Germania, la crisi politico-sociale spinge l’AFD e il voto anti-sistema

Domenica prossima la storia politica della Germania potrebbe svoltare. L’attesa, prevedibile vittoria di Ulrich Siegmund, candidato di Alternative für Deutschland (AFD) alla presidenza della Sassonia-Anhalt, potrebbe trasformarsi in un trionfo, imprimendo una svolta nei rapporti di forza dei partiti tedeschi e orientando ancora di più verso la destra estrema parte consistente dell’elettorato europeo.
«Siamo di fronte a un processo che va avanti da molto e senza una significativa inversione di tendenza - dice al Corriere del Ticino Gianluca Falanga, ricercatore e consulente scientifico del Gedenkstätte Berlin-Hohenschönhausen (il “museo” della Stasi, la polizia politica della DDR), che da oltre 20 anni si occupa di storia della Germania contemporanea - I numeri dell’avanzata dell’AFD sono impressionanti, ma lo sono già da tempo».
Molti analisti insistono nell’accostare l’AFD ai nazionalsocialisti. Per le parole d’ordine, per le scelte politiche. Per la simbologia utilizzata. «Parlare di un ritorno dei nazisti al governo forse è troppo - sottolinea tuttavia Falanga - l’AFD non è il partito di Hitler, anche se ci sono tanti motivi per essere preoccupati. In ogni caso, la base elettorale dell’AFD è solida, il consenso molto ampio. Vero è che questo consenso potrebbe essere legato anche al fatto che finora il partito di estrema destra non ha mai governato, e che alla prova dell’esecutivo il favore dei cittadini potrebbe diminuire. Ma è tutto da dimostrare».
L’AFD si è affermata inizialmente nella ex DDR, per poi aumentare il consenso anche a ovest. È inevitabile chiedersi come sia stato possibile transitare in così breve tempo da una dittatura comunista a una nostalgica adesione a un passato che sembrava sepolto per sempre. «Questa è una domanda che ci facciamo ormai da 30 anni - conferma Falanga - da quando, cioè, già sotto il governo comunista a Est erano emersi i primi rigurgiti di neonazismo. Le cause sono molte e diverse tra loro: esiste un malcontento, esistono frustrazioni e motivi di rancore del post-riunificazione. Negli ultimi 10-15 anni l’AFD ha continuato a dire che è possibile tornare indietro, tornare ai tempi in cui la Germania era forte e stabile. Un messaggio, peraltro, ambivalente, poiché a Est ha insistito sul tema della sicurezza, la stessa garantita dal regime comunista, mentre a Ovest ha continuato a evocare la Germania degli anni ’50 e ’60, forte, economicamente stabile, modello per tutti. Un messaggio chiaramente populista, capace però di riconoscere i motivi di insoddisfazione, di astio, di malcontento e di usarli elettoralmente cambiando l’offerta politica a seconda del contesto».
Una ricetta sempre identica
Un espediente ormai sfruttato a piene mani ovunque, non soltanto in Germania. Nessuna agenda precisa, ma capacità di reagire alle situazioni di crisi e al malessere sociale offrendo quello che l’elettorato sembra chiedere, o pretendere. «In questo - aggiunge Falanga - non bisogna dimenticare un altro elemento chiave: il fallimento della politica dei partiti tradizionali, che non a caso l’AFD chiama “vecchi partiti”». Scenario che si sta ripetendo, in forme molto simili, anche in Italia, dove l’ascesa di Roberto Vannacci, con il suo Futuro Nazionale, sembra essere persino più veloce di quella vissuta dall’AFD.
«La ricetta è la stessa - ammette lo storico torinese - e non riguarda soltanto le forze di destra. Così come dimostra, proprio in Germania, Sahra Wagenknecht, leader di un piccolo partito collocato all’estrema sinistra». Il Bündnis Sahra Wagenknecht, che dal mese prossimo dovrebbe abbandonare il riferimento alla sua fondatrice per diventare Alleanza per la giustizia sociale e la ragione economica, è l’unica forza politica che si è detta disponibile ad appoggiare un eventuale governo di minoranza dell’AFD in Sassonia-Anhalt. Un’altra anomalia nell’attuale panorama politico tedesco. «La posizione di Sahra Wagenknecht è molto marginale, anche a sinistra. Ma fa chiaramente intuire quanto detto prima - spiega ancora Falanga - ovvero, che c’è un certo modo di intercettare le insoddisfazioni generali e il disagio sociale non con offerte politiche che tengano conto di tutta la complessità della situazione, ma soltanto per costruirsi una propria identità politica riconoscibile. La Wagenknecht insiste su alcune cose che funzionano dal punto di vista del consenso: per esempio, la critica all’immigrazione. Senza dare soluzioni. Certo, arrivare al punto di offrire il proprio sostegno all’AFD è una cosa molto preoccupante, anche se a farlo è un partito ancora molto piccolo». Rimane il fatto, insiste Falanga, che l’AFD, «nella sua pancia, è piena di elementi vicini al neonazismo. Anche il candidato sassone, Ulrich Siegmund, è una persona che arriva da quegli ambienti, pure se adesso ha la faccia pulita e si presenta come bravo ragazzo».
Mancata inversione di rotta
Tra pochi giorni, domenica 20 settembre, si voterà anche a Berlino per rinnovare il Parlamento locale e le assemblee distrettuali. Nella capitale tedesca i sondaggi premiano die Linke, che potrebbe superare il 20% dei voti, mentre l’AFD non andrebbe oltre il 17%. In Germania, così come negli altri Paesi d’Europa, città e periferie votano quindi in modo molto diverso. «È vero - conclude Falanga - ci sono le periferie, le campagne, i centri urbani piccoli e quelli grandi. Esistono sicuramente tante Germanie e altrettanti orientamenti di voto. C’è però un dato comune: il voto estremo è aumentato. Enormemente. Questo è un fatto di cui tenere conto. I partiti tradizionali - la SPD sicuramente, ma anche la CDU - non sono stati finora in grado di invertire la rotta, il che vuol dire che non colgono ciò che serve a modificare in maniera incisiva la situazione data. Il disagio c’è, così come la crisi economica, un fatto nuovo in Germania rispetto agli ultimi 30 anni. Sento molte persone dire, tra chi teme una vittoria dell’AFD, “Beh, forse a questo punto è bene che vadano al governo, così si vede di cosa sono o non sono capaci”. Personalmente, continuo a pensare che sia un un calcolo molto rischioso».
