Centrali solari ed energia a basso costo: così l'Arabia Saudita punta tutto sull'AI

Nel deserto saudita, a sud di Gedda, sta prendendo forma uno dei pilastri della strategia con cui l’Arabia Saudita punta a ritagliarsi un ruolo centrale nell’economia globale dell’intelligenza artificiale (AI). Un progetto che ruota attorno al solare.
Una centrale particolare
Composto da 50 chilometri quadrati di pannelli fotovoltaici affacciati sul Mar Rosso, il parco solare di Al Shuaibah produce elettricità a costi estremamente ridotti: meno di un centesimo di franco per chilowattora. Aperta nel 2025, questa centrale raggiunge la capacità di produzione di 2'060 MW (2,06 gigawatt) di energia pulita. L'energia, insomma, c'è. E quale settore, in questi ultimi due anni, ha incrementato fortemente i propri fabbisogni? Sì, l'AI. Di qui l’idea di alimentare data center per l'intelligenza artificiale sfruttando un vantaggio competitivo semplice ma decisivo, il basso prezzo.
Nel funzionamento quotidiano dei modelli di intelligenza artificiale, il costo principale non è infatti solo l’hardware, ma l’elettricità necessaria per farlo operare. Tagliare sulle componenti tecnologiche è spesso controproducente, perché i chip più avanzati sono anche i più efficienti. Ridurre il prezzo dell’energia, invece, consente di abbattere il costo delle risposte generate dai modelli. Ed è su questo che Riyad scommette tutto per posizionarsi al meglio nella corsa globale all'AI.
Potenziale
La spinta politica è arrivata in primavera, quando il progetto è stato elevato a priorità nazionale sotto l’egida del principe ereditario Mohammed bin Salman. Le attività sono state concentrate in Humain, una nuova società guidata da Tareq Amin, manager di Aramco Digital, che ha legato l’iniziativa agli obiettivi della Vision 2030, il piano di trasformazione economica del Paese implementato nel 2016.
Dal punto di vista logistico, l’Arabia Saudita parte avvantaggiata. I data center richiedono enormi quantità di energia, grandi superfici e procedure autorizzative rapide: tutte condizioni che il Paese, con le sue aree desertiche, è in grado di offrire. In poche settimane Humain ha individuato centinaia di siti potenzialmente idonei, per una capacità energetica complessiva superiore ai 15 gigawatt, inclusi terreni immediatamente adiacenti a impianti solari.
Accordi e prospettive
Più delicata è stata la questione hardware. Un passaggio chiave è arrivato a novembre, quando una visita negli Stati Uniti del principe ereditario ha portato allo sblocco di una licenza per importare 35.000 chip avanzati Nvidia, per un valore di circa un miliardo di dollari. Parallelamente, il costruttore AirTrunk ha firmato un accordo plurimiliardario per la realizzazione di un grande campus di data center nel Paese.
L’ambizione saudita non si limita però a ospitare infrastrutture. Il modello linguistico arabo ALLAM, sviluppato con l’autorità nazionale per dati e AI, è già utilizzato nella pubblica amministrazione ed è in fase di integrazione in prodotti di aziende internazionali. Le prospettive, per Riyad, sono ottime. Secondo alcuni analisti, queste mosse potrebbero permettere all’Arabia Saudita di emergere come uno dei principali poli globali dell’intelligenza artificiale nel medio termine.
