Stati Uniti

Chi è Joe Kent, l’ex capo dell'Antiterrorismo USA che sfida la guerra all’Iran

Le sue dimissioni, con il messaggio a Donald Trump, sono clamorose: «Abbiamo iniziato questa guerra a causa delle pressioni di Israele, non apporta alcun beneficio al popolo americano, può invertire la rotta»
© KEYSTONE (AP Photo/Mark Schiefelbein)
Red. Online
17.03.2026 22:25

«Dopo molte riflessioni, ho deciso di rassegnare le mie dimissioni dalla posizione di direttore del Centro nazionale antiterrorismo, con effetto immediato. Non posso in buona coscienza sostenere la guerra in corso in Iran. L'Iran non rappresentava una minaccia imminente per la nostra nazione, ed è chiaro che abbiamo iniziato questa guerra a causa delle pressioni di Israele e della sua potente lobby americana». Il messaggio è forte e le accuse pesanti. Chi lo ha scritto? Joe Kent, il quale ha affidato l'annuncio a X.

In una lettera indirizzata al presidente Donald Trump (e condivisa sul social), Kent denuncia la «campagna di disinformazione» orchestrata «da alti funzionari israeliani e influenti membri dei media americani» che ha minato la «piattaforma America First». Sostenitore del tycoon da anni, Kent è un veterano della guerra in Iraq e, nella missiva, ha spiegato come a suo avviso le argomentazioni a sostegno dell'attacco all'Iran e le promesse di una «rapida vittoria» riecheggiano il dibattito sull'entrata in guerra in Iraq nel 2003.

Una guerra che «non giustifica il costo delle vite americane»

Shannon Kent, moglie di Joe, era una crittografa militare che ha perso la vita in Siria. «Come veterano che ha partecipato a undici missioni di combattimento e come marito di una soldatessa morta in una guerra provocata da Israele, non posso appoggiare l'invio della prossima generazione a combattere e morire in una guerra che non apporta alcun beneficio al popolo americano né giustifica il costo delle vite americane», ha aggiunto l'ormai ex direttore del Centro nazionale antiterrorismo. «Nel suo primo mandato, lei ha dimostrato di comprendere meglio di qualsiasi presidente moderno come applicare con decisione il potere militare senza trascinarci in guerre senza fine. Lo ha dimostrato uccidendo Qasam Solamani e sconfiggendo l’ISIS».

Quindi, l'invito alla riflessione rivolto direttamente al numero uno della Casa Bianca: «Prego che lei rifletta su ciò che stiamo facendo in Iran e per conto di chi lo stiamo facendo. È il momento di un’azione coraggiosa. Può invertire la rotta e tracciare un nuovo percorso per la nostra nazione, oppure può permettere che scivoliamo ulteriormente verso il declino e il caos. Lei ha le carte in mano».

«Era un debole»

Poco dopo l’annuncio delle dimissioni è arrivata la replica di Donald Trump: «Sono felice che sia fuori, sosteneva che l'Iran non era una minaccia», ha detto il presidente USA. «Era un bravo ragazzo ma molto debole sulla sicurezza», ha aggiunto. Critiche sono arrivate anche dalla portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt: «Ci sono molte false affermazioni» nella lettera di Kent. «Lasciatemi parlare di una in particolare, ovvero che l'Iran non rappresentava una minaccia imminente per la nostra nazione. Questa è una falsità, il presidente ha chiaramente detto che c'erano prove forti che l'Iran avrebbe attaccato gli Stati Uniti».

Chi è Joe Kent

Nato in Oregon nel 1980, Joseph Kent ha passato oltre vent’anni a combattere come membro delle forze speciali dell'Esercito. Era uno dei Green Berets, i «Berretti Verdi», con undici missioni alle spalle, in Iraq e in Medio Oriente. La moglie Shannon, anche lei militare e parte della macchina della sicurezza nazionale, rimase uccisa in Siria nel 2019 in un attentato suicida. Quella tragedia e l'11 settembre hanno spinto Kent ad abbracciare la lotta al terrorismo, fino alla direzione del Centro nazionale antiterrorismo (nominato da Trump il 3 febbraio 2025).

È stato libertario, poi democratico, infine repubblicano trumpiano, populista suprematista. Le sue campagne elettorali nello stato di Washington sono fallite due volte, nel 2022 e nel 2024, ma lo hanno reso visibile a una galassia politica attratta da figure anti-establishment. Un bagaglio politico controverso, superato dall'esperienza di vita e dall'ideologia (guerra, intelligence e tragedia personale). E ora, per i commentatori politici, il «gesto clamoroso di Kent» fa di lui un «sintomo»: di una corrente anche all'interno del populismo americano che non sopporta le mire imperialiste del presidente, se queste mettono a rischio la vita dei soldati.

Con l'uscita di Kent, la direttrice dei servizi segreti USA Tulsi Gabbard perde un consigliere importante, uno che finora ha premuto per un approccio più moderato nella politica estera.

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