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Il «Board of Peace»: Che cos’è e perché fa discutere

Firmato a Davos durante il World Economic Forum, il nuovo organismo promosso da Donald Trump si presenta come strumento di pace, ma solleva forti interrogativi politici e istituzionali
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Red. Online
22.01.2026 16:25

Nasce a Davos, nel contesto del World Economic Forum, il Board of Peace, una nuova iniziativa internazionale formalizzata il 22 gennaio 2026 nella località svizzera di Davos. Il progetto era stato annunciato a settembre 2025 dal tycoon e viene presentato come uno strumento volto a favorire stabilizzazione, ricostruzione e rafforzamento della governance nelle aree colpite da conflitti armati, con particolare riferimento alla fase post-bellica.

Un progetto firmato Trump

Il Board of Peace - progetto promosso e presieduto da Trump - non è un organismo delle Nazioni Unite né un’istituzione intergovernativa: si tratta di una struttura privata, regolata da uno statuto proprio, con adesione su invito e finanziamento basato su contributi privati. Non dispone di poteri giuridicamente vincolanti né di strumenti operativi diretti, come missioni sul terreno o meccanismi sanzionatori. Secondo quanto riportato dalla documentazione pubblica, il Board nasce anche in relazione al conflitto in Medio Oriente e al dibattito sul futuro di Gaza, con l’intenzione di offrire una piattaforma di coordinamento politico nella fase post-bellica. Tra i Paesi che hanno aderito o partecipato come membri iniziali figurano Stati del Medio Oriente, dell’Asia e dell’Europa orientale, mentre diversi Paesi occidentali – tra cui alcune grandi potenze europee – hanno scelto di non aderire o di mantenere una posizione prudente.

Chi ha aderito e chi no

Guardando la mappa dei Paesi coinvolti nel progetto, salta subito all'occhio il fatto che la maggior parte dei Paesi europei ha rifiutato di parteciparvi. Francia, Germania, Italia, Regno Unito, Norvegia, Svezia e Slovenia hanno infatti deciso di restarne fuori. La Svizzera, invece, risulta fra le nazioni invitate, ma non sembra aver ancora preso una decisione. Stessa cosa per altre 30 nazioni fra cui Ucraina, Russia, Spagna e Austria. 

Un progetto che fa discutere

È proprio su questi elementi che si concentra il dibattito internazionale. Da un lato, i promotori presentano il Board of Peace come una risposta alla paralisi dei canali multilaterali tradizionali. Dall’altro, osservatori e governi sollevano interrogativi sulla natura privata dell’iniziativa, sulla centralità della leadership e sul rischio di una diplomazia parallela rispetto alle istituzioni esistenti. L’impatto reale del Board of Peace potrà essere valutato solo alla luce delle sue prime iniziative concrete dopo la firma di Davos.

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