Guerra

Il Mar Nero in ostaggio di Russia e Ucraina: si rischia una nuova crisi del grano

I due Paesi hanno intensificato gli attacchi sulla rotta commerciale marittima, rendendo la navigazione impossibile: le esportazioni di cereali calate del 75% rispetto allo scorso anno, i prezzi potrebbero aumentare fino al 30%
© Shutterstock
Michele Montanari
25.08.2026 16:03

Se la guerra in Medio Oriente è legata a doppio filo al prezzo alle stelle del carburante, quella in Ucraina rischia di coincidere con una nuova crisi del grano, con un importante aumento dei costi, come già avvenuto nel 2022.

Le ingenti esportazioni di grano della ex Repubblica sovietica sono bloccate da settimane. La Russia, in risposta agli attacchi di Kiev contro le raffinerie di petrolio e i magazzini del colosso dell’e-commerce Wildberries, ha intensificato i bombardamenti contro i settori critici ucraini, tra cui i silos di grano e le infrastrutture portuali nelle città sul Mar Nero, tra cui Chornomorsk, Odessa e Pivdennyi. Di fatto, ogni nave che cerca di esportare cereali è sotto tiro. E la situazione è resa ancora più complicata dalla siccità che ha abbassato drasticamente i livelli di acqua del fiume Danubio.

Nelle scorse ore, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha affermato che la Russia «non è pronta» per un cessate il fuoco sugli attacchi alle navi nel Mar Nero che trasportano prodotti agricoli. Mosca e Kiev, ricorda le Reuters, da settimane si accusano a vicenda di aver intensificato gli attacchi contro le imbarcazioni utilizzate per l'esportazione di prodotti alimentari.

«Se si va avanti così, assisteremo nuovamente a un aumento dei prezzi globali di almeno il 25-30%, con tutte le conseguenze che abbiamo avuto nel 2022 per l'inflazione alimentare mondiale», ha dichiarato il ministro dell'Agricoltura ucraino Taras Vysotskyi, citato da Politico.

In un'intervista rilasciata sabato scorso ai media statali, il presidente russo Vladimir Putin ha accusato l'Ucraina di aver «aperto il vaso di Pandora», promettendo di colpire duramente i «settori economici più sensibili» del Paese aggredito. Gli agricoltori ucraini sono tra i principali produttori mondiali di grano, orzo, semi di girasole e mais, e il 90% delle esportazioni di tali prodotti raggiunge il resto del mondo attraverso il Mar Nero. Prima dell'invasione scatenata da Mosca a febbraio del 2022, il settore agricolo rappresentava un quinto dell'economia ucraina e quasi la metà di tutte le sue esportazioni.

Nei primi nove giorni di agosto, l'Ucraina ha esportato solo 463 mila tonnellate di cereali, ovvero il 75% in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il rischio è che entro novembre, con l'arrivo del nuovo raccolto, il Paese possa esaurire la capacità di stoccaggio per i cereali che non può esportare. 

Citato da France24, Denys Marchuk, vicepresidente del Consiglio agrario panucraino, ha dichiarato che gli agricoltori ucraini hanno già raccolto oltre 28 milioni di tonnellate di cereali e legumi, e che la raccolta del mais, stimata in circa 33 milioni di tonnellate, non è ancora iniziata.

Dal canto loro, le forze ucraine stanno prendendo di mira i porti del Mar Nero e del Mar d'Azov da cui partono le navi russe cariche di cereali. Nei primi 20 giorni di agosto Mosca ha potuto vendere all'estero meno di 1,4 milioni di tonnellate di prodotti agricoli, quasi 2,5 volte meno rispetto allo stesso periodo del 2025, come sottolinea il giornale indipendente Nezavisimaja gazeta.

La scorsa settimana Kiev ha chiesto alla Commissione europea 220 milioni di euro per consentire alle aziende agricole di conservare il proprio grano fino alla ripresa delle spedizioni, anziché venderlo in perdita. Ad oggi non è noto se Bruxelles fornirà i fondi per aiutare gli agricoltori ucraini.

Con la rotta del Mar Nero bloccata, l'Ucraina sta inoltre negoziando con Romania, Polonia, Ungheria, Slovacchia e Moldavia per trasportare più grano via terra. Si tratta tuttavia di rotte che non possono sostituire la via marittima. Stando al ministro Taras Vysotskyi, il trasporto del grano su rotaia e su strada costa infatti dai 50 ai 70 dollari in più a tonnellata. Il basso livello delle acque del Danubio sta inoltre limitando la quantità di merci che possono raggiungere il porto di Costanza sul Mar Nero.

Oleh Nivievskyi, professore associato presso la Kyiv School of Economics, ha riferito a France24 che le conseguenze del blocco del Mar Nero pesano molto di più sull'Ucraina che sulla Russia, la quale dipende maggiormente dalle esportazioni di petrolio e gas. Insieme, i due Paesi rappresentano oltre un quarto delle esportazioni agricole mondiali, la maggior parte delle quali destinata alle popolazioni del Nord Africa e del Medio Oriente. 

In questo articolo: