Il profilo

Chi è Péter Magyar, l'ex alleato che ha sconfitto Viktor Orbán

Avvocato, ex marito di un ministro, fuoriuscito dal partito di governo, in meno di un anno il 45.enne neo premier è riuscito a scardinare il «sistema Fidesz»
©Darko Bandic
Red. Mondo
12.04.2026 23:15

Avvocato di formazione, 45 anni, nato in una famiglia conservatrice e benestante delle colline di Budapest, Péter Magyar ha un percorso politico tutt’altro che lineare, che lo ha portato dall’interno del «sistema Fidesz» a diventarne il critico più agguerrito e, con la vittoria di ieri, il nuovo premier ungherese.

Magyar è entrato nel partito di governo Fidesz nel 2003. Ha sposato Judit Varga, avvocata e poi figura di spicco del partito, con cui ha avuto tre figli. La coppia ha vissuto alcuni anni a Bruxelles - lui in ruoli diplomatici, lei al servizio di un europarlamentare Fidesz - prima di rientrare in Ungheria nel 2018. L’anno successivo Varga è diventata ministra della Giustizia, incarico che ha mantenuto fino al 2023.

La rottura con Fidesz è arrivata nel 2024, innescata da uno scandalo che ha scosso l’Ungheria, ovvero la grazia concessa a un ex funzionario condannato per aver coperto abusi sessuali su minori in un istituto per l’infanzia. La vicenda aveva travolto sia la presidente della Repubblica Katalin Novák, sia Varga, entrambe costrette alle dimissioni. Magyar ha pubblicato registrazioni di conversazioni private con l’ex moglie - il matrimonio era già naufragato in modo burrascoso, con accuse reciproche - nelle quali lei lamentava ingerenze del governo su processi giudiziari delicati. Ha quindi abbandonato Fidesz, accusando il partito di corruzione, declino morale e strumentalizzazione delle donne.

«Per molto tempo ho creduto nell’ideale di un’Ungheria patriottica e sovrana», ha scritto Magyar nel 2024. «Ma negli ultimi anni ho dovuto prendere atto che si tratta di nient’altro che un prodotto politico, una patina di zucchero [...] sulla perpetuazione del potere e sull’accumulo di enormi ricchezze».

Il programma del partito fondato da Magyar, Tisza, è prevalentemente domestico e punta al miglioramento dei servizi sociali, al rilancio di un’economia stagnante, alla lotta all’inflazione e alla corruzione. Si impegna a ripristinare i meccanismi di controllo democratico e promette di perseguire penalmente i membri dell’élite orbaniana che si sono arricchiti grazie al potere. «Compagni: è finita», aveva dichiarato in un recente comizio, rivolgendosi idealmente a Orbán. Le urne gli hanno dato ragione.

In politica estera, Magyar si mostra meno ostile all’Unione europea e all’Ucraina rispetto a Orbán e punta ad attrarre investitori occidentali offrendo un quadro normativo più stabile. Al tempo stesso mantiene una postura nazionalista e non esclude il ricorso alle importazioni di energia russa a basso costo, che considera essenziali per la ripresa economica europea.

La campagna elettorale è stata segnata da attacchi personali e tentativi di screditamento. Di recente è emersa la vicenda di una ex fidanzata, Evelin Vogel, che Magyar ha accusato di aver operato come infiltrata di Fidesz. Ha reso pubblici estratti di un’indagine di polizia del 2025 che indicherebbero il coinvolgimento di figure apicali della campagna Fidesz. I media vicini al governo hanno riferito di un incontro privato con uso di stupefacenti, registrato di nascosto. Magyar ha confermato l’episodio - avvenuto, precisa, quando era single - ma ha negato il consumo personale di droghe, sottoponendosi a un controllo in un laboratorio di Vienna.

Magyar si era avvicinato alla politica attiva vent’anni fa, partecipando a proteste anticorruzione guidate dallo stesso Orbán, allora all’opposizione, e contribuendo a fondare un gruppo di difesa legale per i manifestanti. Lo slogan scelto allora era «Non abbiate paura». Lo stesso motto ha usato nel 2024 per annunciare la sua rottura con il regime e che risuona oggi come il simbolo di una transizione storica per l’Ungheria