Italia

Disordini e violenti scontri con la polizia a Milano: la protesta per il carovita diventa guerriglia urbana

Incendi, bombe carta e vetrine saccheggiate: molti dei fermati in piazza Duomo sono «maranza» minorenni delle province lombarde - Diffusi sui social i nomi e gli indirizzi dei facinorosi: «Veniamo a prendervi, figli di put***»
©MATTEO CORNER
Michele Montanari
18.10.2026 09:00

Le violente proteste scoppiate in Francia hanno raggiunto l’Italia. Ieri Milano e altre città della Penisola sono diventate il teatro di disordini e scene di guerriglia urbana. La manifestazione contro il carovita, la situazione nelle sucole e l’aumento del prezzo della benzina, chiamata «Italia in piazza», è degenerata, specialmente in piazza Duomo, dove centinaia di persone si sono scontrate con le forze dell’ordine. La guerriglia esplosa è apparsa scollegata dai temi delle manifestazioni, ma piuttosto è sembrata «organizzata per affrontare le forze dell’ordine in una sorta di “gioco” di provocazioni continue per attirare gli agenti in trappole urbane, colpirle e ritirarsi», scrive il Corriere della Sera.

I manifestanti più violenti hanno spinto gli agenti ad utilizzare i gas lacrimogeni. I ragazzi hanno lanciato transenne, porfido e bombe carta. E in centinaia, tutti insieme, hanno attaccato lo schieramento di polizia al centro della piazza. Hanno devastato e saccheggiato un'auto dei Carabinieri e danneggiato i furgoni blindati. Ma la lsita dei danni è lunga: il bagno chimico di un cantiere è stato incendiato. E le batterie elettriche delle biciclette dello sharing sono state usate come carburante del rogo. Decine di agenti sono rimasti feriti, con i turisti costretti a rifugiarsi nei negozi della vicina galleria Vittorio Emanuele II e nella metropolitana.

«Non è violenza politica, anche perché nessuno sa da che parte stiano questi ragazzi. È una corsa a sfascia e distruggi, spacca e scappa. Incappucciati ma con il telefonino in mano», scrive il Corsera, sottolineando come i facinorosi siano giovanissimi, alcuni ancora minorenni. A fine giornata la polizia ne ha fermati una cinquantina, di cui la metà minore di 18 anni. Il loro aspetto - si legge ancora sul Corsera - è «quello dei ragazzi delle periferie parigine, dei “maranza”: tuta scura, scarpe da ginnastica, cappuccio della felpa in testa e passamontagna». Più che slogan politici, inneggiano cori contro le forze dell’ordine: «Sbirri di merda» e cantano le canzoni di trapper e rapper di provincia. Alcuni di loro hanno sfondato le vetrine di banche e gioiellerie, o ancora, qualla di Foot Locker in galleria Vittorio Emanuele II, per saccheggiare le scarpe alla moda esposte. Stessa sorte per il Decathlon di piazza Cairoli e un punto vendita Nike. Secondo i media italiani, i ragazzi dei collettivi studenteschi e i pro-Pal sono stati i primi a prendere le distanze dai disordini. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha invitato l’opposizione a fare altrettanto: «Ho grande rispetto per le migliaia di persone che hanno manifestato pacificamente, anche alla mobilitazione della CGIL con i leader della sinistra. Ma non possiamo ignorare quanto accaduto in altre piazze. Rinnovo la mia richiesta alle opposizioni: condannino senza ambiguità queste violenze e lancino un appello chiaro affinché ogni mobilitazione sia pacifica. Il silenzio non è accettabile». Il vicepremier Antonio Tajani ha invece puntato il dito contro certa sinistra: «È inaccettabile che parte dell’opposizione soffi sul fuoco della protesta», mentre l’altro vicepremier, Matteo Salvini, diffondendo le immagini degli attacchoi contro le forze dell'ordine si è chiesto: «Centri sociali, maranza e marciume sinistro. Ci sarà ancora chi li protegge e li difende?».

Per il sindaco di Milano Giuseppe Sala, «le ragioni della protesta erano comprensibili, le violenze contro le forze dell’ordine e i gravi danni alla città sono ingiustificabili. La politica può decidere di strumentalizzare, alla ricerca di consenso. Oppure di affrontare con saggezza questo momento storico così difficile: spero sia questa la scelta».

Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha invece scritto su X: «Manifestare è un diritto. La violenza non lo è. Quanto accaduto a Milano, Bologna, Torino e in altre città è inaccettabile. Aggredire chi indossa una divisa, lanciare bombe carta e devastare non significa difendere un'idea, ma calpestare i diritti degli altri. Le Forze dell'Ordine non sono nemiche dei manifestanti: sono servitori dello Stato, al servizio di tutti. La violenza va condannata sempre, senza se e senza ma. A tutte le donne e gli uomini in divisa va la mia piena solidarietà e gratitudine». Già, perché le proteste non hanno lasciato segni solo nel Capoluogo lombardo, ma pure a Bologna e Torino, con un copione simile: lanci di sassi contro gli agenti, cassonetti incendiati e negozi assaltati.

La strategia per chiamare alle armi i giovani è simile a quella francese: si utilizzano le chat dei gruppi Telegram e social media come TikTok, con largo uso di intelligenza artificiale, e attirando soprattutto gli ambienti dei «giovani italiani di seconda generazione», evidenzia Repubblica, in gran parte richiamati dalle provincie lombarde. Alcuni dei ragazzi presenti in piazza sono arrivati dal Varesotto, dal Pavese, da Monza-Brianza e dall’hinterland milanese. Molti di loro hanno filmato tutto con i telefonini per diffondere le immagini di una Milano messa a ferro e fuoco sui social media.

«Le monde est à Nous» ha scritto il centro sociale Cantiere di Milano dopo gli scontri, spiegando che «di fronte alla distruzione della scuola, di fronte alla profilazione razziale, di fronte alla guerra e alla casta di pedofili che governa il pianeta con eserciti e algoritmi, chi si stupisce che le città siano in rivolta è cieco di privilegio o affamatore dei popoli». Lo storico centro sociale frequentato dai giovani ha poi aggiunto: «Venerdì e sabato la nostra generazione è scesa in piazza. Oltre 5000 persone entrambi i giorni, perché il mondo è nostro. Le scuole sono nostre. Le città sono nostre. E gli unici stranieri sono i razzisti e i fascisti. Gli unici criminali sono seduti sui banchi del Governo, non su quelli di scuola. A scuola non ci sono stranieri, solo compagni. E oggi alcuni dei nostri dompagni sono stati arrestati per la stessa rabbia che proviamo tutti e che è esplosa nella piazza, dopo cariche, caroselli e scariche di gas. Ve la siete presa  con la generazione sbagliata. Nelle piazze c'eravamo tutti. Liberi tutti subito».

Sui social è però già scattata la caccia ai facinorosi: «Ai figli di put***a musulmani che hanno distrutto Milano: molti sappiamo chi sono, nome, cognome e indirizzo, Vi prenderemo uno per uno a partire dai genitori per proseguire con voi». La minaccia è stata condivisa online dalla pagina Instagram «Cori beceri 4.0», seguita da oltre 20 mila follower.

La pagina, riporta l'ANSA, ha pubblicato un elenco di nomi, cognomi e indirizzi, invitando a contribuire all'elenco. In una storia successiva si legge: «Stiamo andando a parlare in modo molto democratico alle m***e che abitano ad Affori e Comasina. Probabilmente arriverà la polizia, quindi niente armi, niente lame, bastano le mani in caso di difesa», si legge sulla pagina Instagram.