Gran Bretagna

Il governo formalizza lo stop al contestato tunnel sotto Stonehenge

L'atto è stato ufficializzato ieri dal ministero dei Trasporti
Ats
20.03.2026 17:25

Il governo britannico di Keir Starmer ha formalizzato la decisione, annunciata fin dal 2024 dopo il ritorno al potere dei laburisti, dello stop ai piani per la contestata costruzione d'un tunnel stradale sotto il sito archeologico di Stonehenge.

Tale sito è celebre per la misteriosa realizzazione circolare fatta di grandi monoliti, risalente all'epoca primitiva del Neolitico, protetta dall'Unesco e frequentata ogni anno da una miriade di visitatori, oltre che da cultori del New Age.

L'atto è stato ufficializzato ieri dal ministero dei Trasporti, come riporta oggi la stampa del Regno. Il progetto, motivato dalla necessità di alleggerire il traffico nella contea del Wiltshire, nel cuore dell'Inghilterra, aveva suscitato le proteste degli ambientalisti, oltre che di comitati civici, e le riserve della stessa Unesco; finché, dopo anni di polemiche, era stato approvato sotto i governi Tory.

L'esecutivo laburista ne ha peraltro giustificato essenzialmente la cancellazione per ragioni di risparmio economico, come annunciato nel 2024 dalla cancelliera dello Scacchiere, Rachel Reeves, titolare del Tesoro, fra le varie misure messe in cantiere per far fronte a un asserito buco di bilancio ereditato allora dalle precedenti amministrazioni conservatrici. Risparmi che tuttavia non conteggiano, secondo i giornali e l'attuale opposizione di destra, i circa 180 milioni di sterline (circa 164 milioni di franchi) già investiti a spese dei contribuenti per avviare l'iniziativa: proposta per la prima volta nel lontano 1994. Gli ecologisti, al di là dei motivi economici evocati dalla politica, cantano in ogni caso vittoria.

Il tunnel avrebbe dovuto unire i comuni di Amesbury e di Berwick Down, lungo l'autostrada A303, una direttrice assai trafficata. Heidi Alexander, ministra dei Trasporti nella compagine laburista-moderata di Starmer, ha parlato della definitiva formalizzazione dello stop al progetto come del frutto di «circostanze eccezionali» e di uno scenario economico complesso; negando un qualunque approccio «ideologico» anti-business in materia di investimenti infrastrutturali.