Stati uniti

Elezioni USA: le tappe e le regole di voto

Dopo un percorso tortuoso, tra meno di un mese sapremo chi tra Donald Trump e Joe Biden guiderà una delle nazioni più potenti al mondo - Ecco cosa c’è da sapere
Osvaldo Migotto
02.10.2020 17:37

Le elezioni USA si stanno mostrando sempre più atipiche rispetto al passato. L’ultima triste novità è stata la completa mancanza di fair play nel primo dei tre dibattiti in tv che precedono il voto del 3 novembre. Ma a far partire con il piede storto l’intero processo elettorale è stata la pandemia di coronavirus, che ha colpito lo stesso Trump e ha messo in difficoltà il complesso sistema elettorale americano. Vediamo le fasi principali:

Primarie e caucus

Da febbraio a giugno i candidati alla presidenza hanno gareggiato all’interno dei singoli Stati federati e all’interno dei partiti, attraverso le elezioni primarie o i caucus (congressi statali) al fine di ottenere la propria candidatura. L’obiettivo dei candidati era quello di ottenere il maggior numero possibile di delegati, nel proprio Stato, che poi prendono parte alla convention nazionale del partito. Nelle primarie gli elettori votano il proprio candidato in base alle leggi dello Stato di residenza. Più complessa invece la scelta dei delegati attraverso i caucus, incontri informali di quartiere tra elettori democratici o repubblicani nei quali vengono scelti i delegati da inviare alle riunioni di Contea, dove vengono a loro volta designati i delegati che partecipano alle riunioni dei singoli Stati. È poi in sede di caucus statale che vengono scelti i delegati (Grandi elettori) che alla fine partecipano alla convention nazionale. A causa della pandemia, però, queste riunioni e votazioni hanno risentito del crescente clima di paura e alcuni Stati hanno usato solo il voto per posta per ridurre i rischi di contagio.

Convention in formato ridotto

Alla fine anche la convention democratica di agosto, nella quale Joe Biden è stato designato ufficialmente candidato alla Casa Bianca con il voto di 2.617 delegati su 4.750, è stata stravolta dalle norme di sicurezza resesi necessarie a causa della COVID-19. Per la prima volta il partito ha infatti deciso di ricorrere a una convention virtuale, con l’intervento dei vari oratori solo in collegamenti online. I repubblicani, invece, hanno ridotto il numero dei delegati presenti allo Charlotte Convention Center, in Carolina del Nord: solo 336 (ben pochi con la mascherina) ma abbastanza per accogliere Trump con un’ovazione. I 336 delegati hanno votato anche a nome degli altri impossibilitati a partecipare ai lavori a causa delle restrizioni per il coronavirus e alla fine il presidente in carica ha raggiunto la soglia dei 1.276 delegati necessaria per correre per la Casa Bianca. Ora è iniziata la fase finale del complesso processo elettorale, ma nuovi ostacoli e colpi di scena non sono da escludere.

Le incognite sul dopo voto

Donald Trump guarda con grande diffidenza al voto per corrispondenza che a causa della pandemia sarà usato più che mai. L’attuale inquilino della Casa Bianca ha detto che non riconoscerà come valida l’elezione se ci saranno indizi di irregolarità nel voto per corrispondenza. Inoltre va ricordato che la legge elettorale statunitense prevede che ogni candidato che raccolga una maggioranza semplice in uno Stato ottiene la totalità dei Grandi elettori di quello Stato. Grazie a tale regola Trump potrebbe di nuovo essere eletto con la maggioranza dei Grandi elettori anche se non avesse la maggioranza del voto popolare. Proprio come era accaduto nel 2016 nella sfida con Hillary Clinton.

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