Guerra

Gioie o dolori? Kiev attende con ansia l'esito delle presidenziali USA

Nessuno dei due candidati sembra poter offrire garanzie all'Ucraina, costretta ad accontentarsi del «meno peggio» – L'invio di truppe nordcoreane in guerra potrà smuovere gli alleati europei?
©Matt Slocum
Red. Online
01.11.2024 15:30

Manca poco, pochissimo, all'Election Day, il 5 novembre, nel quale si concluderà il lungo processo delle elezioni presidenziali statunitensi. Mentre il popolo americano si mostra diviso equamente fra il sostegno a Kamala Harris e quello a Donald Trump, in Europa c'è qualcuno che guarda con preoccupazione, molta preoccupazione, a un'eventuale ritorno in sella del tycoon. 

Già, per l'Ucraina, l'esito delle elezioni presidenziali americane potrebbe fare la differenza fra sconfitta e vittoria. Sì, il sostegno politico degli altri alleati – come l'UE – è indispensabile, ma il peso dei pacchetti militari inviati da Washington a Kiev in tre anni di guerra eclissa tutti gli altri aiuti sommati. Parliamo di qualcosa come 64 miliardi di dollari in forniture.

Ora, tuttavia, il rubinetto potrebbe essere chiuso. Durante la sua campagna presidenziale, Donald Trump non ha fatto mistero del suo desiderio di tagliare le spese statunitensi, anche a scapito degli alleati impegnati in guerra. Usando la sua influenza, nell'ultimo anno ha ripetutamente tentato di bloccare i pacchetti di aiuti al Congresso, affermando - poi - di voler costringere Mosca e Kiev a raggiungere un accordo prima dell'insediamento presidenziale degli Stati Uniti a gennaio. Una soluzione che non fa saltare di gioia Kiev, dato che il piano prospettato da JD Vance, il compagno di corsa di Trump, prevede sostanzialmente di attribuire a Mosca il completo controllo del territorio ucraino attualmente occupato e il divieto all'Ucraina di entrare nella NATO.

I rapporti con Zelensky

A settembre, Zelensky ha ottenuto un incontro con Trump a New York per perorare la causa dell'Ucraina, la prima volta che i due uomini si sono trovati faccia a faccia in cinque anni. L'ultimo scambio fra Zelensky e Trump era avvenuto nel 2019, lo stesso anno in cui The Donald subì l'impeachment per aver chiesto a Zelensky, in una telefonata, di indagare su Joe Biden e suo figlio nel tentativo di influenzare l'esito delle elezioni presidenziali statunitensi del 2020. Il caso si era poi chiuso con l'assoluzione in Senato: una conclusione per la quale Trump aveva ringraziato lo stesso Zelensky: «Uno dei motivi per cui abbiamo vinto così facilmente è che quando a Zelensky è stato chiesto, avrebbe potuto fare il gradasso e fare il simpatico, e non l'ha fatto. Ha detto che il presidente Trump non ha fatto assolutamente nulla di male. L'ha detto forte e chiaro, e la bufala dell'impeachment è morta lì».

Insomma, Trump potrebbe essere più vicino al leader di Kiev di quanto possa sembrare. Ma i risultati dell'incontro di settembre 2024 non lasciano ben sperare per l'Ucraina: il tycoon sembra non aver cambiato propositi. «Tutti capiscono che a Trump non importa nulla dell'Ucraina e che una presidenza Trump sarebbe un viaggio al casinò per l'Ucraina: potremmo vincere molto o perdere tutto», ha dichiarato una fonte delle strutture di sicurezza ucraine, citata dal Guardian. «Trump è utile a Putin, perché può creare il caos», ma – per certi versi –  l'imprevedibilità dell'ex presidente potrebbe tornare utile anche a Kiev. «A Putin non piace quando altri hanno l'iniziativa».

E Kamala?

Già, perché l'amministrazione Harris potrebbe non essere tanto meglio. Soprattutto se dovesse mantenere la stessa identica linea tenuta da Biden. Oggi, si legge nell'analisi proposta dal giornale britannico, l'Ucraina sta ricevendo alcuni dei pezzi più pregiati dell'arsenale statunitense, tra cui missili a lungo raggio, sistemi di difesa aerea Patriot e jet F-16 forniti dagli alleati europei. Ma i ritardi nell'autorizzazione a trasferire queste armi, e soprattutto, le limitazioni sul loro utilizzo, ne hanno compromesso l'efficacia sul campo di battaglia. Se ciò dovesse continuare sotto un'amministrazione Harris, potrebbe risultare, infine, essere dannoso per il futuro dell'Ucraina quasi quanto le pressioni di un'amministrazione Trump per raggiungere un accordo immediato.

Poco, pochissimo, si sa delle relazioni fra Harris e Zelensky. Dall'inizio dell'invasione su larga scala, Harris non ha mai visitato l'Ucraina. Ha, sì, incontrato Zelensky in almeno sei occasioni, ma sempre per parlare in vece di Biden, piuttosto che per stabilire una propria agenda. Insomma, per chi spera in Kamala Harris si tratterebbe, tutt'al più, di uno scenario alla "meno peggio". 

Speranza Corea del Nord

Paradossalmente, allora, la più grande minaccia avvertita in tempi recenti, l'entrata in guerra delle truppe nordcoreane, potrebbe smuovere gli equilibri in favore di Kiev. Questo mese, ne abbiamo parlato a più riprese, migliaia di soldati nordcoreani si sono uniti alle truppe russe sul terreno. Una presenza che ha portato l'Ucraina a chiedere con forza un intervento più concreto agli alleati europei. Con l'ipotesi, sostenuta da Francia e Paesi baltici, dell'invio di truppe occidentali in guerra. Le pressioni non sembrano sin qui aver prodotto risultati. «Vorremmo avere a che fare con un presidente che non sia paralizzato dalla paura di Putin. Che capisca che qualunque sia la strada che porterà alla fine della guerra deve passare attraverso garanzie di sicurezza, prima di tutto un invito alla Nato e un processo di adesione significativo», ha commentato per il Guardian Alyona Getmanchuk, direttrice del thinktank New Europe Center di Kiev.

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