Stati Uniti

Il gelo ferma i manifestanti a Minneapolis, ma la situazione rimane molto calda

Sabato un uomo è stato ucciso a Minneapolis da un agente delle forze anti-immigrazione durante un’operazione – I filmati ripresi dai passanti contraddicono la versione ufficiale di Washington – Il governatore Walz ricorre alla Guardia Nazionale
Nella metropoli nordamericana, tra ICE e CBP, ci sono oltre tremila agenti federali, un numero di molto superiore agli interi corpi di polizia dei 10 distretti della città. ©Adam Gray
Red. Mondo
25.01.2026 23:45

Per ore, nella notte tra sabato e domenica, Minneapolis è rimasta illuminata dalle luci intermittenti delle auto della polizia, dalle torce dei manifestanti e dai bagliori dei fumogeni. A interrompere le proteste, però, non sono state né le forze dell’ordine, né gli appelli delle autorità locali: è stato il gelo. Un’ondata di aria artica ha investito il Nordest degli Stati Uniti facendo precipitare le temperature fino a -23 gradi, costringendo la folla a disperdersi, come hanno documentato gli inviati della BBC. Una tregua forzata e molto probabilmente temporanea, in una città che da settimane vive in un clima di crescente tensione.

Versioni contraddittorie

Sabato, durante un’operazione dell’agenzia federale CBP (Customs and Border Control), legata al contrasto dell’immigrazione irregolare, un agente ha sparato e ucciso Alex Pretti, 37 anni, infermiere di terapia intensiva del U.S. Department of Veterans Affairs e cittadino statunitense. È la seconda uccisione di un manifestante da parte di agenti federali a Minneapolis in un mese, dopo la morte di Renee Good lo scorso 7 gennaio.

La versione resa pubblica dal Department of Homeland Security (DHS) sostiene che l’agente abbia agito per autodifesa, affermando che Pretti avrebbe impugnato una pistola e si sarebbe opposto con violenza al tentativo di disarmo. Varie riprese della sparatoria, invece, mostrano dapprima l'uomo con un telefono in mano (e non con una pistola), che filma agenti federali in mezzo ad una strada innevata, concentrandosi poi su uno di loro che spinge via una donna e ne fa cadere un'altra. Pretti si interpone tra l'agente e le donne, tenta di difenderne una, poi alza il braccio sinistro per proteggersi mentre l'agente gli spruzza contro spray al peperoncino. Quindi viene bloccato e immobilizzato a terra da un gruppo di almeno cinque poliziotti federali, mentre qualcuno grida quello che sembra un avviso sulla presenza di un'arma.

Un filmato sembra poi mostrare uno degli agenti mentre prende una pistola dalla cintura di Pretti e si allontana dal gruppo con essa. Pochi istanti dopo, un collega con una pistola puntata alla schiena di Pretti spara quattro colpi in rapida successione. In rapida sequenza si sentono altri colpi mentre un altro agente sembra colpire Pretti. Segue un fuggi fuggi generale, anche dei federali, nessuno presta aiuto.

Ci sono inoltre due testimoni oculari: in una dichiarazione giurata hanno dichiarato che l'uomo non stava brandendo un'arma. Uno è una donna che ha filmato il video più chiaro della sparatoria; l'altro è un medico di 29 anni che vive nelle vicinanze. «Gli agenti - ha deposto - hanno gettato l'uomo a terra. Non l'ho visto toccare nessuno di loro, non era nemmeno rivolto verso di loro. Non sembrava stesse cercando di resistere, stava solo cercando di aiutare una donna ad alzarsi. Non l'ho visto con una pistola. Lo hanno gettato a terra. Quattro o cinque agenti lo tenevano a terra e hanno iniziato a sparargli».

