Regno Unito

Dopo la brutale aggressione, esplode la violenza anti-migranti: Belfast messa a ferro e fuoco

In seguito allo scioccante tentato omicidio avvenuto nella città nordirlandese, gruppi di estrema destra hanno invaso le strade incendiando auto, case e negozi gestiti da immigrati al grido di «fuori gli stranieri»: la tensione resta altissima
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Michele Montanari
10.06.2026 12:32

Una notte di violenza, incendi, rabbia e proteste. L’Irlanda del Nord sembra rimpiombata di colpo negli anni più bui della sua storia, quando gli scontri tra le organizzazioni paramilitari cattoliche e protestanti mettevano a ferro e fuoco le città. Scene simili, con le strade in fiamme e la gente che fugge terrorizzata, ma un altro bersaglio: a Belfast è caccia agli stranieri.

La scorsa notte, una folla di persone, tra cui numerosi uomini con il volto coperto da passamontagna, ha incendiato veicoli e case della Capitale, scandendo slogan anti-migranti e arrivando più volte a scontrarsi con gli agenti di polizia. Nelle principali strade centinaia di uomini mascherati hanno marciato lanciando bottiglie molotov, mattoni e oggetti pirotecnici.

La conta dei danni è pesantissima: cassonetti, veicoli ed interi edifici dati alle fiamme con bottiglie molotov al grido di «fuori gli stranieri».  Stando ai media britannici, i pompieri sono intervenuti più di 60 volte per domare i roghi. La BBC riferisce di abitazioni a cui sono state sfondate le porte a calci e rotte le finestre, con intere famiglie in fuga dai propri appartamenti. L'agitatore di estrema destra xenofobo Tommy Robinson ieri aveva aizzato la folla, condividendo il video della brutale aggressione di Belfast, lanciando un appello a protestare nel centro di Londra e in altre città del Regno Unito. La chiamata alle armi di Robinson è diventata virale dopo la condivisione su X da Elon Musk, con tanto di messaggio per infiammare la tensione: «Solo protestando ripetutamente e a gran voce ci potrà essere un cambiamento!». In Irlanda del Nord è andato in scena ciò che è stato definito un «pogrom» contro gli stranieri, in particolare le famiglie di origine africana.

©Keystone
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Il brutale accoltellamento in strada

Gli attivisti di estrema destra hanno organizzato una manifestazione in seguito all’accoltellamento, immortalato in un video shock poi diffuso sui social media, di un quarantenne. Il tentato omicidio è stato attribuito a un trentenne rifugiato sudanese, il quale aveva ottenuto l'asilo sotto il precedente Governo conservatore, dopo essere arrivato a Belfast via Dublino nel febbraio 2023. La vittima versa in condizioni critiche in ospedale con gravi ferite al volto, al collo e alla schiena, oltre ad aver perso l'occhio sinistro. L'attacco è avvenuto su Kinnaird Avenue, davanti a un complesso residenziale.

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Nel filmato diffuso online si vede l'assalitore immobilizzare il quarantenne a terra e colpirlo ripetutamente con un coltello, in quello che i media britannici hanno definito un presunto tentativo di decapitazione. L’assalitore è stato fermato da alcuni passanti, uno dei quali lo ha colpito con una mazza da hurling, fino all’arrivo della polizia.

Le autorità hanno per ora escluso l’ipotesi di un attacco terroristico, seguendo piuttosto la pista di un raptus di follia omicida. L'epsiodio ha fatto infuriare la destra britannica ed è stato condannato duramente da Nigel Farage, fondatore del partito populista Reform UK. La brutale scena di violenza, inoltre, arriva in un momento di fortissime tensioni razziali nel Regno Unito in seguito al controverso caso di Henry Nowak, uno studente di 18 anni accoltellato a morte il 3 dicembre in una strada di Southampton da un giovane britannico di radici indiane sikh. Il giovane era stato ammanettato, ancora agonizzante, dai primi due agenti intervenuti sul posto, lasciatisi inizialmente convincere dall'assassino che la vittima fosse un aggressore razzista. Il giovane sikh lunedì scorso è stato condannato all’ergastolo. La vicenda ha fatto esplodere durissime proteste contro la politica migratoria britannica, nonché acceso i riflettori sui presunti doppi standard adoperati dalle forze dell’ordine, che sarebbero più blande con gli stranieri.

Il caos e l'invito alla calma

L’aggressione di Belfast ha spinto il ministro per l'Irlanda del Nord, Hilary Benn, ad invitare la popolazione alla calma, chiedendo attraverso un discorso alla Camera dei Comuni di evitare manifestazioni violente, le quali, a suo parare, avrebbero avuto ripercussioni negative sulle comunità locali. La cronaca di queste ore, mostra come le sue parole siano cadute nel vuoto, inascoltate.

