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Droni iraniani contro l'aeroporto del Kuwait, in fiamme serbatoi di carburante

Il segretario di Stato USA Marco Rubio mette in discussione il rapporto transatlantico con la NATO: «Quando abbiamo bisogno del loro permesso per usare le loro basi militari, la loro risposta è "no"» – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
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Droni iraniani contro l'aeroporto del Kuwait, in fiamme serbatoi di carburante
Red. Online
01.04.2026 06:33
09:28
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Le Borse europee aprono in netto rialzo, in scia con i listini asiatici

Le Borse europee aprono in netto rialzo, in scia con i listini asiatici.

Sui mercati torna l'ottimismo dopo le parole di Donald Trump sulla fine della guerra in Medio Oriente. In questo contesto si registra il calo del petrolio e del gas mentre il dollaro si indebolisce sulle principali valute.

Avvio positivo per Francoforte (+2,85%), Parigi (+2,4%) e Londra (+1,1%). Milano guadagna dal canto suo il 2,08%.

09:28
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Borsa svizzera: ottima la partenza

Partenza a razzo per la Borsa svizzera, sulla scia delle borse asiatiche, a loro volta trascinate al rialzo dal ritornato ottimismo sulla fine della guerra tra Usa e Iran e la riapertura dello stretto di Hormuz. Alle 9:05 l'incide principale SMI segna un rialzo dello 1,65% a quota 13'033,00.

09:27
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Il petrolio vede la pace in Medio Oriente: scende sotto 100 dollari

Il petrolio scende sotto la soglia dei 100 dollari al barile mentre vede la possibilità di una fine del conflitto in Medio Oriente e la riapertura dello Stretto di Hormuz. In netto calo anche il prezzo del gas.

Il Wti registra un calo del 4,3% a 97,05 dollari al barile. Il Brent lascia sul terreno il 4,9% a 98,07 dollari. Seduta in calo anche per il prezzo del gas. Ad Amsterdam le quotazioni segnano una flessione del 5,3% a 47,99 euro al megawattora.

08:52
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A Teheran decidono tutto le Guardie Rivoluzionarie

Le crescenti tensioni tra l'amministrazione del presidente Pezeshkian e la leadership militare iraniana hanno spinto il presidente in una «completa situazione di stallo politico», con le Guardie Rivoluzionarie che di fatto hanno assunto il controllo di funzioni statali chiave.

È quanto riferito a Iran International - emittente con sede a Londra - da fonti informate, secondo le quali il presidente avrebbe richiesto un incontro, negatogli, con la guida suprema Mojtaba Khamenei. Ma anche nella cerchia ristretta del nuovo leader religioso ci sarebbero forti tensioni.

Secondo Iran International, le Guardie Rivoluzionarie hanno bloccato le nomine e le decisioni presidenziali, erigendo un perimetro di sicurezza attorno al centro del potere e di fatto emarginando il governo dal controllo esecutivo. I tentativi di Pezeshkian di nominare un nuovo ministro dell'intelligence giovedì scorso sono falliti sotto la pressione diretta del comandante in capo delle Guardie Rivoluzionarie, Ahmad Vahidi, secondo quanto riferito a Iran International da fonti a conoscenza della situazione.

Tutti i candidati proposti, incluso Hossein Dehghan, sono stati respinti. Si dice che Vahidi abbia insistito sul fatto che, date le condizioni di guerra, tutte le posizioni di leadership critiche e sensibili debbano essere selezionate e gestite direttamente dalle Guardie Rivoluzionarie fino a nuovo ordine.

Nel sistema politico iraniano tradizionalmente i presidenti nominano i ministri dell'intelligence solo dopo aver ottenuto l'approvazione della Guida Suprema, che detiene l'autorità ultima sui principali portafogli della sicurezza. Tuttavia, con le condizioni e la posizione della Guida Suprema Mojtaba Khamenei incerte nelle ultime settimane, il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (Irgc) sta di fatto impedendo al presidente di promuovere il proprio candidato preferito, consolidando ulteriormente la propria presa sull'apparato di sicurezza statale.

