Hantavirus, la nave Hondius è arrivata a Tenerife

La nave da crociera MV Hondius, a bordo della quale è stato rilevato un focolaio di hantavirus, è arrivata domenica mattina al porto di Granadilla, nel sud dell'isola spagnola di Tenerife, nelle Canarie. Nel corso della mattinata è prevista l'evacuazione dei passeggeri e di parte dell'equipaggio con rigide misure di sicurezza, poi la nave proseguirà il viaggio verso i Paesi Bassi.
Le rassicurazioni dell'OMS
«Come ho scritto oggi in un messaggio alla popolazione di Tenerife, questa situazione non è comparabile a quella del Covid. Il rischio per la popolazione locale è basso, primo per la natura del virus e, poi, perché il governo spagnolo ha preparato tutto per prevenire qualunque problema». È il messaggio di tranquillità lanciato ieri sera sull'hantavirus dal direttore generale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), Tedros Adhanam Ghebreysus, in dichiarazioni ai media a Tenerife, dove è giunto assieme ai ministri spagnoli della Sanità, Monica Garcia, dell'Interno, Fernando Grande-Marlasca e di Politica territoriale, Angel Victor Torres. «La preoccupazione è legittima perché il trauma del Covid è ancora presente, lo comprendiamo, ma la situazione è migliore ora», ha anche detto Tedros Adhanom. «Voglio che la gente di Tenerife abbia fiducia in quanto diciamo», ha aggiunto, nel rilevare l'importanza della «solidarietà» e per dare «una risposta più efficace»
Nel rilevare che si tratta «di un'operazione inedita», la ministra Garcia ha assicurato che «è tutto pronto e preparato» per l'evacuazione dei passeggeri della nave crociera. «Ventitré paesi sono coinvolti nell'evacuazione delle persone dalla nave e siamo in coordinamento con le autorità sanitarie internazionali per farlo con le migliori garanzie di sicurezza per la popolazione e la salute pubblica», ha evidenziato. La titolare della Sanità ha confermato che tutti i passeggeri sono asintomatici: «Non sono né pazienti, né casi» di hantavirus. «All'arrivo osserveranno la quarantena per precauzione», ha aggiunto. Da parte sua, il ministro dell'Interno ha informato che nel dispositivo di sicurezza per lo sbarco sono impegnati 325 agenti della guardia civile e 33 di polizia che «collaborano con l'infrastruttura della Sanità, che dirige l'operazione».
I cittadini svizzeri
In un aggiornamento diffuso nella tarda serata di venerdì, l'OMS ha parlato di sei casi confermati di hantavirus e di due casi sospetti. «All'8 maggio, sono stati segnalati un totale di otto casi, inclusi tre decessi (una coppia di anziani provenienti dai Paesi Bassi e una donna tedesca), con un tasso di mortalità del 38%. Sei casi sono stati confermati in laboratorio come infezioni da hantavirus, tutti identificati come dovuti al virus Andes, noto per essere trasmissibile tra esseri umani», ha affermato l'OMS.
Come emerso ieri, c'è anche un cittadino svizzero fra i membri dell'equipaggio della Hondius. L'uomo non presenta sintomi, ha dichiarato la direttrice dell'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) durante il programma «Samstagsrundschau» di radio DRS, ma è entrato in contatto con persone infette, ha spiegato Anne Lévy. «Per fortuna sta bene». La responsabilità spetta ora all'OMS.
Il paziente svizzero che ha contratto l'hantavirus sulla nave da crociera è tuttora ricoverato all'Ospedale universitario di Zurigo (USZ), dove si trova dal 4 maggio. L’UFSP è in contatto con lui e le sue condizioni sono buone, ha aggiunto Lévy durante la trasmissione. Secondo le indicazioni dell'UFSP, sua moglie rimane a casa in isolamento a titolo precauzionale. La coppia aveva già lasciato la nave da crociera alla fine di aprile ed era tornata in Svizzera. Successivamente, l'uomo ha sviluppato i primi sintomi.
Anche una persona residente a Ginevra si trova in isolamento domiciliare. Secondo quanto comunicato venerdì dall'UFSP, la donna era stata su un volo partito dall'isola di Sant'Elena e diretto a Johannesburg, in Sudafrica, sul quale si trovava anche una persona gravemente malata. La persona di contatto non era a bordo della nave da crociera.
«Mi consola constatare che le persone sono estremamente responsabili», ha detto Lévy riguardo all'autoisolamento delle persone coinvolte. Nel frattempo, l'UFSP non prevede ulteriori contagi in Svizzera: «Ci vogliono un paio di giorni prima di sapere se qualcuno è malato o meno. Dato che finora nessuno si è più fatto avanti, siamo fiduciosi», ha affermato.
