«Economia e guerra le ragioni della sconfitta repubblicana»

Marco Sioli insegna Storia e istituzioni delle Americhe all’Università Statale di Milano. I suoi ultimi lavori sono interamente dedicati alle trasformazioni della società statunitense: American Golem 5.0 Dai padri fondatori all’intelligenza artificiale (Ibis, 2025) e In difesa della natura selvaggia (elèuthera, 2025), un viaggio attraverso i più importanti parchi nazionali USA - Yosemite, Yellowstone, Grand Canyon - sulle tracce dei padri fondatori dell’ambientalismo americano: Henry David Thoreau, Frederick Law Olmsted, John Muir e Aldo Leopold.
A Sioli, il Corriere del Ticino ha chiesto di commentare l’onda blu che si è riversata sugli Stati Uniti, al di là persino delle previsioni della vigilia.
«Innanzitutto, se qualcuno aveva qualche dubbio sul funzionamento della democrazia americana è stato smentito - esordisce Sioli - L’onda blu non era prevista in queste dimensioni, però era nell’aria. Ogni due anni, la democrazia americana va alla prova del voto, che sia la presidenza o midterm. Se prometti qualcosa, alla fine devi mantenerlo. Kamala Harris aveva perso a causa della crisi e della crescita del costo della vita, all’epoca segnato banalmente dal prezzo delle uova. Lo stesso costo della vita che Trump non è stato in grado di ridurre, e ha anzi aggravato con la politica dei dazi. Non solo: il presidente non ha rispettato la promessa di non impegnarsi in guerre che per gli americani sono assolutamente incomprensibili. Il grande successo dell’operazione in Venezuela non è stato replicato in Iran. Trump aveva detto: “America first”, e adesso sarà sicuramente Pete Hegseth, il Segretario alla guerra, a subirne le conseguenze».
Economia e guerra, quindi. Ma anche le scelte istituzionali e di politica migratoria. «La violenza dell’ICE, la polizia federale anti-immigrati, ha portato sicuramente Stati come il Texas a schierarsi dalla parte democratica - dice Sioli - e non sono piaciuti gli atteggiamenti di un presidente “imperiale”. Da noi è giunta soltanto l’eco della protesta, ma in questi mesi negli USA molti hanno manifestato e sono scesi in piazza nelle iniziative “No Kings”».
Altro capitolo spinoso per Trump è stata la corruzione, «che ormai è palese - spiega lo storico milanese - Pensiamo a Kimberly Guilfoyle, fidanzata per quattro anni con Donald Trump Jr., il figlio maggiore del presidente: dopo la fine della relazione è stata nominata ambasciatrice USA in Grecia ma è stata costretta a dimettersi qualche settimana fa. E poi il figlio minore di Trump, Barron William, un ventenne che studia in un college privato del New Jersey: l’anno scorso ha dichiarato 120 milioni di dollari di reddito che non sono certamente frutto del suo sacco. Ecco, tutto questo ha portato alla sconfitta dei repubblicani e di Trump».
L’onda blu ha quindi letteralmente travolto i conservatori. Tutti hanno parlato del Texas, che ha eletto un senatore dem dopo quasi 40 anni. Ma pochi hanno notato che il Kansas ha eletto il suo primo senatore democratico dal 1932. Lo spostamento del consenso è stato enorme. La domanda è se questo consenso sia strutturale o possa, in futuro, rientrare. «Non penso che sia strutturale - dice Sioli - Se si guarda la mappa elettorale si nota l’assenza della classica divisione: le coste che votano democratico e il centro e il Midwest che votano repubblicano. La mappa è più composita. Faccio un esempio: nel mio ultimo libro mi sono occupato dei parchi nazionali. La politica di Trump nei confronti di queste aree è stata penalizzante. Il presidente ha imposto ai visitatori stranieri di pagare un pass di 100 dollari. Risultato: un milione in meno di visitatori in un anno. Nonostante il valore del dollaro e il costo irrisorio, oggigiorno, di un volo su Chicago o su New York».
Un altro tema di cui si è lungamente occupato lo storico dell’Università di Milano è l’irruzione dell’intelligenza artificiale nella società americana. Molti candidati democratici hanno protestato contro la costruzione dei data center. E hanno contestato la politica totalmente libertaria di Trump verso lo sviluppo dell’IA. «La costruzione dei data center - conferma Sioli – ha bisogno di un enorme consumo d’acqua per il raffreddamento dei server. Ci sono aree in cui questi impianti non possono essere realizzati, appunto per la mancanza d’acqua. Quindi si pensa di costruirli in aree rurali oppure a ridosso dei sobborghi che ormai si allungano dalle città verso le campagne. Io stesso ho seguito in Virginia la protesta di alcuni abitanti che si sono ritrovati a fianco delle proprie case uno di questi enormi data center».
In Texas, il senatore eletto James Talarico si è paragonato a Davide in lotta contro Golia. Un Golia con le fattezze di Elon Musk che, in questa campagna elettorale, ha donato ai repubblicani quasi 500 milioni di dollari, 140 dei quali al candidato che correva contro Talarico. C’è, allora, una ribellione degli americani, o della maggioranza degli americani, contro i tecno-oligarchi? «Più che tecno-oligarchi, riprendendo il capitalismo americano della fine dell’800, li definirei i moderni Robber Barons, i celebri “Baroni ladri” che dominavano l’economia prima della Grande depressione. Credo che questo voto sia stato solo un segnale d’allarme nei loro confronti. Forse, il Congresso a maggioranza dem tenterà di portare avanti leggi non solo contro la corruzione, ma anche per arginare lo strapotere di questi oligarchi. Ma ci sarà il veto di Trump».
L’ultima sottolineatura di Sioli è verso l’America multietnica emersa dal voto. «C’è stata una ripresa forte delle identità che sono parte di questo mondo multietnico. Penso, in particolare, all’elezione di alcuni nativi americani. Il Paese bianco e cristiano immaginato da Trump è minoritario. E sarà sempre più minoritario».
