che ha alimentato la rabbia di una popolazione, già provata dalla guerra, nei confronti della corruzione ai vertici. Il suo arresto rappresenta il passo più incisivo compiuto dalle autorità nel penetrare nella cerchia ristretta del presidente, nel tentativo di sradicare la corruzione mentre Kiev si sta adoperando per ottenere l’adesione all’Unione Europea.

Il tribunale anticorruzione ha fissato una cauzione di 140 milioni di grivne, pari a quasi 2,5 milioni di franchi, che consentirebbe a Yermak, che ha respinto le accuse a suo carico, di essere rimesso in libertà in attesa di una sentenza definitiva nel suo caso. «Non ho questo tipo di denaro e ora il mio avvocato lavorerà con amici e conoscenti per raccogliere la somma necessaria alla cauzione», ha detto Yermak ai giornalisti dopo la decisione del tribunale. «Il mio team legale presenterà ricorso. Useremo ogni via legale per cercare giustizia e verità».

Operazione di alto profilo

Le agenzie anticorruzione accusano Yermak di aver preso parte a un gruppo criminale che avrebbe riciclato circa 10,5 milioni di dollari attraverso un complesso residenziale di lusso nei pressi della capitale Kiev.

Il caso rientra in una più ampia operazione denominata «Midas», resa pubblica lo scorso novembre, il cui principale sospettato è Timur Mindich, ex socio in affari di Zelensky. Le autorità hanno accusato Mindich di aver guidato un sistema di tangenti da 100 milioni di dollari nel settore energetico. Mindich aveva negato ogni illecito ed è fuggito in Israele.

Il procedimento contro Yermak coinvolge anche Mindich e un altro alleato di Zelensky, l’ex vicepremier Oleksiy Chernyshov, nell’operazione di riciclaggio nell’area di Kiev. Chernyshov, incriminato in un episodio separato, ha a sua volta negato ogni addebito.

Lo scandalo era riemerso già prima della formalizzazione delle accuse contro Yermak, dopo che media ucraini e parlamentari dell’opposizione avevano diffuso quelle che hanno descritto come trascrizioni di intercettazioni in cui Mindich discuteva del progetto immobiliare nell’area di Kiev. In un passaggio, Mindich e una donna non identificata sarebbero stati sentiti discutere di proprietà immobiliari, oltre che di persone chiamate «Andriy» e «Vova», quest’ultimo un diminutivo informale del nome «Volodymyr».

Al momento non vi sono prove che coinvolgano Zelensky e l’ufficio del presidente non ha finora commentato la vicenda, mentre il consigliere per la comunicazione ha dichiarato questa settimana che è troppo presto per commentare il caso Yermak.

Secondo alcuni analisti, le accuse contro Yermak difficilmente rappresenteranno una minaccia immediata per il Zelensky, che non può essere perseguito legalmente mentre è in carica, ma potrebbero danneggiarne la reputazione qualora decidesse di candidarsi per la rielezione dopo la guerra.

L’ex uomo forte

Yermak, già capo dell’ufficio presidenziale di Zelensky, era ampiamente considerato la seconda persona più potente in Ucraina dopo il presidente fino alle sue dimissioni lo scorso anno, avvenute nel quadro di un rimpasto di governo volto a ristabilire la fiducia nell’ufficio presidenziale. Pur ricoprendo un incarico non elettivo, l’ex produttore cinematografico esercitava un’influenza fuori misura su gran parte della politica ucraina e compariva spesso al fianco di Zelensky negli eventi pubblici. Era stato anche il principale negoziatore di Kiev nei colloqui di pace con la Russia sostenuti dagli Stati Uniti.

La rimozione di Yermak ha riportato l’attenzione su quella che i critici hanno definito un’eccessiva concentrazione di potere nell’amministrazione presidenziale, fondata principalmente sulla lealtà a Zelensky; il presidente ha respinto le accuse di cattiva gestione. «Tutto questo è il risultato di... una riluttanza a fare affidamento sui professionisti e ad ampliare la rosa dei candidati, come invece si dovrebbe fare, specialmente in tempo di guerra», ha dichiarato mercoledì sera alla tv ucraina la deputata dell’opposizione Iryna Herashchenko. DL