Il reportage

Cannes, non solo Festival: le realtà (e le povertà) lontane dai riflettori

Povertà ai margini del red carpet e confini chiusi al cospetto del motto della Repubblica Francese «Liberté, Égalité, Fraternité»: sulla Costa Azzurra va in scena il paradosso europeo
© Lorenzo Barsotti
Lorenzo Barsotti
21.05.2026 22:18


«I poveri dell’Africa Subsahariana, che fanno chilometri per trovare dell’acqua, non sono i poveri dell’Africa. Sono i poveri della nostra umanità. Siamo tutti responsabili. Poi, ci sono persone di 90 anni che hanno milioni di milioni e continuano ad accumulare denaro. E non abbiamo nemmeno il coraggio di tassarli e dirgli basta». Questo l’appello di José «Pepe» Mujica per una vita semplice. L’ex presidente dell'Uruguay ci ha lasciato il 13 maggio 2025 con un’importante eredità su cui riflettere: puntare alla sobrietà e non all’accumulo di denaro. Specialmente in una società sempre più rivolta al consumismo e che non vuole farci pensare all'unica cosa che non si può comprare: il tempo della nostra vita.

Nei giorni in cui l’Uruguay celebra l’anniversario di morte del suo ex leader, dall’altra parte del mondo, in Francia, inizia la 79. edizione del Festival di Cannes, rassegna cinematografica che si svolge annualmente a maggio. Chi arriva la prima volta in questa città della Costa Azzurra, oltre al paesaggio, viene colpito dallo sfarzo e dall’eleganza, dalle supercar e dai ristoranti prestigiosi, dagli yacht attraccati e dall’eliporto usato da VIP e benestanti. Infine, dalla Croisette. Ovvero il tempio dell'ozio e il cuore pulsante del Paese dove si concentrano tutti i piaceri: spiagge, feste sgargianti, shopping e hotel di lusso. Quello che invece non sfugge a un occhio attento, sia sul viale litoraneo che nelle strade interne del centro, è un contrasto preciso. Il lusso sfrenato non riesce a fare ombra sulla presenza dei senzatetto che vivono per strada nelle zone prestigiose della città. I clochard passano inosservati davanti agli occhi di tutti e il fermento che li circonda è rivolto solamente alla rassegna cinematografica: selfie di fronte al Palazzo del Festival e passerelle all’aperto sfoggiando outfit da migliaia di euro. L’unico argomento a esulare da tale contesto è la giornata dell’8 maggio, data in cui la Francia celebra l’anniversario della vittoria della Seconda Guerra Mondiale. Ma mentre davanti al Municipio si canta La Marsigliese, al cospetto del motto della Repubblica Francese «Liberté, Égalité, Fraternité», al confine di stato con l’Italia c’è tensione.

Quello tra Mentone e Ventimiglia è uno dei punti più strategici per il monitoraggio dei flussi in entrata e in uscita. La frontiera è chiusa e la Francia ha di fatto sospeso Schengen nella pratica quotidiana, seppur sia uno dei Paesi fondatori dell'omonimo spazio. Fa parlare di sé il caso di un rifugiato ucraino che viene fatto scendere dal bus diretto a Cannes. L’uomo ha un permesso di soggiorno in Germania dal 2022. Secondo la legge tedesca (AufenthG) è automaticamente rinnovato fino al 4 marzo 2027. Seppur sia previsto che possa viaggiare nell'UE, la polizia francese non lo riconosce e lo respinge, in quanto manca il timbro del rinnovo che ne accerti la validità. Nel 2024 sono state introdotte misure coordinate per permettere agli Stati membri di limitare l’ingresso nello spazio Schengen, ma in caso di emergenze sanitarie o di strumentalizzazione dei migranti, senza compromettere la libera circolazione. Evidentemente quell’uomo è un povero della nostra umanità che, a differenza di altre persone arrivate a Cannes dall’Est Europa, non potendosi permettere uno spostamento in elicottero, ha visto innalzare davanti a sé il confine senza poterlo attraversare. Quando invece dovrebbe essere la fiducia reciproca a valere di più di un timbro sul passaporto.