Stati Uniti

Fra attacchi personali e «no comment»: è show in Senato in difesa di Trump

La procuratrice generale Pam Bondi, chiamata a rispondere alle domande della Commissione Giustizia sull'uso strumentale del Department of Justice, ha respinto ogni tentativo di fare chiarezza
©Mark Schiefelbein
Red. Online
08.10.2025 13:30

È un'audizione senza risposte, letteralmente, quella andata in scena ieri a Washington, dove la procuratrice generale statunitense Pam Bondi si è ripetutamente rifiutata di rispondere alle domande della Commissione Giustizia del Senato. Chiamata a fornire informazioni sull’uso politico del Dipartimento di Giustizia, Bondi ha scelto il "no comment" e gli attacchi personali per evitare completamente di entrare in materia. Per oltre quattro ore, l’ex procuratrice generale della Florida ha respinto ogni richiesta di chiarimento, trasformando le critiche in un’accorata difesa di sé stessa, del presidente Donald Trump e della sua amministrazione, oltre che in offese rivolte a chi era lì per interrogarla.

Un atteggiamento che, evidenziano i commentatori statunitensi, riflette una strategia diffusa tra gli esponenti del governo Trump: rovesciare i momenti (che dovrebbero essere) di responsabilità pubblica per colpire gli avversari politici.

Nel resoconto proposto dal New York Times - che online ha pubblicato anche un video con gli scontri più pesanti - si legge che il senatore democratico dell’Illinois, Richard Durbin, ha aperto l’audizione chiedendo se la Casa Bianca avesse consultato Bondi prima dell’invio della Guardia Nazionale a Chicago. Un'entrata in materia forte, considerate le forti critiche rivolte a Washington per un uso non aderente ai principi costituzionali della forza militare. Bondi ha ignorato la domanda e replicato con tono acceso: «Vorrei che lei amasse Chicago tanto quanto odia Donald Trump».

Da Tom Homan al caso Epstein

Composta sia da democratici sia da repubblicani, la Commissione Giustizia si è evidentemente divisa a metà. Nessuno dei repubblicani - salvo Thom Tillis (North Carolina), che ha chiesto a Bondi di chiarire la ragioni dell'invio dell'esercito a Chicago - ha insistito perché la procuratrice rispondesse ai quesiti. 

«Non discuterò di questo tema con lei». Queste le parole usate più e più volte da Bondi. Quando il senatore Sheldon Whitehouse, democratico del Rhode Island, ha chiesto alla procuratrice generale spiegazioni sulla decisione di archiviare un’indagine contro Tom Homan — “zar” della frontiera sotto l’amministrazione Trump, ripreso in un video mentre riceveva una busta con 50.000 dollari in contanti — Bondi non ha risposto e altrettanto ha fatto su tutto ciò che riguardava il caso Epstein. 

Ma la tensione è salita ulteriormente quando il senatore Richard Blumenthal, democratico del Connecticut, ha domandato a Bondi perché non si fosse astenuta da un procedimento che riguardava un cliente del suo ex studio di lobbying, Ballard Partners. «Come osa? Sono una procuratrice di carriera. Non osi mai mettere in dubbio la mia integrità», ha gridato Bondi, ricordando poi un vecchio episodio in cui Blumenthal aveva falsamente dichiarato di aver prestato servizio militare in Vietnam.

A intervenire infine è stato Adam Schiff, deputato democratico della California, a sua volta indagato dal Dipartimento di Giustizia per presunte irregolarità immobiliari dopo essere stato più volte nel mirino di Trump. Schiff ha elencato una serie di questioni rimaste senza risposta — oltre una dozzina — tornando poi al tema dell’indagine su Homan e al video dei 50.000 dollari. «Sosterrà la richiesta di questa commissione per ottenere il nastro?» ha chiesto. Bondi, con le braccia incrociate, ha replicato: «Può parlarne con Patel», riferendosi al direttore dell’FBI, Kash Patel. «Sto parlando con lei», ha ribattuto Schiff. «Sosterrà quella richiesta?». «Chiederà scusa a Donald Trump?» ha risposto Bondi, definendo poi il deputato «un avvocato fallito» e aggiungendo che lo avrebbe licenziato se avesse lavorato per lei.