Il premier britannico Keir Starmer quest’oggi ha definito il caos scoppiato nella notte «scioccante e assolutamente inaccettabile»: «Non c'è alcuna giustificazione per la violenza e il disordine che abbiamo visto minacciare le nostre comunità, né per coloro che li hanno incoraggiati, online o altrove», ha evidenziato su X. Il primo ministro ha aggiunto che i responsabili delle violenze «non saranno tollerati» e «subiranno tutta la forza della legge».

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Pure la prima ministra nordirlandese, Michelle O'Neill, ha condannato la violenza e ha messo in guardia contro i «pericolosi tentativi di sfruttare» l'attacco, affermando in un post sui social media: «Gruppi di uomini mascherati che bruciano le case delle famiglie non sono altro che un atto di disgustosa codardia. Questo non ha nulla a che fare con la comunità. Questa è pura e semplice teppismo». Numerosi politici di tutto il Regno Unito hanno lanciato appelli alla calma.

Il capo della polizia nordirlandese (PSNI), Jon Boutcher, quest'oggi ha difeso le modalità con cui sono state divulgate le informazioni sulla nazionalità del sospettato dell'attacco con il coltello a Belfast: «Abbiamo imparato che se non forniamo informazioni, la disinformazione e le bugie online portano le persone a credere a cose non vere e a iniziare a condurre attacchi senza riflettere», ha affermato.

Case incendiate, famiglie costrette alla fuga

Decine e decine di manifestanti, come detto, hanno messo a ferro e fuoco la Capitale. Un gruppo di persone a volto coperto ha dirottato e incendiato un autobus della compagnia Glider sulla Newtownards Road, nella zona est di Belfast, dando fuoco poi ad alcune auto vicino a Shankill Road e a Newtownabbey. I manifestanti hanno pure fatto uso di oggetti pirotecnici, appiccando incendi a cassonetti, vetture e case.  Vicino a Shankill Road, riporta il Guardian, un gruppo di uomini ha fatto irruzione in un'abitazione che sembrava essere occupata da una famiglia appartenente a una minoranza etnica, affermando di volerla «liberare».

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Le immagini trasmesse da Sky News hanno mostrato famiglie in fuga con neonati e bambini dalle case in fiamme. La polizia in certi casi ha dovuto evacuare i residenti sopra i propri veicoli blindati per evitare che venissero colpiti dal lancio di oggetti. Sempre a Shankill Road, due negozi di telefonia sono stati saccheggiati e un market di prodotti africani è stato dato alle fiamme. Proteste più contenute, scrive ancora il quotidiano britannico,  si sono svolte ad Antrim, Bangor e Ballymena, e due auto sono state incendiate a Newtownabbey. A Londra, un gruppo di circa 60 manifestanti si è radunato a Parliament Square, accusando la polizia di essere «traditrice». Alcuni hanno gridato slogan anti-immigrazione e hanno fatto riferimento all'omicidio di Henry Nowak e all'attacco con il coltello a Belfast. La maggior parte del gruppo ha protestato pacificamente nella City.

Gli immigrati hanno paura

Le comunità di immigrati oggi vivono nella paura. I commercianti sudanesi di Sandy Row, un'area lealista del centro di Belfast, hanno chiuso i loro negozi, dichiarando di voler rimanere chiusi in casa. Il Centro islamico di Belfast ha annullato le preghiere serali. «Stiamo dicendo ai nostri fedeli di tornare a casa, di non uscire, di badare ai propri figli, di non diffondere voci e di ascoltare le autorità», ha dichiarato ieri Ameer Ibrahim, responsabile del progetto, citato dal Guardian.

Il Northern Ireland Indian Nurses Forum quest'oggi, citato dalla BBC, ha fatto sapere che i suoi membri sono «spaventati e angosciati» dai disordini e molti sono «ansiosi» all'idea di dover andare e tornare dal lavoro: «Quando persone innocenti vengono danneggiate, le comunità naturalmente si sentono ferite e cercano risposte», si legge nella dichiarazione, aggiungendo però che «le azioni di un singolo individuo non dovrebbero definire intere comunità, razze o nazionalità. Rivolgiamo un appello rispettoso a tutti i cittadini dell'Irlanda del Nord: per favore, non permettete che la rabbia si trasformi in odio e non consentite che le azioni di una sola persona creino divisioni tra brave persone che hanno vissuto, lavorato e si sono sostenute a vicenda per molti anni».

La tensione oggi a Belfast resta alle stelle, mentre il trentenne sudanese incriminato per tentato omicidio è finito alla sbarra. La sua aggressione ai danni di un 40enne ha inevitabilmente riacceso lo scontro politico sull'immigrazione, riaprendo il dibattito sulla cosiddetta «rotta irlandese», usata dai migranti per volare a Dublino dall'Europa continentale all'interno dell'UE - a volte con documenti falsi - per poi raggiungere via terra l'Irlanda del Nord senza controlli e richiedere asilo nel Regno Unito. Il sudanese era arrivato in Francia nel 2023, per poi finire a Belfast.