Consiglio militare esercita il controllo

Sempre secondo quanto risulta a Iran International, Pezeshkian ha ripetutamente richiesto un incontro urgente con Mojtaba Khamenei negli ultimi giorni, ma tutte le richieste sono rimaste senza risposta e non è stato possibile stabilire alcun contatto. Fonti informate affermano che un «consiglio militare» composto da alti ufficiali dell'Irgc esercita ora il pieno controllo sulla struttura decisionale centrale, imponendo un cordone di sicurezza intorno a Mojtaba Khamenei e impedendo che i rapporti governativi sulla situazione del Paese lo raggiungano. Sono inoltre emerse speculazioni sul fatto che le condizioni di salute di Mojtaba Khamenei possano contribuire agli attuali equilibri di potere.

Allo stesso tempo, si starebbe sviluppando una crisi interna senza precedenti nella cerchia ristretta di Mojtaba Khamenei. Alcuni stretti collaboratori starebbero spingendo per rimuovere Ali Asghar Hejazi, una figura influente nell'ufficio della Guida Suprema e responsabile della sua sicurezza. Le tensioni derivano dalla palese opposizione di Hejazi alla potenziale successione di Mojtaba Khamenei. Secondo fonti attendibili, Hejazi aveva precedentemente avvertito i membri dell'Assemblea degli Esperti che Mojtaba non possedeva le qualifiche necessarie per la leadership e aveva sostenuto che la successione ereditaria è incompatibile con i principi enunciati dalla Guida Suprema Ali Khamenei.

07:46
07:46
«Emirati pronti a scendere in campo per forzare Hormuz»

Gli Emirati Arabi Uniti si stanno preparando ad aiutare gli Stati Uniti e altri alleati ad aprire con la forza lo Stretto di Hormuz, hanno affermato funzionari arabi, una mossa che li renderebbe il primo Paese del Golfo Persico a diventare parte combattente, dopo essere stato colpito dagli attacchi iraniani. Lo scrive il Wall Street Journal.

Gli Emirati Arabi Uniti, riporta la testata Usa, stanno esercitando pressioni sul Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite affinché adotti una risoluzione che autorizzi tale azione, hanno aggiunto i funzionari.

Lo stato del Golfo, scrive ancora il Wall Street Journal, ha avviato un'iniziativa per persuadere gli Stati Uniti e altri Paesi ad aprire la via navigabile con ogni mezzo necessario. In particolare, i diplomatici emiratini avrebbero esortato gli Usa e le potenze militari in Europa e Asia a formare una coalizione per aprire lo stretto con la forza, hanno affermato i funzionari.

Un funzionario degli Emirati Arabi Uniti ha osservato che il regime iraniano ritiene di combattere per la propria sopravvivenza ed è disposto a trascinare con sé l'economia globale nella morsa dello Stretto.

06:55
06:55
Israele lancia un «vasto attacco» su Teheran, esplosioni nella capitale iraniana

L'esercito israeliano ha dichiarato di aver effettuato oggi attacchi a Teheran, dove l'emittente statale iraniana Irib ha riportato esplosioni in diverse zone.

Un breve comunicato militare ha affermato che le forze israeliane hanno «completato un'ondata di attacchi su vasta scala contro siti infrastrutturali del regime terroristico iraniano a Teheran». Esplosioni sono state udite «nei quartieri nord, est e centrali» della capitale iraniana, ha riferito l'Irib.

06:50
06:50
Israele: «Intercettato un missile lanciato dallo Yemen»

L'esercito israeliano ha annunciato stamattina di intercettato un missile lanciato dallo Yemen, da dove i ribelli Houthi filoiraniani, hanno recentemente lanciato attacchi contro lo Stato ebraico.

«L'esercito ha rilevato un missile lanciato dallo Yemen verso il territorio israeliano», si leggeva in un comunicato pubblicato su Telegram prima che con un secondo messaggio venisse revocata l'allerta «in tutte le aree del Paese» pochi minuti dopo. Secondo i media locali, il proiettile è stato intercettato e non si sono registrati feriti.

