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Guerra in Iran e crisi del petrolio: Trump sta rischiando un suicidio politico?

Il tasso di approvazione per il presidente USA è sceso al livello più basso da quando è tornato alla Casa Bianca: sempre più americani non approvano le azioni militari in Medio Oriente e temono di non potersi permettere la benzina
©Luis M. Alvarez
Red. Online
25.03.2026 20:00

Donald Trump, il presidente americano che si è sempre autoproclamato pacificatore del mondo, vantandosi di aver posto fine a otto guerre, è caduto in un conflitto che a oggi non mostra segnali di una risoluzione in tempi brevi.

La campagna di USA e Israele in Medio Oriente non è andata di traverso solo agli alleati europei, i quali stanno cercando in tutto i modi di non farsi trascinare in una guerra che non appartiene loro, ma è andata di traverso pure agli americani. A quanto pare, molti americani.

Oggi sono due diversi sondaggi, uno pubblicato dalla Reuters e l’altro dalla Associated Press, a mostrare il crollo del sostegno al tycoon per le sue azioni militari.

Negli ultimi giorni, il tasso di approvazione per Trump è sceso al livello più basso da quando è tornato alla Casa Bianca, spinto dall'impennata dei prezzi del carburante e dalla diffusa opposizione del popolo statunitense alla guerra scatenata in Iran. È quanto emerge da un sondaggio Reuters/Ipsos, il quale mostra come solamente il 36% degli americani approvi l'operato del capo della Casa Bianca. L'opinione degli americani su Trump è peggiorata significativamente per quanto riguarda la sua gestione dell'economia e del costo della vita, a seguito dell'impennata dei prezzi della benzina legati ai bombardamenti contro l'Iran. Oggi, solo il 25% degli intervistati approva l'operato di Trump in materia di riduzione del carovita, tema centrale della sua campagna elettorale per le presidenziali del 2024.

Solo il 29% del Paese, poi, approva le politiche economiche di Trump. Si tratta del tasso di gradimento più basso registrato in entrambe le sue amministrazioni presidenziali e inferiore persino a qualsiasi indice di gradimento economico del suo predecessore, Joe Biden. Le preoccupazioni degli elettori riguardo all'economia e in particolare all'aumento del costo della vita sono state un fattore significativo nella sconfitta di Biden, e Trump ha basato la sua campagna elettorale sulla promessa di creare un'economia dinamica, evidenzia la Reuters.

Il consenso di cui gode il tycoon all'interno del Partito repubblicano rimane sostanzialmente solido. Solo circa un repubblicano su cinque ha dichiarato di disapprovare il suo operato complessivo alla Casa Bianca. Tuttavia, la percentuale di repubblicani che disapprova la sua gestione del costo della vita è salita al 34%, rispetto al 27% emerso in un precedente sondaggio.

Nei primi giorni del suo insediamento alla Casa Bianca, il tasso di approvazione complessivo di Trump si attestava al 47%, per poi rimanere stabile intorno al 40% dall'estate scorsa. La guerra in Medio Oriente potrebbe far precipitare la popolarità del tycoon, un presidente che si è insediato promettendo di evitare «guerre stupide».  Oggi il 61% degli interpellati è contrario agli attacchi sull’Iran.

Stando a un secondo sondaggio condotto da Associated Press-NORC Center for Public Affairs Research, la maggior parte degli americani ritiene che le recenti azioni militari statunitensi contro l'Iran siano andate troppo oltre, e molti sono preoccupati di non potersi più permettere la benzina. Sebbene il tasso di approvazione del presidente sia in ribasso, ma comunque abbastanza stabile, il conflitto potrebbe rapidamente trasformarsi in un grave problema politico per l'uomo forte della Casa Bianca.

Mentre nelle scorse ore Trump dava il via libera all'invio di migliaia di soldati in Medio Oriente, circa il 59% degli americani criticava l'intervento militare in Iran, considerandolo «eccessivo». Ma non solo: il 45% degli intervistati si dichiara «estremamente» o «molto» preoccupato di non potersi permettere un pieno di carburante nei prossimi mesi.

Il sostegno più significativo nei confronti del presidente USA riguarda uno dei suoi obiettivi dichiarati, ovvero impedire all'Iran di dotarsi di un'arma nucleare. Circa due terzi degli intervistati affermano che si tratta di una questione di politica estera «estremamente» o «molto» importante per gli Stati Uniti. Tuttavia, la popolazione è altrettanto propensa a considerare fondamentale il prezzo del petrolio e del gas. Secondo l'AP, questa contraddizione che potrebbe risultare difficile da gestire per la Casa Bianca, ora che lo STretto di Hormuz è in granb parte bloccato e i prezzi del carburante stanno schizzando alle stelle.

La guerra, inoltre, ha esacerbato il dibattito politico sul ruolo che Israele nella politica estera statunitense, soprattutto perché il primo ministro  Benjamin Netanyahu è stato uno dei principali sostenitori dell'attacco all'Iran. Solo circa 4 statunitensi su 10 ritengono che impedire all'Iran di minacciare Israele debba essere una priorità assoluta per Washington. Mentre solamente 3 intervistati su 10 affermano che sia «molto» importante per gli USA sostituire il governo iraniano con uno più favorevole agli interessi statunitensi. Per Israele, invece, l'abbattimento del regime e il cambio di governo a Teheran rappresentano una priorità.

Se non si contano i repubblicani, il giudizio su Trump si fa ancora più critico: circa 9 democratici su 10 e circa 6 indipendenti su 10 affermano che gli attacchi all'Iran sono «andati troppo oltre». Mentre quasi la metà dei repubblicani ritiene che l'intervento militare statunitense sia stato «giusto», ma in pochi vorrebbero che Trump si spingesse oltre. Solo circa un quarto dei repubblicani crede che il tycoon abbia esagerato.

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