Guerra

Ecco come il blocco di Starlink ai russi ha favorito una controffensiva dell'Ucraina

L'esercito di Kiev ha riconquistato 201 chilometri quadrati in appena quattro giorni, un risultato senza precedenti dal 2023 – A titolo di paragone, a dicembre 2025 la Russia ha conquistato 244 chilometri quadrati
© Iryna Rybakova
Red. Online
18.02.2026 22:15

L'esercito ucraino ha riconquistato 201 chilometri quadrati di territorio in appena quattro giorni, un risultato senza precedenti dal 2023. L'avanzata, spettacolare, è stata favorita dall'interruzione dell'accesso a Starlink per le forze russe e una cosiddetta operazione di cyber-inganno condotta da Kiev che, riferisce fra gli altri RTS riprendendo un'analisi dell'Institute for the Study of War (ISW), ha tratto in trappola migliaia di operatori russi.

A titolo di paragone, i 201 chilometri quadrati coincidono (quasi) con il totale delle conquiste russe di dicembre 2025 (244 chilometri quadrati). Le avanzate ucraine si stanno concentrando, principalmente, a circa 80 chilometri a est della città di Zaporizhzhia, in una zona dove le truppe russe stavano progredendo dall'estate del 2025. Le forze di Kiev hanno inoltre ripreso il controllo di territori nel nord-est e nell'est del Paese, sui fronti di Kharkiv, Kostiantynivka, Pokrovsk e Novopavlivka. Secondo l'ISW, dopo aver rallentato la progressione russa circa una settimana fa, le truppe ucraine hanno ampiamente bloccato l'avanzata nemica in numerose aree.

Starlink, l'arma che ha cambiato la guerra

«Questi contrattacchi ucraini traggono probabilmente vantaggio dal blocco dell'accesso delle forze russe a Starlink che, secondo i blogger militari russi, sta scombussolando le comunicazioni e il comando» scrive al riguardo l'ISW. Dall'inizio di febbraio, il Ministero della Difesa ucraino e SpaceX, la società di Elon Musk, hanno implementato un sistema di geofencing con l'applicazione di una «lista bianca» (whitelist) su tutto il territorio ucraino. Detto in altri termini, i terminali non registrati negli elenchi autorizzati o che tentano di connettersi da aree geografiche limitate non ricevono alcun servizio.

Per le forze russe, che si erano procurate i terminali Starlink per vie parallele acquistandoli in Paesi terzi, facendoli passare clandestinamente ai confini o registrandoli sotto falsi pretesti, la misura ha significato un'improvvisa interruzione della rete. L'impatto tattico è stato immediato e, appunto, importante. Le autorità ucraine avevano infatti raccolto prove di centinaia di attacchi condotti da droni dotati di tecnologia Starlink, che permettevano agli operatori russi di aggirare le difese elettroniche ucraine. Difese che, di solito, neutralizzano i droni disturbando i segnali GPS e radio.

Se il conflitto dipende da Internet

La guerra dei droni, come è stata più volte definita, si basa sulla larghezza di banda scrive sempre RTS. I droni kamikaze FPV (acronimo di First Person View) colpiscono obiettivi a trenta chilometri di distanza. I droni da ricognizione a lungo raggio trasmettono informazioni alle batterie di artiglieria. Tutti questi sistemi, ricorda il giornalista Chris Sampson, caporedattore del media specializzato National Security Media, richiedono una connettività in tempo reale tra l'operatore e l'apparecchio.

Grazie a Starlink, le forze russe avevano potuto beneficiare di una connettività affidabile, ad alta velocità e a lungo raggio, dalla quale le loro operazioni erano diventate dipendenti. Quando i terminali hanno smesso di funzionare, le missioni dei droni sono state interrotte in pieno volo, le reti di direzione del tiro d'artiglieria si sono frammentate e i sistemi di comando e controllo a livello di battaglione hanno perso la loro infrastruttura principale. Da allora, le truppe russe e i blogger militari pro-Cremlino si lamentano di gravi problemi di comunicazione e di comando sul campo di battaglia.

D'accordo, ma la trappola?

Di fronte al blocco, le forze russe hanno cercato alternative. Una su tutte: il reclutamento di civili ucraini disposti a registrare i terminali tramite i centri di servizi amministrativi ucraini. In questo modo, i terminali sarebbero apparsi legittimi sulla citata white list e avrebbero potuto essere utilizzati per operazioni militari.

La 256. divisione d'assalto informatico ucraina ha intuito la mossa russa e sfruttato la soluzione adottata da Mosca a suo vantaggio. L'unità ha creato un bot su Telegram, @russian_starlink_bot, e diversi altri canali, presentandosi come un servizio di registrazione di terminali Starlink «per un utilizzo su tutto il territorio russo». L'interfaccia guidava gli utenti attraverso una raccolta sistematica di dati: identificativo del terminale (UTID), identificativo del kit, dell'antenna, numero di conto, coordinate GPS e pagamento in criptovaluta USDT. Concentrati sulla promessa di ripristinare la connettività, gli operatori russi non hanno sospettato nulla. Bene, secondo un video pubblicato dalla 256. divisione d'assalto informatico, l'operazione ha permesso di raccogliere dati su 2.420 terminali e di recuperare circa 6.000 dollari in pagamenti in criptovaluta. Così Patrick Tucker, caporedattore del media specializzato Defense One, ripreso da RTS: «Quando i terminali russi illegali di Starlink sono stati disconnessi, l'Ucraina ha creato una rete di canali e bot che offrivano servizi di attivazione a pagamento. Le truppe russe hanno quindi fornito informazioni sulle loro posizioni e "donazioni" per diverse migliaia di dollari».

Le coordinate GPS fornite dagli stessi utenti russi hanno permesso alle forze ucraine di mappare gli schemi di schieramento delle forze russe, rivelando l'ubicazione dei posti di comando, delle posizioni d'artiglieria e delle piattaforme logistiche. Ogni terminale è così diventato «un segnale che trasmette la propria posizione» per dirla con Sampson. Non solo, l'operazione avrebbe permesso di identificare 31 «traditori» ucraini disposti ad aiutare le forze russe nella registrazione dei terminali. Queste informazioni sono state trasmesse al Servizio di sicurezza ucraino (SBU).