Sud-est asiatico

«Dopo il terremoto, Bogo si è trasformata in una città fantasma»

Il sisma che ha colpito le Filippine centrali martedì sta causando disagi importanti alla popolazione e i beni di prima necessità, come acqua e cibo, scarseggiano – Le vittime sono almeno 68, mentre i feriti sono più di 500
©Aaron Favila
Red. Online
03.10.2025 15:00

A una manciata di giorni dal terremoto di magnitudo 6,9 che ha colpito la costa settentrionale di Cebu, le Filippine si trovano a fare la conta dei danni. Il bilancio, secondo gli ultimi aggiornamenti, è di almeno 68 morti e più di 500 feriti. Numerosi edifici, tra cui case e chiese, sono crollati, mentre nelle strade si sono aperte grosse crepe. 

«Non riesco ancora a elaborare quello che ci è successo», ha raccontato una donna di Medellin – una città vicina all'epicentro – alla BBC. «Sono sopraffatta da quello che abbiamo vissuto negli ultimi due giorni». Il sisma si è verificato nel cuore della notte, quando la maggior parte delle persone dormivano. I responsabili della risposta alle calamità naturali affermano che il terremoto ha causato lo sfollamento di quasi 80.000 persone a Cebu e nelle province limitrofe. Cebu, in particolare, è un importante snodo commerciale e di trasporto nelle Filippine centrali. 

Arguel Estalicas, la donna interpellata dalla BBC, ha raccontato di essersi alzata dal letto urlando quando ha sentito la scossa. Lei e la sua famiglia sono subito corsi fuori casa, dove hanno trascorso la notte, avvolti in sacchetti di plastica, sotto una leggera pioggia. 

Una situazione simile a quella vissuta, a circa 10 km di distanza, nel comune di San Remigio, altre persone hanno raccontato di aver trascorso la notte all'aperto. «Lì, sotto il cielo notturno, ci siamo seduti liberamente, con grande fede, con le nostre piccole luci, aggrappandoci alle poche risorse che avevamo», ha scritto su Facebook Lourenze Pareja, abitante della zona. 

Quando la terra ha iniziato a tremare, l'uomo è corso in strada col suo telefono per filmare, in diretta streaming, il caos che si stava verificando. I suoi vicini di casa sono scappati di casa in pigiama, con i loro figli e animali domestici in braccio. Nella vicina città di Bogo, nonché epicentro del terremoto, le lampade solari proiettavano una luce fioca sulle strade disseminate di massi. «Quella che una volta era una città vivace si è trasformata in una città fantasma», ha confessato Pareja.

Un territorio vulnerabile

Non è la prima volta che disastri naturali colpiscono le Filippine. La loro posizione, sulla cosiddetta «cintura di fuoco», le rendono infatti soggette a terremoti e vulcani. Quello di Cebu di martedì è stato, tuttavia, uno dei più forti e mortali degli ultimi anni. Prima di questo, nel 2013, quello di magnitudo 7,2 verificatosi sull'isola di Bohol uccise 200 persone e distrusse chiese secolari. 

Le autorità e i soccorsi sono ora al lavoro per consegnare cibo, ripristinare le linee elettriche e di comunicazione e per liberare l'esercito dai detriti. L'esercito filippino ha schierato truppe per contribuire a mantenere l'ordine durante le operazioni di soccorso. Le necessità quotidiane, tuttavia, sono una preoccupazione urgente per molti cittadini. Un fotografo interpellato dalla BBC ha raccontato di aver dovuto fare un viaggio di quattro ore in auto da Medellin al capoluogo di provincia per far benzina e recuperare cibo, dal momento che tutti i supermercati della zona risultano chiusi e le stazioni di benzina sono invase da lunghe code. «La maggior parte delle strade è ora percorribile, quindi i rifornimenti stanno arrivando in città. Ma i beni di prima necessità come acqua e cibo, soprattutto per i bambini, non sono ancora disponibili», ha spiegato all'emittente britannica.

Nella città di Bogo, epicentro del terremoto, i media locali riferiscono che sacchi per cadaveri sono allineati lungo la strada davanti agli «ospedali improvvisati» dove vengono curati i feriti.