Cieli russi e monito di Zelensky, ma chi vola ancora lassù?

Cieli russi, ma chi c'è (ancora) lassù? Tanti, tantissimi attori, al netto ovviamente delle compagnie della Federazione. Attori che, per comodità e risparmio di tempo, vengono scelti anche da passeggeri occidentali, nello specifico quando si tratta di raggiungere Paesi come la Cina. Torniamo a parlare dello spazio aereo di Mosca perché, in queste ore, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha lanciato un monito pesantissimo. «Vogliamo avvertire ogni compagnia aerea che utilizza lo spazio aereo russo, ogni assicuratore e chiunque utilizzi ancora i principali aeroporti della Russia: lo spazio aereo russo sta diventando completamente insicuro. L'Ucraina non minaccia l'aviazione civile in quanto tale, non un singolo aereo civile. Ci saranno semplicemente droni nei cieli della Russia su una scala che deve essere presa in considerazione. Sebbene le autorità russe non stiano informando adeguatamente le persone su questo, lo spazio aereo russo si chiuderà di fatto. La guerra iniziata dalla Russia sta chiudendo i suoi cieli». Urca. Vladimir Putin, dal canto suo, ha risposto parlando di «terrorismo di Stato».
Chi vola ancora sopra la Russia: da Uzbekistan Airways a Emirates
Riavvolgiamo il nastro. Dal 2022, da quando la Russia ha lanciato una guerra su vasta scala in Ucraina, ai vettori occidentali – per reciprocità – è stato negato lo spazio aereo russo. Mosca, in sostanza, ha risposto al «niet» alle compagnie russe annunciato da Unione Europea, Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Svizzera, Giappone e altri Paesi chiudendo, a sua volta, i propri cieli. Ma chi, come Cina o Turchia, non ha aderito alle sanzioni internazionali nei confronti della Russia è rimasto dentro. Continuando a operare.
A suo tempo, sfruttando il lavoro di aeroTELEGRAPH, avevamo snocciolato pure qualche dato. Fra settembre 2024 e agosto 2025, Uzbekistan Airways, con 1.401.985 posti su 7.434 voli, era la compagnia non russa che più di tutte aveva sfruttato i corridoi della Federazione. Poi Turkish Airlines (1.115.521 posti, 5.323 voli), Flydubai (775.858 e 4.665), Emirates, Belavia, Azerbaijan Airlines, China Eastern, Avia Traffic Company, Pegasus Airlines e Air China, decima con 288.535 posti su 985 voli. Parentesi: in Europa, Air Serbia è, con Turkish, il solo vettore che continua a offrire voli da e per la Russia.
Il vantaggio, tornando ai collegamenti da e per l'Asia, è evidente. Usare lo spazio aereo russo, dall'Europa, significa risparmiare in termini di ore di volo e carburante, con le compagnie cinesi che, di riflesso, attirano la clientela occidentale giocando sui prezzi. I vettori statunitensi ed europei, a più riprese, hanno protestato con l'UE e con l'Organizzazione internazionale dell'aviazione civile, l'ICAO, per questa asimmetria. Ottenendo, però, il nulla sin qui.
E se accadesse di nuovo?
Droni, missili e interferenze GPS, negli ultimi anni, rappresentano un problema per l'aviazione a livello globale. Anche perché, mentre scriviamo queste righe, i corridoi fra Europa e Asia per le compagnie europee sono «schiacciati» fra due conflitti maggiori: quello russo-ucraino e quello in Iran. La domanda delle domande, se volare visto il contesto sia ancora sicuro, circola da tempo. Di sicuro, quando aviazione civile e operazioni militare si sovrappongono il rischio aumenta. Una data e un evento, in particolare, tornano alla memoria: 17 luglio 2014, volo MH17 di Malaysia Airlines da Amsterdam a Kuala Lumpur. Un missile terra-aria Buk della serie 9M38, lanciato da un territorio controllato dai separatisti filorussi nell'Ucraina orientale, tirò giù per errore il Boeing 777 della compagnia malese. A bordo c'erano 298 persone, tra cui ottanta bambini. La rotta, quel giorno, era ufficialmente aperta. Le responsabilità di Mosca vennero infine riconosciute, in particolare attraverso la Corte europea dei diritti dell'uomo.
E ancora. Il 25 dicembre 2024 l'Embraer 190AR immatricolato 4K-AZ65 di Azerbaijan Airlines, volo J2-8243, era in avvicinamento a Grozny da Baku con 62 passeggeri e cinque membri d'equipaggio. Sopra la Cecenia, però, in quel momento la contraerea russa era in azione contro droni ucraini. L'aereo venne colpito da un missile lanciato da un sistema Pantsir-S: le schegge perforarono la fusoliera. I piloti, in un disperato tentativo di salvare aereo e passeggeri, attraversarono il Mar Caspio e tentarono un atterraggio di emergenza vicino ad Aktau, in Kazakistan. Trentotto morti, ventinove sopravvissuti. Putin, sulle prime, parlò di «tragico incidente» ma non ammise che, dietro, c'era la responsabilità di Mosca. L'ammissione arrivò soltanto nell'ottobre del 2025, a Dushanbe. Fu colpa della Russia, sì.
Zelensky, nemmeno troppo velatamente, ha evocato questi due episodi. Avvertendo che, un domani, potrebbero verificarsi incidenti simili in Russia. Il presidente ucraino ha scelto con cura e cautela le parole. «L'Ucraina non minaccia l'aviazione civile in quanto tale». Come dire: potrebbe succedere, ma non era nostra intenzione. Uno stratagemma per proteggere Kiev sul piano giuridico. Non solo, il fatto di aver citato gli assicuratori somiglia a una richiesta, specifica. Riclassificare il rischio sopra la Russia. Infine, Zelensky ha voluto mettere pressione a operatori come Emirates e Turkish Airlines: se questi due giganti rivedessero le rotte, Mosca perderebbe connettività internazionale. Un calcolo freddo, si dirà, ma agli occhi del leader ucraino necessario.
