Hormuz solo una cosa è certa: il prezzo del petrolio torna a salire

Una nave mercantile presa di mira dall'Iran, una pioggia di bombe americane in risposta. Poi gli attacchi di Teheran alle basi militari statunitensi in Bahrein, Kuwait, Oman e Giordania. Con il persistere degli interventi militari in Medio Oriente, raggiungere un cessate il fuoco appare sempre meno probabile in un futuro prossimo. La situazione è tutt'altro che stabile, nonostante l'accordo preliminare tra Washington e Teheran. Gli attacchi nello Stretto di Hormuz hanno portato a un nuovo blocco delle spedizioni di petrolio e gas nelle scorse ore. La riapertura della importante rotta commerciale aveva fatto ben sperare, con il trasporto marittimo che stava lentamente riprendendo a funzionare. Poi il colpo di scena: il governo iraniano ha deciso di chiudere nuovamente le porte alla navigazione.
Lo scorso 14 giugno, il presidente USA Donald Trump aveva raggiunto con l'Iran un accordo preliminare che prospettava una piena riapertura dello Stretto di Hormuz. Tuttavia, il traffico navale non è mai tornato ai livelli pre-guerra, con Teheran impegnata iraniano a mantenere il controllo sulla rotta comemrciale.
Il prezzo del petrolio aumenta
Dopo l'intesa preliminare, i prezzi del petrolio si erano subito stabilizzati, arrivando a una leggera riduzione. Dallo Stretto di Hormuz, prima del conflitto, transitava circa il 20% dell'offerta globale di idrocarburi. negli scorsi mesi, l'Agenzia Internazionale per l'Energia (AIE) è dovuta intervenire per allentare le pressioni sui prezzi, rilasciando 400 milioni di barili di petrolio dalle riserve di emergenza, il prelievo più grande nella storia dell'AIE. In seguito alle rinnovate tensioni geopolitiche, il prezzo del petrolio, nelle scorse ore, è aumentato fino al 4%. Nello specifico, il prezzo del Brent, riferimento internazionale, è salito del 3,9% a 78,96 dollari al barile, mentre il greggio di riferimento statunitense, il WTI, è aumentato del 4% a 74,26 dollari al barile.
Un accordo poco chiaro
Trump con il Memorandum of Understanding (MoU) puntava a risolvere rapidamente la crisi in Iran per evitare di perdere ulteriore consenso popolare; tuttavia, secpondo gli analisti, è stato l'Iran ad ottenere migliori condizioni dall'accordo con Washington.
Il MoU, firmato il 17 giugno, era talmente vago da prestare il fianco a interpretazioni divergenti. L'Iran lo ha visto come una sorta di riconoscimento del suo controllo sullo Stretto di Hormuz, accosentendo alla riapertura, ma subordinando il passaggio delle imbarcazioni alla propria autorizzazione. Ora però Trump intende cambaire le carte in tavola.
Il controllo USA di Hormuz
Con l'insaprimento del conflitto, sembra plausibile un continuo aumento dei prezzi del petrolio, anche alla luce delle dichiarazioni di Trump, che quest'oggi ha annunciato di voler assumere il controllo dello Stretto di Hormuz. Il tycoon intende stanziare le forze militari americane in Medio Oriente, in modo che operino da «custodi» della rotta commerciale, cercando inoltre di trarre profitti da una eventuale operazione di controllo: «Lo Stretto di Hormuz è aperto e rimarrà aperto, con o senza l'Iran. Stiamo ripristinando il blocco iraniano» che impedisce «esclusivamente alle navi o ai clienti dell'Iran di entrare o uscire; tutti gli altri Paesi potranno usufruire dello Stretto in modo equo e libero». Il presidente USA sul suo social Truth ha annunciato che gli Stati Uniti «da questo momento in poi saranno noti come i custodi dello Stretto di Hormuz» e in questa «veste e per ragioni di equità», verranno rimborsati «nella misura del 20% del valore di ogni carico trasportato per tutti i costi necessari a garantire la sicurezza e la protezione».
