Tensioni

Dazi e controdazi: la guerra commerciale tra USA e Canada è sempre più intensa

Ottawa reagisce alle tariffe USA, introducendo dazi di ritorsione su numerosi prodotti americani - Il premier Carney: «Riprenderemo i colloqui quando Trump smetterà di fare meme e lanciare frecciatine»
©Keystone/Evan Vucci
Michele Montanari
08.09.2026 15:05

La guerra commerciale tra Stati Uniti e Canada si fa sempre più intensa. Quest’oggi sono infatti entrati in vigore i dazi di ritorsione su una serie di prodotti USA, in seguito al fallimento dei negoziati bilaterali dello scorso mese.

Le tariffe canadesi verranno applicate a numerosi prodotti americani - dall’abbigliamento ai formaggi, fino ai componenti metallici, al legno e alla carta - per un valore di quasi 20 miliardi di dollari. I dazi potranno arrivare fino al 50% su determinate merci e sono la inevitabile risposta di Ottawa a quelli imposti dal presidente USA Donald Trump sui prodotti canadesi.

Ieri lo stesso tycoon è tornato ad attaccare i vicini di casa, chiudendo a Bombardier il mercato americano. «Basta vendere prodotti Bombardier negli Stati Uniti! I loro prodotti non sono all'altezza. Oltre il 50% del loro fatturato proviene dagli Stati Uniti: vivono grazie ad acquirenti, aziende, aeroporti e servizi americani, mentre il Canada ostacola le nostre grandi banche e aziende americane. Se vogliono accedere al nostro mercato, devono produrre qui e smetterla di trattare l'America come un salvadanaio», ha scritto Trump sul suo social Truth qualche ora prima che scattassero le contromisure canadesi, invitando i cittadini statunitensi a comprare «prodotti americani, volare su aerei americani, gustare alcolici e bevande americani».

Bombardier è una delle più grandi aziende del Canada: nel 2024, ha contribuito con oltre 7 miliardi di dollari canadesi al PIL annuo del Paese della foglia d’acero.

D’altronde, dopo il fallimento delle trattative, il primo ministro canadese Mark Carney aveva promesso una risposta «dollaro per dollaro» alle misure statunitensi. Per ora, evidenzia la BBC, l'impatto economico diretto sembra essere limitato (anche se ad agosto sono saltati 41 mila posti di lavoro), ma il timore di una spirale di ritorsioni sembra sempre più concreto. La guerra commerciale, neanche a dirlo, colpisce in primis famiglie e imprese da entrambi i lati del confine.

Le tensioni tra USA e Canada si sono accentuate lo scorso luglio, quando Trump ha minacciato tariffe del 50% su alcune tipologie di merce se non si fosse raggiunto un accordo. Dopo il fallimento delle trattative, in agosto Washington ha imposto dazi su centinaia di prodotti canadesi, tra cui vino, formaggi, abbigliamento e bastoni da hockey, spingendo Ottawa a reagire.

Lo scorso weekend, il presidente USA ha gettato ulteriore benzina sul fuoco, pubblicando sul social Truth una serie di contenuti provocatori. Un post, in particolare, rappresenta la mappa del Nord America, inclusi Canada, Messico e Groenlandia, sovrastata dalla bandiera a stelle e strisce. Il tycoon ha persino ribattezzato il lago Ontario «lago America».

Attualmente gli Stati Uniti applicano una tassa del 25% su auto e camion canadesi, nonché dazi su acciaio, alluminio e legname. Alla fine di agosto, il capo della Casa Bianca ha imposto nuove tariffe del 50% su altri prodotti come latticini, alcolici, bastoni da hockey e profumi.

Secondo lo storico canadese Robert Bothwell, citato dalla Associated Press, oggi «Carney e il Canada sono diventati il simbolo della resistenza nei confronti di Trump».

La guerra commerciale avviata dal tycoon e le continue minacce di rendere il Canada il 51esimo Stato degli USA hanno alimentato la rabbia nel Paese, rafforzando il sostegno a Carney. I canadesi hanno drasticamente ridotto i viaggi verso gli Stati Uniti e boicottato numerosi prodotti americani.

La rottura tra i due Paesi, evidenzia ancora AP, è «eclatante» perché USA e Canada hanno a lungo condiviso uno dei rapporti più stretti al mondo, con economie profondamente integrate, una stretta cooperazione in materia di difesa e sicurezza, vasti legami culturali. Prima del deterioramento dei rapporti commerciali,  circa 400 mila persone attraversavano il confine ogni giorno.

A margine del vertice del G20 della scorsa settimana, il segretario del Tesoro USA Scott Bessent ha affermato che gli Stati Uniti avrebbero il sopravvento in una guerra commerciale con il Canada: «Non credo che si possa ingaggiare una guerra di rappresaglie con qualcuno che è 13 volte più grande di te (in termini di PIL, ndr)», ha affermato in un'intervista alla CNBC

Trump, dal canto suo, sostiene che gli USA risparmierebbero interrompendo gli scambi commerciali con il Paese confinante: «Se non commerciassimo più nulla con il Canada, se interrompessimo completamente gli scambi commerciali, risparmieremmo 90 miliardi di dollari», ha sentenziato il leader americano. Tuttavia, scrive la CNN, non è proprio vero quanto affermato dal tycoon, in quanto le relazioni commerciali tra i due Paesi rappresentano la classica situazione win-win, in cui entrambe le parti ottengono dei vantaggi. USA e Canada dipendono l’uno dall’altro per l’approvvigionamento di beni che altrimenti non riuscirebbero a sostituire facilmente tramite altri partner commerciali.

Carney ha evidenziato che i colloqui potranno riprendere quando gli americani «smetteranno di fare meme, di lanciare frecciatine e di cercare di mostrarsi duri» e inizieranno a fare sul serio. Un chiaro messaggio a Trump e alle sue discutibili sparate sui social network.

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