Medio Oriente

Dopo Hormuz, si accende il fronte di Bab el-Mandeb: verso un nuovo shock energetico

Nel mirino il principale corridoio tra Mar Rosso e Oceano Indiano — A rischio le esportazioni di petrolio saudita verso l'Asia e il commercio tra Asia ed Europa
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Red. Online
23.07.2026 09:00

Dopo lo Stretto di Hormuz, anche Bab el-Mandeb finisce al centro delle tensioni in Medio Oriente. Gli Houthi hanno infatti annunciato che alle navi in transito nel Mar Rosso è «fortemente sconsigliato» fare scalo nei porti sauditi, una mossa che equivale di fatto a un blocco delle esportazioni di petrolio dell'Arabia Saudita verso l'Asia.

La decisione - ripresa anche dal Tages-Anzeiger - rappresenta un'ulteriore escalation del conflitto regionale e rischia di aggravare una situazione già critica per l'economia mondiale, alle prese con tensioni sui mercati energetici e problemi nelle catene di approvvigionamento.

Il «Porta delle Lacrime» diventa strategico

Bab el-Mandeb, il cui nome significa letteralmente «Porta delle Lacrime», è uno stretto largo appena 27 chilometri che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden. Attraverso questo passaggio transita circa il 30% del traffico mondiale di container e il 15% del commercio marittimo globale. Dall'inizio della guerra tra Stati Uniti e Iran, questo corridoio ha assunto un'importanza ancora maggiore. Con lo Stretto di Hormuz praticamente inutilizzabile, parte del greggio saudita è stata deviata attraverso un oleodotto fino al porto di Yanbu, sul Mar Rosso, per poi essere trasportata via mare verso i mercati asiatici.

Grazie a questa rotta alternativa è stato possibile compensare tra i 4 e i 5 milioni di barili di petrolio al giorno, una quota significativa rispetto ai circa 20 milioni di barili quotidiani che normalmente transitavano da Hormuz.

L'allarme dell'Agenzia Internazionale dell'Energia

Le nuove minacce degli Houthi preoccupano anche l'Agenzia Internazionale dell'Energia (AIE), che ha avvertito come la sicurezza degli approvvigionamenti energetici rischi di deteriorarsi ulteriormente. I timori non sono soltanto teorici: diverse petroliere cariche di petrolio saudita hanno già sospeso la navigazione per evitare il passaggio attraverso Bab el-Mandeb, temendo possibili attacchi.

Chi sono gli Houthi

Gli Houthi sono un movimento armato yemenita sostenuto militarmente dall'Iran. Dopo aver conquistato la capitale Sanaa nel 2015, controllano oggi gran parte dello Yemen occidentale, comprese le coste che si affacciano sull'ingresso meridionale del Mar Rosso.

Non è la prima volta che prendono di mira il traffico navale. Già alla fine del 2023, dopo l'inizio della guerra a Gaza, avevano attaccato imbarcazioni ritenute collegate a Israele, provocando un forte calo del traffico attraverso Bab el-Mandeb. Il gruppo dispone di droni, missili e imbarcazioni veloci in grado di colpire le navi commerciali. L'obiettivo attuale sembra essere soprattutto il petrolio saudita destinato ai mercati asiatici, tra cui Pakistan, Filippine e Giappone.

Prezzi del petrolio in crescita

Le tensioni si riflettono immediatamente sui mercati. Il prezzo del greggio è salito fino a sfiorare i 95 dollari al barile e gli analisti di Capital Economics ritengono che un blocco prolungato possa far aumentare le quotazioni di altri 15-20 dollari. Secondo gli esperti, se sia Hormuz sia Bab el-Mandeb dovessero rimanere compromessi per un periodo prolungato, oppure se venissero colpite le infrastrutture petrolifere saudite, il mondo potrebbe entrare in uno scenario caratterizzato da crescita economica più debole e inflazione più elevata.

Anche l'Europa rischia pesanti conseguenze

Le ripercussioni non riguarderebbero soltanto il mercato energetico. Attraverso il Mar Rosso transitano infatti enormi quantità di merci dirette verso l'Europa, dai componenti industriali ai prodotti elettronici fino agli articoli per la casa.

Se anche le navi cargo iniziassero a evitare Bab el-Mandeb, il commercio tra Asia ed Europa subirebbe nuovi rallentamenti, con ulteriori ritardi nelle consegne e costi logistici in aumento. «Anche le aziende svizzere ne risentirebbero», osserva Manuel Ferreira, capo stratega della Zürcher Kantonalbank. «Dall'inizio della guerra stanno già registrando crescenti difficoltà nelle catene di approvvigionamento».

Il rischio di un'ulteriore escalation

Secondo diversi osservatori, dietro l'iniziativa degli Houthi ci sarebbe il sostegno dell'Iran. La tensione è ulteriormente aumentata dopo un recente bombardamento saudita sull'aeroporto di Sanaa.

Nel frattempo gli Stati Uniti hanno proseguito per l'undicesima notte consecutiva gli attacchi contro obiettivi in Iran. Il presidente Donald Trump ha inoltre minacciato nuovi raid, compresa la possibilità di colpire il sito nucleare di Natanz. Teheran ha risposto annunciando una rappresaglia nel caso di ulteriori attacchi, alimentando il timore di un nuovo allargamento del conflitto.

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