Il caso

Dal Maggiolino ai sistemi di difesa anti-missili: il settore automobilistico in tempi di guerra

Volkswagen sarebbe in trattative con la società produttrice dell'Iron Dome israeliano per realizzare componenti militari, mentre Renault ha iniziato a sviluppare droni: l'automotive, in crisi, cerca nuove opportunità
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Michele Montanari
27.03.2026 10:00

Spostarsi verso il settore della difesa per uscire dalla crisi? Volkswagen, stando a Financial Times, è in trattative con la società israeliana Rafael Advanced Defence Systems, produttrice del noto sistema di difesa aerea Iron Dome, per la realizzazione di autocarri pesanti destinati al trasporto dei missili, oltre ai lanciatori e ai generatori di energia.

Le due aziende, si legge, prevedono di convertire lo stabilimento in difficoltà di Osnabrück per produrre componenti per il sistema di difesa aerea Iron Dome del gruppo statale israeliano. La collaborazione rappresenterebbe l'esempio più visibile finora dell'industria automobilistica tedesca, colpita duramente  dalla crescente concorrenza cinese e della difficile transizione ai veicoli elettrici, che cerca partnership con il settore della difesa, in forte espansione. Le due aziende sperano di salvare tutti i 2.300 posti di lavoro nello stabilimento della Bassa Sassonia, nella Germania occidentale, a rischio chiusura, e puntano a vendere i sistemi ai governi europei. VW produce già camion militari in una joint venture tra la sua controllata Man e il gruppo tedesco della difesa Rheinmetall. Tuttavia, la partnership con Rafael segnerebbe un importante ritorno agli armamenti per VW, che durante la seconda guerra mondiale produsse veicoli militari e la bomba aerea V1 per la Wehrmacht di Hitler.

Tuttavia, l'amministratore delegato Oliver Blume ha dichiarato ai media e agli investitori che al momento non è stata ancora presa alcuna decisione sul futuro dello stabilimento di Osnabrück.

Ma la possibile svolta della casa tedesca potrebbe non essere un caso isolato. La spinta europea al riarmo sta inducendo tutta l'industria automobilistica del Vecchio continente a cercare nuove soluzioni, guardando al settore della difesa, per scongiurare problemi occupazionali e mantenere aperte le fabbriche.

I miliardi di finanziamenti pubblici destinati alla difesa, in questo senso, rappresentano un'ancora di salvezza potenzialmente molto redditizia per le case automobilistiche europee e i loro fornitori di componenti. Stando a Politico, i produttori di armi stanno ricevendo ordini più consistenti di quelli che possono soddisfare, a causa delle guerre in corso in Ucraina e in Medio Oriente, della minaccia proveniente dalla Russia e della spinta dell'UE ad assumersi maggiori responsabilità per la propria sicurezza invece di affidarsi così fortemente agli Stati Uniti. In uno scenario del genere le case automobilistiche e i loro fornitori sarebbero partner ideali.

Eric Béranger, CEO dell'azienda europea di sistemi d'arma MBDA, durante una conferenza stampa, ha dichiarato: «Stiamo discutendo con persone e aziende competenti, abituate a produrre in grandi volumi. Sappiamo come realizzare sistemi d'arma, ma storicamente MBDA non è stata strutturata per la produzione di massa, ecco perché stiamo parlando con diversi potenziali partner».

Il settore automobilistico impiega oltre 13 milioni di persone e rappresenta l'8% del PIL dell'Unione europea, il che significa che i suoi problemi hanno ampie implicazioni economiche e politiche. Mentre le aziende produttrici di veicoli sono confrontate con una crisi che non sembra destinata a finire, il settore della difesa fatica a far fronte all'enorme quantità di ordini, subendo crescenti pressioni da parte dei governi nazionali e della Commissione europea.

A tal proposito, il commissario europeo alla Difesa, Andrius Kubilius ha spiegato a Politico: «Dobbiamo accelerare lo sviluppo delle nostre capacità di difesa in linea con gli obiettivi della NATO. Anche i tempi di attesa per la produzione si stanno allungando, quindi dobbiamo valutare cosa fare per aiutare le industrie ad aumentare la produzione».

Mentre VW guarda al settore della difesa con interesse,  Renault ha già  firmato un contratto con Turgis Gaillard, la quale si è rivolta alla casa automobilistica francese per sviluppare droni militari.

Lo scorso 20 gennaio, è stata creata una partnership tra le due società per incrementare la produzione per l'esercito francese. Stando alla Reuters, gli sforzi militari legati all'invasione russa dell'Ucraina e le nuove esigenze europee in risposta alla non troppo amichevole politica estera statunitense dettata dal presidente Donald Trump, di fatto, hanno creato nuove necessità per quanto concerne gli armamenti e le attrezzature militari.

Secondo il quotidiano francese La Tribune, i due partner sarebbero in grado di produrre un drone tattico con un'apertura alare di circa dieci metri «a un prezzo estremamente competitivo», con un ritmo di produzione fino a 600 unità al mese entro la fine del primo anno di attività.

Anche i fornitori di componenti per auto si stanno rivolgendo alla produzione per la difesa come valida alternativa. Senza una nuova fonte di reddito, rischiano infatti la chiusura di stabilimenti e tagli al personale. Circa il 40% dei fornitori starebbe spostando la produzione verso settori come la difesa. Valeo, ad esempio, partecipa a un «patto sui droni per la difesa» con circa un centinaio di altre aziende, mentre Fonderie de Bretagne, specializzata in componenti per veicoli, si sta preparando a produrre bossoli cavi. E ancora, la tedesca Trumpf, un gruppo di ingegneria meccanica, sta sviluppando insieme a Rohde & Schwarz tecnologie laser per neutralizzare droni.

Se l'accordo tra Volkswagen e Rafael Advanced Defence Systems dovesse andare in porto, evidenzia infine Politico, potrebbe aprire le porte a una serie di altre operazioni simili, con le case automobilistiche disposte a produrre sistemi di difesa aerea, droni e altre componenti militari.

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