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Il Qatar annuncia passi avanti nei negoziati indiretti tra Washington e Teheran — Il presidente americano rivendica gli effetti economici dell'operazione militare: «I prezzi della benzina torneranno ai minimi storici» — TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
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17:19
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La strage dei bimbi a Gaza, in mille giorni 21mila uccisi
Almeno ventunmila bambini e ragazzi uccisi in mille giorni. In tre anni di guerra a Gaza è come se fosse sparita un'intera città, più grande di Locarno o simile a Aarau, ma composta soltanto da minori. Una cifra che, come denuncia Save the Children, potrebbe essere molto più alta, «dato l'ignoto numero di sepolti sotto le macerie».
Mentre, secondo il Site management cluster, sono oltre 800 mila i bambini e adolescenti sfollati. In questo caso, quasi gli stessi abitanti di una città come Napoli. Quasi l'80% dei minori di Gaza, dunque, non ha casa, 7mila quelli non accompagnati o separati dalle proprie famiglie. Inoltre, secondo le stime, sono 245 mila gli under 18 a rischio o colpiti da malnutrizione. Frutta fresca e uova sono alcuni degli alimenti nutrienti più costosi per le famiglie della Striscia, patatine e cioccolato sono «ampiamente disponibili», come spiegato dall'organizzazione. Cibo «privo della varietà dietetica e nutrizionale necessaria ai bambini». E poi ci sono 625mila bambini e adolescenti in età scolare che hanno perso tre anni di istruzione formale.
Per il direttore regionale di Save the Children per il Medio Oriente, il Nord Africa e l'Europa dell'Est, Ahmad Ahendawi, «ogni giorno, negli ultimi mille giorni, il mondo ha voltato le spalle a un milione di bambini a Gaza, non intervenendo per fermare le uccisioni e le mutilazioni». La richiesta dell'organizzazione è, quindi, che il cessate il fuoco diventi immediato e definitivo, che i governi sospendano immediatamente il trasferimento di armi a Israele e che sia assicurata piena responsabilità per i crimini contro i bambini. Ahendawi ricorda, infatti, che dalla dichiarazione del 'cessate il fuoco' dello scorso ottobre, «altri 275 minori sono stati uccisi dalle forze israeliane». Inoltre, secondo l'Unfpa, il 96% dei bambini percepisce la morte come imminente. Oltre al bilancio delle vittime, l'organizzazione ricorda poi gli sfollamenti: 370 mila abitazioni, pari a quasi il 77% di tutte le unità abitative di Gaza, sono state danneggiate dalla guerra, mentre i palestinesi vengono confinati in un'area che occupa meno del 40% del territorio della Striscia.
Ma i bambini e gli adolescenti di Gaza continuano a sognare e a sperare che «la guerra finisca», nonostante la paura di morire da un momento all'altro. Amani desidera di poter proseguire gli studi a Gaza, «godere dei miei diritti come essere umano, proprio come le ragazze di altri Paesi». Vorrebbe «vivere una vita serena, all'insegna dell'amore e della pace», come si legge nella testimonianza raccolta da Save the Children. Anche Bisan, 14 anni, affida il suo desiderio a poche parole, simili a quelle degli altri suoi coetanei: «Il mio desiderio è che la guerra finisca, che ognuno di noi possa tornare a casa e che le nostre vite tornino a essere quelle di prima». Reem, che ha 16 anni, racconta poi di non aver rinunciato ai suoi sogni: «La cosa più importante - dice - è che la mia voce, e quella degli altri, arrivi a tutti, affinché la gente sappia cosa stiamo vivendo. Ho tantissimi sogni. Anche prima della guerra sognavo sempre di viaggiare e studiare all'estero. Questo non è cambiato». E promette: «Viaggerò e proseguirò gli studi».
15:22
15:22
Esplosione in un caffè nel centro di Damasco, almeno 4 morti
Un'esplosione si è verificata in un caffè nel centro di Damasco, vicino al Palazzo di Giustizia, causando almeno quattro morti e dieci feriti. Lo riferisce l'agenzia ufficiale siriana Sana.
L'esplosione è avvenuta di un locale su Al-Nasr Street, vicino al Palazzo di Giustizia. Ancora non sono stati forniti dettagli sulle cause.
08:54
08:54
Israele commemora i mille giorni dal massacro del 7 ottobre
Oggi Israele commemora i mille giorni dal massacro di Hamas del 7 ottobre 2023. In tutto il Paese sono previste marce e proteste. Alle 10 (le 9 in Svizzera) ci sarà un minuto di silenzio in ricordo delle vittime.
Alcuni manifestanti hanno portato una bara davanti alla Knesset, ma la polizia ha rimosso l'installazione. Un gruppo di donne protesta davanti alla Kirya (il ministero della Difesa) a Tel Aviv, chiedendo l'istituzione di una commissione d'inchiesta statale.
Il Consiglio di Ottobre, un gruppo composto da familiari delle vittime, ha organizzato un convoglio di veicoli che passerà lungo luoghi più colpiti dall'attacco terroristico, partendo dal sito del festival Nova vicino al kibbutz Re'im, proseguendo attraverso Nir Oz, Kissufim, Be'eri, Nahal Oz, Kfar Aza.
06:30
06:30
Il punto alle 6:30
Si registrano segnali di apertura nei colloqui indiretti tra Stati Uniti e Iran. Secondo il Qatar, che insieme al Pakistan svolge un ruolo di mediazione, gli incontri separati svoltisi oggi a Doha hanno portato a «progressi positivi» sulle questioni legate al memorandum sottoscritto dai due Paesi.
«Le parti hanno concordato di proseguire le discussioni nel prossimo periodo, con il prossimo incontro che sarà fissato il prima possibile dopo le cerimonie funebri dell'ex leader supremo iraniano», ha dichiarato su X il portavoce del ministero degli Esteri qatarino, Majed Al Ansari.
Sul fronte americano, il presidente Donald Trump è tornato a rivendicare i risultati dell'intervento contro l'Iran, collegandoli anche all'andamento dei mercati energetici. «Proprio come avevo promesso, i prezzi del petrolio stanno crollando rapidamente e anche i prezzi della benzina alla pompa stanno scendendo, sebbene non così velocemente come dovrebbero», ha scritto su Truth.
Trump ha quindi aggiunto che «l'America non è mai stata così forte come oggi» e che «i prezzi della benzina torneranno presto ai minimi storici di cui gli americani godevano prima della nostra "gita" in Iran, rivelatasi un grande successo».
Mentre la diplomazia tenta di mantenere aperto il dialogo, le dichiarazioni del presidente americano confermano la volontà di presentare l'operazione militare e le sue conseguenze economiche come una vittoria politica interna.
