Hantavirus, il contagio alla discarica di Ushuaia appare sempre più «improbabile»

Più i giorni passano, più crescono i dubbi sulle origini del focolaio di hantavirus. Come reso noto negli scorsi giorni, tutto sarebbe partito da una coppia olandese – entrambi vittime del virus Andes – che si sarebbe contagiata visitando una discarica di Ushuaia, particolarmente frequentata dagli amanti del birdwatching. Pochi giorni dopo questa notizia, la cittadina «alla fine del mondo» si è difesa, sostenendo che nella provincia della Terra del Fuoco, da anni, non si registra alcun caso di hantavirus. Una presa di posizione, da parte degli esperti della zona, che smentisce le ipotesi secondo le quali il focolaio avrebbe avuto origine proprio da una discarica nella periferia di Ushuaia.
A sostegno della cittadina alla fine del mondo, tuttavia, ci sarebbero diversi elementi. Con il passare dei giorni, infatti, si moltiplicano le teorie secondo le quali la coppia olandese avrebbe contrato l'hantavirus altrove. Andando con ordine, i due – una donna di 69 anni e un uomo di 70, marito e moglie – si trovavano in Sudamerica dal 27 novembre 2025. Il loro viaggio, dunque, era iniziato diversi mesi prima. Mesi in cui la coppia si era dedicata al birdwatching in diversi punti dell'Argentina, ma anche del Cile e dell'Uruguay. Al termine delle loro esplorazioni, il 1. aprile si erano quindi imbarcati sulla MV Hondius, la nave da crociera diretta in Antartide su cui è scoppiato il focolaio di hantavirus.
Come detto, in un primo momento due funzionari argentini, che si stanno occupando di chiarire le origini del focolaio, avevano dichiarato all'Associated Press che la coppia si era contagiata, verosimilmente, visitando la discarica, dopo essere entrata in contatto con le feci, urina o saliva di roditori infetti. Una teoria che non convince la stessa cittadina di Ushuaia, e non solo.
Sull'argomento si è espressa anche Kate Wong, giornalista scientifica che in un lungo articolo apparso su Scientific American ha elencato diversi aspetti controversi legati alla vicenda. Per prima cosa, la giornalista ha raccontato di essersi recata in quella stessa discarica nel febbraio 2025 per osservare dei rapaci. Ma come lei stessa ha sottolineato, visitare quel posto non significa camminare tra rifiuti o tra escrementi di ratti e topi. La discarica è infatti recintata e non è possibile accedervi senza autorizzazione. Di conseguenza, coloro che si recano nella zona devono osservare gli uccelli dalla strada che costeggia la discarica, senza entrare in contatto con i rifiuti.
Ma questo è solo un primo elemento. Wong ha infatti puntualizzato che la discarica si trova a cielo aperto: motivo per cui un'alta concentrazione di particelle virali – dovute alla presenza di feci e urine dei roditori – risulta improbabile e si verifica solo in alcuni casi (come in seguito al movimento del suolo o delle tane dei ratti).
Ulteriori dubbi riguardano anche i tempi di incubazione del virus Andes che, come reso noto negli ultimi giorni, può essere addirittura di otto settimane, in alcuni casi. La coppia olandese, come detto, si è imbarcata sulla MV Hondius il 1. aprile e, in quel momento, non presentava alcun sintomo. L'uomo ha cominciato a svilupparne solo giorni dopo, il 6 aprile, ed è morto l'11 aprile dopo una grave crisi respiratoria. La moglie, invece, ha mostrato i primi sintomi il 25 aprile – giorno in cui le è stato vietato volare verso Amsterdam a bordo di un volo KLM – ed è deceduta il giorno dopo, in Sudafrica. Considerati i tempi di incubazione, talvolta lunghi, è probabile che il contagio sia avvenuto molto prima della loro ultima tappa ad Ushuaia.
Le autorità sanitarie argentine stanno indagando per ricostruire tutti gli spostamenti della coppia, così da poter raccogliere campioni dai roditori nei luoghi visitati dai due, e verificare l'eventuale presenta del virus Andes. Un procedimento che, tuttavia, potrebbe presentare numerose difficoltà e che potrebbe non ricondurre, con precisione, al posto esatto in cui i due si sono contagiati.
