Italia

Delta del Po, l'acqua a 32 gradi decima cozze e vongole: allevamenti al collasso

Nel cuore della molluschicoltura italiana le perdite raggiungono il 90-100% — Caldo estremo, carenza di ossigeno, alghe e granchio blu stanno mettendo in ginocchio l'intero ecosistema e il settore della pesca
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Red. Online
18.07.2026 12:00

Trentadue gradi. È la temperatura rivelata nel Delta del Po in questi ultimi giorni, dove la situazione – come sottolineato dal portale GreenMe – è ormai da definirsi drammatica. L’allarmante velocità con cui cozze e vongole stanno morendo in questa estate canicolare potrebbe portare a un nuovo punto di non ritorno per una delle regioni in cui la molluschicoltura è fra le più importanti d’Italia. La combinazione di temperature decisamente elevate e la diminuzione costante di ossigeno nell’acqua, a cui si aggiunge la proliferazione di alghe e dall’invasione del famigerato granchio blu (considerata una specie invasiva nell’Adriatico) stanno mettendo in seria crisi gli allevamenti dell’Alto Adriatico.

La situazione peggiore alla Sacca di Goro

Ad essere particolarmente allarmante è lo scenario che si sta verificando alla Sacca di Goro (Ferrara), dove – come riportato dalle associazioni di categoria – le perdite registrare nella produzione di vongole si aggirano attorno al 90%. Per quanto riguarda le cozze, nella laguna di Scardovari – in provincia di Rovigo, nel Veneto – la moria improvvisa di questo mollusco è pari a circa mille quintali.

Come detto inizialmente, l’acqua della laguna ha ormai raggiunto i 32°C, mettendo a rischio l’intero ecosistema: i molluschi sono di fatto estremamente sensibili alle variazioni ambientali.

Cosa succede con l’acqua troppo calda

Quando le temperature dell’acqua diventano troppo calde, questa non riesce a trattenere sufficiente ossigeno disciolto, mettendo in serio pericolo la sopravvivenza di queste specie. Contemporaneamente, le ondate di gran caldo favoriscono la proliferazione di alghe, con una conseguente crescita incontrollata delle stesse, mettendo ulteriormente a rischio la sopravvivenza degli organismi acquatici e dell’intero ecosistema lagunare.

A preoccupare particolarmente gli operatori vi è inoltre il fatto che una tale fioritura di alghe non veniva osservata da almeno 10-15 anni. Gli allevatori sono ora costretti a una continua rimozione delle alghe nella speranza di riuscire almeno in parte a continuare con la loro attività.

Questione granchio blu

E come detto, oltre alla carenza di ossigeno e al moltiplicarsi delle alghe c’è l’invasione del granchio blu, complice negli ultimi anni della devastazione degli allevamenti di vongole nel Delta del Po. Al fine di proteggere tale attività sono infatti stati installati dei recinti e delle barriere per impedire al crostaceo di fare ulteriori danni. Ma se da un lato queste misure rappresentano un vantaggio, dall’altro complicano parecchio la situazione in periodi di caldo estremo: queste limitano il ricambio dell’acqua all’interno delle lagune, favorendo quindi il ristagno e facendo aumentare ulteriormente la temperatura.

La Sacca di Goro sta quindi diventando un enorme calderone, con ricambio idrico insufficiente che non fa altro che amplificare gli effetti negativi menzionati.

Allevamenti in pericolo

E le stime parlano chiaro. La distruzione della produzione dei molluschi oscilla tra il 70 e il 100%. Confcooperative Fedagripesca spiega inoltre che gli effetti dei cambiamenti climatici provocano annualmente circa 200 milioni di euro di danni diretti alla pesca professionale italiana, dove la molluschicoltura è tra i comparti maggiormente colpiti.

Se fino a qualche anno fa scenari simili erano considerati occasionali, oggi sono purtroppo la regola e non più l’eccezione. Le ondate di calore sono infatti sempre più frequenti, intense e durature, con effetti diretti anche sulle acque e sui suoi ecosistemi, considerati ormai sempre più fragili. Uno scenario che sta inevitabilmente trasformando uno dei territori simbolo di questo tipo di allevamento.