Il punto

Come nel 2020, ma la pandemia non c'entra: Teruel si riscopre «cimitero» temporaneo per gli aerei

La guerra in Iran sta spingendo alcune compagnie, fra cui Qatar Airways e Air France, a parcheggiare i propri velivoli in questo aeroporto spagnolo
© Reuters
Marcello Pelizzari
23.03.2026 08:00

A prima vista, l'aeroporto di Teruel non ha nulla di speciale. Situato nel nordest della Spagna e aperto nel 2013, lo scalo – un'ex base militare – ospita una pista lunga 2.825 chilometri, una torre di controllo e una sorta di terminal. Di più, non offre voli di linea su base regolare. Una cattedrale nel deserto, dunque? Non proprio. Come nel 2020, durante le fasi più acute della pandemia di COVID-19, Teruel è di nuovo sulla bocca di tutti. E questo perché, banalmente, l'aeroporto è uno dei principali centri europei per la manutenzione e il rimessaggio di aerei. Tradotto: è un maxi-parcheggio che le compagnie sfruttano quando devono lasciare a terra, per un periodo più o meno lungo, i propri velivoli. Sei anni fa era stato un virus a fermare, quasi completamente, l'aviazione mondiale; a questo giro, l'impennata dei prezzi del carburante dovuta alla guerra in Iran e la difficile convivenza con droni, missili e intercettori cui sono costrette le compagnie del Golfo hanno, appunto, riacceso i riflettori sul posteggio iberico.

Alejandro Ibrahim, direttore generale dello scalo, ha spiegato a Reuters che il numero di aerei presenti a Teruel in questi giorni è decisamente più alto rispetto al solito. «Le compagnie, vista la situazione, stanno ragionando sulle rispettive flotte e riducendo il numero di voli. Non solo, alcuni vettori avvertono la necessità di tenere i propri aerei in posti sicuri». Un chiaro riferimento a quanto accaduto, in queste ultime settimane, all'aeroporto di Dubai e, in generale, agli attacchi iraniani nella regione. Sabato, ad esempio, Qatar Airways ha inviato cinque aerei a Teruel da diverse destinazioni, tra cui San Paolo, Lagos e Miami. Ieri, domenica, ne sono arrivati altri cinque, di cui quattro dall'hub del vettore, Doha. Anche Air Francw ha inviato alcuni suoi jet in Spagna.

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Teruel, dicevamo, era balzato agli onori della cronaca durante la pandemia, quando l'aeroporto si trasformò in un cimitero temporaneo per centinaia di aerei, con le compagnie costrette a tagliare rotte per via di una domanda in picchiata, complici le restrizioni sanitarie. Oggi, funge da (aero)porto sicuro per compagnie come Qatar. In Spagna, i velivoli non rischiano di essere presi di mira da attacchi con droni e missili. Di più, lo scalo può offrire condizioni ambientali ideali per la conservazione a lungo termine. L'aria secca e priva di salsedine, con un tasso di umidità basso, rallenta notevolmente il processo di corrosione e la formazione di ruggine, una delle principali minacce a lungo termine per gli aeromobili inattivi. E ancora: l'aeroporto dispone di spazio sufficiente sulla pista e negli hangar per ospitare fino a 250 aeromobili a fusoliera larga o 400 a fusoliera stretta. Un maxi-parcheggio, come detto, o meglio una delle più grandi strutture di stazionamento di aeromobili d'Europa. Infine, oltre al semplice stoccaggio Teruel offre ampie capacità di manutenzione tramite aziende specializzate come Tarmac Aerosave. Un vantaggio cruciale per le compagnie, che possono sfruttare la permanenza degli aerei in Spagna per effettuare ispezioni o modifiche tecniche.

A prima vista, l'aeroporto di Teruel non ha nulla di speciale. E invece, oggi come sei anni fa questo aeroporto nel nordest della Spagna sta giocando un ruolo chiave in una crisi globale, caratterizzata nello specifico da un'impennata dei costi del carburante, dalle restrizioni dello spazio aereo, dai conseguenti cambiamenti di rotta e da migliaia e migliaia di voli cancellati, anche pensando alla penuria di cherosene. Ancora Ibrahim: «Stiamo offrendo rifugio e dando respiro all'aviazione globale». Ancora una volta.