«Basta pagliacci alla Casa Bianca»: Trump caccia i media e lancia la sua TV

È guerra aperta tra il presidente USA Donald Trump e i media americani, accusati di diffondere fake news «pericolose per la sicurezza del Paese». Negli scorsi giorni il tycoon ha ordinato il ritiro del pass per accedere allo Studio Ovale ai giornalisti di CNN, MS Now e Politico, di fatto, impedendo loro di seguire le conferenze stampa presidenziali e tutti gli eventi dell'Amministrazione USA presso la Casa Bianca.
In un post su Truth, Trump ha accusato le tre testate e i giornalisti di diffondere fake news, nonché di scrivere solo «cose negative» che «violano la nostra sicurezza nazionale». Per il presidente USA i media in questione confezionano «storie false e diffamatorie basate su fonti ignote» e dunque «non dovrebbero avere accesso all'ufficio più importante del mondo. Si chiama Studio Ovale e merita decoro, rispetto e dignità; non deve essere profanato da pagliacci di serie B che distorcono, manipolano e screditano tutto ciò che scrivono o pubblicano».
E ancora: «Ogni notizia che mi riguarda, o che ha a che fare con me, è negativa, errata e, in molti casi, pericolosa per il nostro Paese! Non importa quanto siano grandi i miei risultati: loro li banalizzano e li sminuiscono. Il fatto è che ho vinto in tutti e sette gli Swing States (gli Stati in bilico, ndr), ho conquistato il voto popolare, il Collegio Elettorale (312 a 226) e l'86% delle contee americane; eppure, si dice che io riceva il 94% di copertura mediatica negativa. Con una stampa così disonesta e corrotta, come ho fatto a ottenere una vittoria così schiacciante? Succede perché i media non hanno alcuna credibilità, e questo è un male terribile per la nostra Nazione! Perché dovrei concedere l'accesso a gente simile?», ha tuonato Trump.
In tutta risposta, CNN, MS Now e Politico hanno fatto causa all’Amministrazione USA, appellandosi al Primo Emendamento, il quale garantisce le libertà di religione, di parola, di stampa, di riunione, nonché il diritto di petizione. I tre media hanno quindi fatto sapere che la richiesta di emergenza contro il giro di vite di Trump sarà esaminata da un giudice federale del tribunale distrettuale di Washington D.C. e potrebbe portare a udienze già questa settimana: «Questa mattina abbiamo informato il Governo che presenteremo una denuncia per proteggere i nostri diritti sanciti dal Primo Emendamento e difendere il principio secondo cui il Governo non decide cosa la stampa riporta o pubblica», hanno evidenziato le tre testate in una nota citata dai media USA. La causa vede il tycoon tra gli imputati, insieme al direttore della comunicazione della Casa Bianca Steven Cheung, alla capo di gabinetto Susan Wiles e al direttore del Secret Service Sean Curran.
Non è certo la prima volta che Trump attacca i media e cerca di limitare l'accesso della stampa alla sua Amministrazione. In passato, il tycoon ha promosso cause per diffamazione contro diverse testate giornalistiche, come il Wall Street Journal e il New York Times, ha vietato ai giornalisti dell'Associated Press l'accesso allo Studio Ovale e ha fatto emettere mandati di comparizione contro vari reporter, con il sostegno del Dipartimento di Giustizia, per indagare su fughe di notizie non autorizzate considerate di rilievo per la sicurezza nazionale. La sua Amministrazione, inoltre, ha varato regole draconiane per i media al Pentagono, tra confinamento in moduli esterni e setaccio delle informazioni.
In seguito alla denuncia, il capo della Casa Bianca si è difeso: «Come previsto, la CNN delle fake news, Politico (che dovrebbe restituire gli 8 milioni di dollari versati dal governo USA per tenerlo a galla!) e MS Now (già nota come MSNDC!) hanno fatto causa per ottenere l'accesso alla Casa Bianca e al vostro presidente, cioè a me! Hanno trovato un giudice a loro favorevole: l'uomo che si è pronunciato a favore di Jim Acosta - il quale ora sembra essere sparito dalla faccia della terra. Il giudice si chiama Tim Kelly ed è stato, purtroppo, nominato proprio da Trump». E ha poi aggiunto che «quasi certamente - e come al solito - ricorreremo in Appello». (ndr: MS Now in precedenza era nota come MSNBC, la battuta di Trump gioca con il precedente nome dell'emittente e la sigla del Comitato Nazionale Democratico, in inglese Democratic National Committee).
Le principali reti televisive americane sono corse in sostegno dei tre media banditi dalla Casa Bianca, comunicando che non copriranno più le conferenze stampa di Trump e il suo team a Washington. Bryan Boughton, capo della redazione di Washington di Fox News e attuale responsabile del pool di giornalisti accreditati presso la Casa Bianca, ha inviato una e-mail ai giornalisti: «Con la presente si comunica che, a partire da oggi, il pool di commentatori televisivi non si occuperà più degli eventi designati come copertura del presidente. Questa decisione fa seguito alla posizione della Casa Bianca che impedisce alla CNN di svolgere i compiti assegnati al pool di commentatori. Non verrà predisposto alcun pool sostitutivo», ha scritto Boughton nell'e-mail diffusa da Politico. In segno di solidarietà, pure il New York Times, il Washington Post e altre testate giornalistiche hanno annunciato che si sarebbero astenute dal pubblicare o dal diffondere foto scattate nell'ambito della copertura della Casa Bianca fino alla mezzanotte di lunedì.
Oltre alla esclusa CNN, pure ABC, CBS, NBC e persino Fox News (emittente da sempre vicina al presidente USA), hanno risposto alla stretta di Trump con una prova di solidarietà tra colleghi, sottolineando che «il pubblico ha un interesse vitale a ricevere informazioni accurate e indipendenti sul proprio governo». Per cui, puntualizzano i media, «nessuna Amministrazione dovrebbe limitare un'organizzazione giornalistica perché ne contesta i servizi».
Nonostante la presa di posizione delle emittenti, Trump è tornato ad attaccare a muso duro sul suo social Truth: «La Casa Bianca non sta sferrando un attacco alla stampa libera, un valore che ho a cuore. Sta invece attaccando le fake news, un fenomeno che si è diffuso come un cancro. Una minaccia per la nostra sicurezza nazionale. Deve essere fermato».
E non solo, la Casa Bianca ha rincarato la dose lanciando la TrumpTV, una piattaforma streaming attiva 24 ore su 24 (su YouTube e sul sito ufficiale della Casa Bianca) dedicata agli eventi dell'amministrazione. Una emittente che proporrà «i migliori video, gli interventi più importanti e i momenti salienti da non perdere, in streaming 24 ore su 24 e aggiornati in tempo reale». Sul profilo X della Casa Bianca si legge: «Non tutti i momenti importanti sono stati trasmessi in TV, ora invece lo saranno».
Tra i più critici, spicca il governatore della California Gavin Newsom con il suo pesante attacco al tycoon per il lancio della TrumpTV: «Prima Trump ha bandito le notizie indipendenti dalla Casa Bianca. Ora sta lanciando quella che è a tutti gli effetti una televisione di Stato per cercare di soffocare il fatto che lui e la sua Amministrazione corrotta stanno deludendo il popolo americano. Questo è un comportamento veramente autocratico da parte di un presidente fallimentare», ha scritto su X l'esponente democratico.
