Il punto

I media russi hanno glorificato il viaggio in Cina di Vladimir Putin

Non solo, erano tenuti a farlo secondo le direttive del Cremlino rivelate dal Moscow Times – E questo nonostante da Pechino, il leader russo, sia tornato senza risultati concreti
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Marcello Pelizzari
20.10.2023 10:30

Lo sforzo, come ha sottolineato il Moscow Times, è stato importante. Enorme, anche. Vladimir Putin, in Cina, si è portato appresso oltre due dozzine di reporter pro-Cremlino. Televisioni, radio, agenzie stampa e portali. C'erano tutti. E l'obiettivo, beh, essenzialmente era uno soltanto: propagandare l'immagine di un presidente (ancora) al centro del mondo. E dei riflettori. La realtà dei fatti, hanno spiegato esperti e analisti, è ben diversa: Putin, infatti, è tornato da Pechino a mani vuote. Senza grandi accordi sul fronte energetico o agricolo, come aveva invece auspicato.  

I canali televisivi russi – ha spiegato al Moscow Times un funzionario del Cremlino sotto anonimato – hanno ricevuto istruzioni precise: far emergere Putin come leader di caratura mondiale. Giovedì, Putin ha concluso una due giorni in Cina. È stato il suo primo viaggio al di fuori dei confini dell'ex Unione Sovietica da quando, lo scorso marzo, è stato incriminato dalla Corte penale internazionale per crimini di guerra (CPI). E i giornalisti al seguito, come da copione, hanno seguito e studiato ogni mossa del presidente. Sottolineando, appunto, come l'attenzione del mondo fosse rivolta a lui. Solo e soltanto a lui.

Ma chi c'era a Pechino?

I notiziari televisivi, con una narrazione oltremodo patriottica, hanno rispedito al mittente le tesi secondo cui Putin sarebbe isolato a causa del mandato di arresto emesso dalla CPI. Lo status del leader del Cremlino, secondo i media statali, sarebbe stato riconosciuto dallo stesso Xi Jinping. Il quale «ha invitato il presidente russo a entrare per primo al banchetto di benvenuto». Non solo, al suo arrivo Putin è stato accolto con tanto di tappeto rosso.

Ovviamente, anche l'apparato politico russo ha contribuito a ingigantire il viaggio del presidente. «Il discorso di Putin è stato percepito con entusiasmo nella sala» ha dichiarato il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov a un giornalista russo. «E non è un'esagerazione».

Russia-1, l'emittente televisiva di Stato, ha insistito sulle dimensioni della delegazione del Cremlino. A conferma, insomma, dell'importanza del viaggio. Oltre a decine di alti funzionari nei settori della finanza, dell'energia, dell'agricoltura e della cooperazione militare, erano presenti i dirigenti delle principali banche Sberbank, VTB e Vnesheconombank oltre ai responsabili del monopolio del gas Gazprom e del gigante petrolifero Rosneft. «Abbiamo dovuto mettere dei tavoli in più» per ospitare la delegazione russa nei colloqui con le controparti cinesi a quello che, citiamo, era già un tavolo enorme, si è vantato uno dei partecipanti.

La questione Europa

Il Cremlino, dunque, una volta di più si è servito della macchina mediatica per dimostrare alla Russia e ai suoi cittadini, con gli elettori preoccupati in vista delle presidenziali del 2024, che il Paese è ancora rispettato all'esterno dei propri confini. Il tutto, evidentemente, in ottica anti-americana. Un'ottica, questa, rilanciata in occasione dell'incontro di Putin con Viktor Orbán, primo ministro dell'Ungheria. Il presidente russo, da un lato, si è lamentato di come le relazioni con l'Europa siano deteriorate a causa delle sanzioni e del mandato della CPI ma, dall'altro, si è beato di aver parlato con il leader di un Paese membro dell'UE e della NATO.

Questi i toni usati dal giornalista di Russia-1 nel servizio: «Questo filmato potrebbe far venire un vero infarto a molti politici occidentali. Guardate: un'auto con la bandiera dell'Ungheria. Il corteo di Orbán è ora sul terreno della residenza di Putin. I loro colloqui sono in corso proprio in questo momento».

Il pathos e la narrazione, come detto, non hanno trovato riscontri tangibili nella realtà. La delegazione russa, da Pechino, è tornata senza risultati concreti. O importanti. Al di là delle parole e della retorica usata (anche) da Xi, per farla breve, la Russia rimane il partner minore in quella che era stata definita e venduta come un'amicizia senza confini. Putin ha trascorso oltre tre ore con il presidente cinese. Ma, nella sua conferenza stampa, ha preferito spostare l'attenzione sulla rivalità con gli Stati Uniti, sulla guerra in Ucraina e sulla crisi israelo-palestinese. Circa le sue discussioni con Xi, il leader del Cremlino ha soltanto dichiarato di avere avuto discussioni produttive, e di natura confidenziale, davanti a una tazza di tè.

Il gasdotto Power of Siberia 2

A proposito di accordi, più di un esperto ha sollevato dubbi circa il mega accordo sul grano che Russia e Cina avrebbero firmato a Pechino. Il valore? 25 miliardi di dollari, secondo quanto riportato dalla TASS. Andrei Sizov, un esperto indipendente di cereali interrogato dal Moscow Times, ha spiegato che questo accordo sembrerebbe più che altro una trovata di pubbliche relazioni. «Tutte le notizie su questo mega-accordo provengono dalla Russia» ha spiegato Sizov. «Il resto del mondo invece è fuori dal giro. Sembra che qualcuno stia cercando di capitalizzare al massimo la storia dell'amicizia russo-cinese».

Fumoso, altresì, il tema del gasdotto Power of Siberia 2, un progetto dalle dimensioni clamorose che garantirebbe forniture di gas naturale russo a Pechino. Le negoziazioni, a quanto sappiamo, vanno avanti da anni. Mosca, ora, vorrebbe accelerare. Anche perché non può più contare sulle forniture all'Europa occidentale, che un tempo ammontavano a più di 150-170 miliardi di metri cubi di gas all'anno, interrotte a causa della guerra in Ucraina e del progressivo disimpegno da parte dell'UE. Alexei Miller, presidente di Gazprom, ha spiegato alla televisione russa che quel volume, presto, verrà dato ai cinesi. Più facile a dirsi che a farsi, secondo gli esperti. 

Innanzitutto, Pechino non ha ancora firmato alcunché per la realizzazione del nuovo gasdotto. In secondo luogo, anche a costruzione di Power of Siberia 2 avvenuta – e considerando la capacità di Power of Siberia 1, inaugurato nel 2019, oltre al gas fornito alla Cina grazie ai giacimenti offshore di Sakhalin – la differenza rispetto alle forniture che la Russia garantiva all'Europa prima della guerra sarebbe di 75 miliardi di metri cubi. All'equazione, poi, bisogna aggiungere il fatto che Pechino, da tempo, sta diversificando e non poco le sue forniture energetiche.

Eppure, nonostante le evidenze, Mosca ha sfruttato la visita di Putin in Cina per riaffermare la sua presunta leadership a livello globale. Non solo, la delegazione del Cremlino, a Pechino, ha continuato a lavorare a stretto contatto con i Paesi arabi. Cercando, in questo caso, di confermarsi come possibile potenza mediatrice del conflitto fra Israele e Hamas.