Tensioni

Il dissenso «anti-Israele» a Venezia: 20 padiglioni della Biennale chiudono, c'è anche quello svizzero

Manifestazione di protesta contro il Padiglione dello Stato ebraico: la mobilitazione è stata definita «senza precedenti», l'area è blindatissima a causa di un corteo Pro Pal
©ANDREA MEROLA
Red. Online
08.05.2026 16:49

Venti Padiglioni nazionali della Biennale di Venezia, tra cui quello svizzero, hanno chiuso per manifestare il proprio dissenso nei confronti di Israele. Lo riportano i media italiani, che sottolineano come nell'elenco dei Padiglioni che hanno aderito alla protesta, dislocati tra i Giardini e l'Arsenale, siano presenti, oltre alla Confederazione, Austria, Belgio, Egitto, Lituania, Lussemburgo, Polonia, Slovenia, Spagna, Turchia, Finlandia, Olanda, Irlanda, Qatar, Malta, Cipro, Ecuador, Regno Unito e Arti Applicate.

La chiusura è stata annunciata dal canale Telegram Global Project, sul quale si legge: «Decine di padiglioni ed esposizioni della Biennale di Venezia rimangono chiusi per lo sciopero di lavoratrici e lavoratori della cultura contro la presenza del Padiglione israeliano e il genocidio ancora in corso in Palestina». La mobilitazione «senza precedenti» è promossa, tra gli altri, dal collettivo ANGA - Art Not Genocide Alliance. Alle 16:30 è iniziato il corteo che «da Via Garibaldi punterà a raggiungere il Padiglione israeliano all'Arsenale, contro il genocidio e la militarizzazione dell'economia, per i diritti di lavoratrici e lavoratori e in solidarietà con gli attivisti della Global Sumud Flotilla Thiago e Saif, detenuti ora in Israele», scrive ancora il canale Telegram Global Project.

Nelle scorse ore qualche centinaio di manifestanti aveva sfilato con bandiere della Palestina, striscioni contro il «genocidio» e slogan a favore della popolazione della Striscia di Gaza. Sono pure stati diffusi volantini che invitano a «boicottare Israele e tutte le Nazioni complici». Per ANGA, quello dello Stato ebraico è un «tentativo di artwashing», ossia l'utilizzo dell'arte «per ripulire l’immagine di uno Stato genocida, i cui leader sono accusati dalla Corte Penale Internazionale di crimini di guerra e contro l’umanità». 

Quello di Israele è stato ribattezzato il «Padiglione del genocidio», uno spazio oggi blindatissimo, situato alle Corderie dell'Arsenale, in vista della manifestazione di questo pomeriggio. Su alcune delle opere in mostra, scrive il Corriere della Sera, sono già stati esposti manifesti Pro Pal. All'esterno del Padiglione sono presenti decine di agenti di polizia in tenuta anti sommossa. Nelle prime ore della mattinata, riferisce ancora il Corsera, un uomo - poi identificato dalle autorità - aveva lanciato tre pomodori contro il Padiglione, urlando «Palestina libera, stop al genocidio».  

Il giornalista Nicolae Galea, presidente dell’Osservatorio sulla Disinformazione su Israele, ha commentato quanto accaduto attraverso una nota: «Fuori dal Padiglione israeliano alla Biennale di Venezia è in atto una campagna di intimidazione inaccettabile. Ancora più grave è la scelta di alcuni Padiglioni di chiudere nel tentativo di isolare Israele, finendo però per colpire e snaturare la cultura stessa e trasformare uno dei più importanti eventi artistici internazionali in uno spazio di censura e odio. La Biennale, nella sua forma più autentica, resta un atlante di convivenze culturali. Boicottaggi e isolamento ideologico colpiscono l'idea stessa di dialogo tra popoli. Auspichiamo che la manifestazione difenda fino in fondo la propria natura libera, aperta e internazionale».