Il secondo testimone ha dichiarato di aver visto la tragedia dalla finestra del suo appartamento vicino alla scena. Prima della sparatoria ha detto di aver visto Pretti urlare contro gli agenti, ma «non l'ho visto attaccarli, né brandire alcun tipo di arma». Quando ha tentato di prestare soccorso, inizialmente gli è stato impedito, ha proseguito il medico, riferendo che la vittima aveva almeno tre ferite d'arma da fuoco alla schiena, oltre ad una sul torace superiore sinistro e un'altra possibile ferita al collo.

Le immagini hanno provocato una reazione immediata. Centinaia di persone hanno riempito le strade del quartiere a sud di Minneapolis, affrontando gli agenti federali schierati con equipaggiamento antisommossa e fucili. Sono stati utilizzati gas lacrimogeni e granate stordenti; proteste parallele sono state registrate a New York, Washington D.C. e San Francisco. Hanno chiuso musei e negozi e perfino rinviato la partita di basket dei Minnesota Timberwolves.

«Non ci fidiamo dei federali»

Il governatore del Minnesota, Tim Walz, ha definito «sconvolgenti» i video, annunciando che sarà lo Stato – non il governo federale – a condurre l’indagine. Lo scontro con Washington era già acceso per il caso Good, ora si è trasformato in uno scontro istituzionale frontale. Il Minnesota Bureau of Criminal Apprehension ha denunciato che i federali hanno impedito ai suoi agenti di accedere alla scena subito dopo la sparatoria. Anche il capo della polizia di Minneapolis, Brian O’Hara, ha chiarito che Pretti era un detentore di armi legittimamente registrate, senza precedenti penali salvo infrazioni stradali. Ha poi rivolto un appello ai manifestanti: «Non distruggete la nostra città». Il sindaco, Jacob Frey, ha chiesto la cessazione immediata delle operazioni federali anti-immigrazione nella città, mentre il presidente Trump ha reagito accusando governatore e sindaco di «istigare un’insurrezione».

Ingiunzione della Procura

Sabato sera, mentre la tensione esplodeva per strada, un altro fronte cruciale si apriva in tribunale. Il procuratore della contea di Hennepin e l’ufficio del Minnesota Attorney General hanno intentato una causa accusando i federali di impedire l’accesso alla scena e di trattenere prove fondamentali. Un giudice federale ha accolto la richiesta d’urgenza, emettendo un ordine che impedisce all’amministrazione Trump di distruggere o alterare qualsiasi prova collegata alla morte di Pretti. Nell’ingiunzione si stabilisce che tutte le prove raccolte dai federali dovranno essere conservate intatte, in vista della possibilità di indagini e procedimenti a livello statale. Il procuratore della contea, Mary Moriarty, ha parlato di un impegno totale verso la «trasparenza e responsabilità». Il procuratore generale del Minnesota, Keith Ellison, ha definito «non negoziabile» un’indagine imparziale sul caso Pretti e ha ribadito che «gli agenti federali non sono al di sopra della legge».

Pam Bondi rilancia

Nelle stesse ore, la procuratrice generale degli Stati Uniti, Pam Bondi – che negli scorsi giorni si è recata a Minneapolis di persona per valutare la situazione – ha ribadito in un’intervista a Fox News la posizione dell’amministrazione Trump, sostenendo che la responsabilità politica della situazione ricade anche sul Minnesota. Bondi ha affermato che la città sarebbe più sicura se non avesse adottato politiche da «sanctuary city» e ha accusato le autorità locali di ostacolare le operazioni dell’ICE anche nei confronti di persone accusate di reati violenti. Una linea dura che contrasta apertamente con le posizioni dello Stato e della città, aumentando la frattura istituzionale.

In arrivo la Guardia Nazionale

Nelle ultime ore, di fronte a nuove mobilitazioni annunciate per la prossima settimana, il governatore Walz ha deciso di ricorrere alla Guardia Nazionale per supportare la polizia del Minnesota nel mantenimento dell’ordine pubblico. La priorità, ha spiegato, è evitare nuove escalation in una città già provata da settimane di scontri e dalla forte presenza di agenti federali coinvolti in operazioni contestate.