Delitto di Garlasco, Andrea Sempio non si farà interrogare

Andrea Sempio non si farà interrogare. Come rivelano i media italiani, i legali del 38.enne, accusato dalla procura di Pavia di omicidio aggravato per l'uccisione di Chiara Poggi, hanno depositato cinque consulenze e una memoria specifica per «contestare» alcuni elementi dell'indagine. Tra cui quelli che, nelle scorse settimane, sono stati descritti come «i soliloqui di Andrea Sempio». Monologhi intercettati dagli inquirenti, che considerano questi audio «una prova delle telefonate fatte da Sempio alla vittima» e del fatto che il 38.enne, all'epoca, avesse realmente visto i video intimi della ragazza e di Alberto Stasi.
In altre parole, secondo la difesa, i soliloqui di Sempio «non sono confessioni». Così come il suo piede non è compatibile – soprattutto per larghezza – all'impronta lasciata dall'assassino nella villetta di via Pascoli, la mattina del 13 agosto 2007. La traccia palmare 33, invece, non sarebbe attribuibile, ma nemmeno riconducibile all'azione omicidiaria. Per smontare le ipotesi della Procura di Pavia, dunque, la difesa ha depositato, nelle scorse ore, cinque consulenze e una memoria specifica, senza avanzare alcuna richiesta di interrogatorio davanti ai PM. Come rivela il Corriere della Sera, di questi monologhi se ne parlerà, eventualmente, davanti al giudice durante l'udienza che dovrà decidere sul rinvio a giudizio del 38.enne, che sarà richiesto dalla Procura.
Per dimostrare l'innocenza di Sempio, gli esperti nominati dalla difesa hanno confutato la ricostruzione del procuratore aggiunto pavese, Stefano Civardi, e delle PM Valentina De Stefano e Giulia Rizza, attraverso nuove analisi tecniche. Sotto la lente, per i legali del 38.enne, come detto, c'è l'impronta lasciata dall'assassino il giorno del delitto. Come riporta, ancora, il quotidiano italiano, la difesa del 38.enne punta tutto sulla consulenza affidata a Giacomo De Angelis – esperto nella produzione di scarpe – per escluderlo dal luogo del delitto. Come anticipato, secondo la difesa, il piede di Sempio sarebbe infatti «a pianta troppo larga» per combaciare con il tipo di scarpa che indossava, verosimilmente, il killer sulla scena del crimine. «La consulenza del nostro esperto ci dice che è un'impronta, indipendentemente dal modello e dal numero» compatibile con «un piede largo 9,5 centimetri con un margine di tolleranza di 0,5 centimetri», ha sottolineato Liborio Cataliotti, legale del 38.enne, insieme all'amica di lunga data Angela Taccia. «Il piede di Sempio, secondo gli stessi rilievi fatti dalla Procura della Repubblica tramite la dottoressa Cattaneo e tramite rilievi in 3D, è di 11,5 /12 centimetri. Dunque, non sta nelle impronte dell'assassino», ha aggiunto.
Secondo Angela Taccia e Liborio Cataliotti, questo elemento, da solo, se provato basterebbe a escludere Sempio dal delitto. Di recente, tuttavia, le ultime consulenze della Procura affidate al Ris hanno messo in dubbio anche la stessa identificazione di quella traccia, fino a questo momento identificata, nelle ricostruzioni dei processi ad Alberto Stasi, in una scarpa Frau, con suola a pallina, numero 42. Il numero, che, a tutti gli effetti, calzava Stasi.
Non solo. Come spiega, ancora, il Corriere, tra le consulenze della difesa compare anche un'integrazione sul DNA, basata su uno studio pubblicato nelle ultime settimane che sottolinea come sia «impossibile identificare un singolo aplotipo Y in presenza di un campione misto». Per il consulente della difesa, in altre parole, il criterio utilizzato per le nuove analisi dei pm sulla cosiddetta «impronta 33» attribuita a Sempio non sarebbe in linea con quelli utilizzabili e ci sarebbe un problema di metodo. I PM, contrariamente, nonostante la presenza di 15 minuzie sulle 16-17 richieste, ribadiscono la presenza di alcuni «tratti rari» che identificherebbero «con certezza» Andrea Sempio.
Tra le consulenze depositate, ci sono anche quelle medico-legali e relative alla BPA, bloodstain pattern analysis, ossia la procedura che analizza le tracce di sangue sulle scene del crimine. Gli avvocati di Sempio hanno chiesto a Sabino Pelosi di affrontare i temi della lesività dei colpi, l’orario del decesso e la presenza di ferite da difesa attiva: elementi mancanti, secondo il consulente. Diversamente, la consulenza personologica non sarà invece consegnata, dal momento che dovrebbe confutare quella che i PM hanno delegato ai carabinieri del Racis, ma che per due legali non ha alcun valore di prova.
Tornando ai tanto discussi monologhi, i legali di Sempio hanno dichiarato di voler presentare numerose registrazioni di podcast e contenuti social nei quali si parlava degli stessi elementi menzionati dal 38.enne, come le macchie di sangue, la pennetta USB e i video intimi, in relazione al delitto di Garlasco. Di più, secondo gli avvocati, questi audio «non sono una confessione, ma semplici commenti». La difesa chiederà dunque al giudice di nominare un perito per trascrivere le intercettazioni, il cui contenuto viene definito «incomprensibile» a tratti, ma anche «travisato o riportato in modo non chiaro». Liborio Cataliotti ha sottolineato a sua volta come i soliloqui non abbiano «alcuna natura confessoria», per tre motivi. «Il primo è che il monologo del 14 aprile 2025 è accompagnato dall'affermazione rivolta a una sua amica: "Qui ci ascoltano, siamo intercettati", ha spiegato Cataliotti. Il secondo è invece relativo all'assenza di «elementi di novità rispetto a quello che era il dibattito sui social-forum», mentre il terzo è proprio il dibattito sui social-forum a cui Sempio avrebbe attinto per riprodurre dialoghi virtuali «esattamente come gli utenti li rappresentavano per l'appunto sui media».