06:33
06:33
Il punto alle 06.00

L'autorità per l'aviazione civile del Kuwait ha dichiarato che l'aeroporto internazionale del Paese del Golfo è stato oggetto oggi di un attacco di droni iraniani, che ha provocato «un vasto incendio» ai serbatoi di carburante ma nessuna vittima. «L'aeroporto internazionale del Kuwait è stato oggetto di attacchi da parte di droni lanciati dall'Iran e dalle fazioni armate che sostiene», ha dichiarato il portavoce della Direzione generale dell'aviazione civile Abdullah Al-Rajhi citato dall'Agenzia di stampa del Kuwait (Kna). Il portavoce ha affermato che «i serbatoi di stoccaggio del carburante sono stati presi di mira, provocando un vasto incendio sul posto».

Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha messo in discussione il rapporto transatlantico con la NATO come mai prima d'ora, dichiarando che gli Stati Uniti dovranno «riesaminare» la loro relazione con l'alleanza militare una volta terminata la guerra contro l'Iran. «Credo che purtroppo non ci siano dubbi sul fatto che, una volta terminato questo conflitto, dovremo riesaminare questa relazione. Dovremo riesaminare l'interesse che presenta la NATO per il nostro Paese nel quadro di questa alleanza», ha detto Rubio a Fox News aggiungendo che spetterà al presidente Donald Trump decidere in merito. «Se siamo arrivati al punto in cui l'alleanza NATO ci impedisce di utilizzare basi, in cui non possiamo più usarle efficacemente per difendere gli interessi degli Stati Uniti, allora la NATO è una strada a senso unico», ha affermato Rubio. «La NATO si riduce quindi semplicemente alla presenza delle nostre truppe in Europa per difendere l'Europa. Quando abbiamo bisogno del loro permesso per usare le loro basi militari, la loro risposta è "no"? Allora perché siamo nella NATO? Dobbiamo porci questa domanda», ha aggiunto il segretario di Stato americano.

Secondo quanto riferito dal Ministero della Salute libanese, attacchi israeliani sul sud di Beirut sud e una zona limitrofa hanno causato sette morti e decine di feriti. «L'incursione del nemico israeliano nella zona di Jnah a Beirut ha provocato, secondo un primo bilancio, cinque morti e 21 feriti», si legge in un comunicato del dicastero riferito a un'area nella parte meridionale dellca capitale del Libano. Gli attacchi a Jnah hanno preso di mira quattro auto parcheggiate in strada, ha dichiarato una fonte della sicurezza. Un altro attacco ha colpito un veicolo a Khaldeh, appena a sud di Beirut, uccidendo due persone e ferendone altre tre. L'esercito israeliano ha da parte sua dichiarato oggi di aver colpito un alto comandante di Hezbollah e un altro membro del gruppo sostenuto dall'Iran a Beirut in due attacchi separati, senza fornire dettagli sulle posizioni esatte. 

06:33
06:33
Prime missioni dei bombardieri B-52 sull'Iran

Gli Stati Uniti hanno iniziato a far volare bombardieri B-52 sopra l'Iran. Lo ha riferito il capo dello stato maggiore congiunto Usa Dan Caine in un briefing pubblico al Pentagono, come riporta il Guardian. «Negli ultimi 30 giorni abbiamo colpito oltre 11.000 obiettivi. Con una crescente superiorità aerea, abbiamo anche lanciato le prime missioni dei B-52 su terraferma», ha detto Caine.

L'esercito americano rimane concentrato su «interdizione e distruzione delle catene logistiche e di approvvigionamento che alimentano» i programmi missilistici, di droni e di costruzione navale dell'Iran, ha aggiunto.

Secondo il New York Times, ciò significa di fatto che gli Stati Uniti hanno bloccato la capacità dell'Iran di sostituire le munizioni distrutte nei migliaia di bombardamenti americani. I bombardieri B-52 - a differenza degli aerei agili o stealth presenti nell'arsenale statunitense - sono considerati altamente vulnerabili ai sistemi antiaerei. La decisione di far volare questi aerei direttamente sopra l'Iran indica la fiducia dell'esercito americano di aver in gran parte distrutto la capacità dell'Iran di abbattere i pesanti bombardieri.