Stati Uniti

Donald Trump alza il muro contro i media, ma il consenso resta sotto il 40%

L’esclusione di CNN, MS NOW e Politico dalla Casa Bianca è l’ultimo capitolo di uno scontro già segnato da precedenti e ricorsi giudiziari – Secondo gli ultimi sondaggi, il presidente è approvato da appena il 35-38% degli americani
© KEYSTONE (EPA/SHAWN THEW)
Red. Online
21.09.2026 09:09

La battaglia di Donald Trump contro i media indipendenti entra in una nuova fase. Il presidente statunitense ha annunciato venerdì il divieto di accesso alla Casa Bianca per CNN, MS NOW e Politico, accusando le tre testate di pubblicare «fiction e menzogne» sull’amministrazione.

Il provvedimento è stato applicato il giorno successivo. I giornalisti dei tre media sono stati fermati all’ingresso del complesso presidenziale e alcuni hanno riferito che i loro accrediti sono stati disattivati o ritirati. Tra loro la corrispondente della CNN Betsy Klein, la reporter di MS NOW Akayla Gardner e la giornalista di Politico Cheyenne Haslett.

La rabbia per la copertura negativa

Trump ha sostenuto che la decisione non è legata a un singolo articolo, ma a una frustrazione accumulata nel corso degli ultimi due anni. «Scrivono intenzionalmente notizie negative perché vogliono indebolire i repubblicani e un’amministrazione repubblicana», ha dichiarato.

Interpellato sulla possibilità che il provvedimento rappresenti un tentativo di intimidire la stampa, il presidente ha negato: «Non mi piace la stampa disonesta». Ha aggiunto che i media restano liberi di pubblicare, ma che non avrebbero automaticamente diritto di accesso alla Casa Bianca.

Secondo una ricostruzione del Wall Street Journal, la tensione sarebbe aumentata venerdì dopo che l’assistente presidenziale Natalie Harp avrebbe mostrato a Trump un video di MS NOW con una critica all’amministrazione. Poche ore dopo sarebbe arrivato l’annuncio contro le tre testate. La decisione avrebbe colto di sorpresa anche alcuni collaboratori della Casa Bianca, preoccupati che il provvedimento non porti vantaggi politici al presidente e offra invece nuove armi ai democratici.

Le reazioni delle testate

MS NOW ha annunciato che continuerà a seguire l’amministrazione e che adotterà «tutte le misure necessarie» per difendere i diritti garantiti dal Primo emendamento della Costituzione statunitense. Anche la CNN ha contestato il provvedimento, sostenendo di avere il diritto di informare senza interferenze da parte del Governo. Politico ha dichiarato di stare dalla parte della propria giornalista e di tutti i reporter impegnati nella copertura della Casa Bianca.

La presidente della White House Correspondents’ Association, Jacqui Heinrich, ha definito la decisione una violazione del Primo emendamento. A suo giudizio, una volta concesso l’accesso ai giornalisti, la Casa Bianca non può revocarlo arbitrariamente o in base al contenuto dei loro articoli. Un noto avvocato statunitense esperto di libertà di stampa ha inoltre definito il divieto, almeno in apparenza, incostituzionale. La vicenda potrebbe quindi sfociare nuovamente in tribunale.

Una strategia già vista

Non è la prima volta che Trump si scontra con i media sull’accesso alle sedi istituzionali. Durante il suo primo mandato, nel 2018, la Casa Bianca aveva revocato l’accredito al giornalista della CNN Jim Acosta dopo un acceso confronto con il presidente. Un giudice ne aveva ordinato il ripristino.

Nel 2025 era stata invece l’Associated Press a essere esclusa da alcuni eventi ufficiali perché l’agenzia non aveva adottato la denominazione «Golfo d’America», voluta da Trump al posto di «Golfo del Messico». Anche in quel caso un tribunale aveva stabilito che la Casa Bianca non poteva punire l’agenzia per le sue scelte editoriali, sebbene il contenzioso risulti ancora pendente.

Trump ha inoltre più volte definito i media «nemici del popolo» e ha usato l’accusa di «fake news» come risposta ricorrente alle notizie critiche nei confronti della sua amministrazione. Con il nuovo provvedimento, questa retorica si traduce ora in un’esclusione concreta di tre testate dall’area presidenziale.

Il caso Kennedy Center

La nuova offensiva contro i media arriva in un momento di crescente pressione politica attorno al Kennedy Center di Washington. Trump avrebbe espresso in una riunione a porte chiuse la propria irritazione per il fatto che personalità pubbliche non lo ringraziassero per i lavori di ristrutturazione del centro culturale.

Il presidente ha inoltre pubblicato un’immagine realizzata con l’intelligenza artificiale che mostra tre sacchi neri dell’immondizia davanti alla Casa Bianca, con i loghi di CNN, MS NOW e Politico.

Il Kennedy Center è da mesi al centro di un braccio di ferro giudiziario. Un giudice federale ha stabilito che il nome di Trump era stato aggiunto illegalmente all’edificio e ha ordinato di rimuoverlo. Il consiglio di amministrazione, allineato al presidente, ha quindi votato la chiusura del centro per lavori di ristrutturazione, mentre l’amministrazione ha evocato anche la possibilità di demolire l’edificio.

Dopo una fotografia che sembrava mostrare Trump mentre osservava un cartello con la scritta «Kennedy Center DEMOLISHED», il giudice Christopher Cooper ha imposto all’amministrazione di dare un preavviso di almeno 30 giorni prima di qualsiasi modifica sostanziale ai lavori, compresa un’eventuale demolizione.

Consenso sotto il 40%

Lo scontro con i media si inserisce in una fase delicata anche sul piano del consenso. Secondo l’ultimo sondaggio Reuters/Ipsos, condotto dall’11 al 14 settembre su 1.143 adulti statunitensi, il 35% degli intervistati approva il lavoro svolto da Trump alla Casa Bianca. Il dato rappresenta un lieve miglioramento rispetto al 33% rilevato nella precedente indagine, condotta tra il 28 e il 31 agosto, che aveva segnato il minimo della sua carriera politica.

Il tracker del New York Times colloca invece il consenso medio del presidente attorno al 38%, con i sondaggi più recenti compresi tra il 30% e il 40%.

I numeri mostrano quindi un presidente sostenuto in modo solido dalla propria base repubblicana, ma minoritario nel Paese nel suo complesso. La situazione assume un peso particolare in vista delle elezioni di metà mandato, mentre l’amministrazione deve affrontare critiche sulla guerra in Medio Oriente, sull’aumento del costo della vita e sulla gestione di alcuni progetti simbolici, tra cui proprio il Kennedy Center.

Un nuovo test per la libertà di stampa

Il divieto contro CNN, MS NOW e Politico potrebbe ora essere impugnato in tribunale. La questione non riguarda soltanto i tre media coinvolti, ma il principio secondo cui la Casa Bianca non dovrebbe selezionare i giornalisti sulla base del loro orientamento editoriale o della valutazione che il presidente dà dei loro articoli.

Trump ha già minacciato che altre testate potrebbero subire lo stesso trattamento. La guerra contro la stampa non sembra destinata a esaurirsi.

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