Il mondo del software vittima della dirompenza dell'IA

Giusto un anno fa l’arrivo del chatbot della startup cinese DeepSeek, basato su un modello linguistico (LLM) molto «asciutto» e (presumibilmente) a bassissimo costo, aveva provocato panico nella Silicon Valley - e in Borsa - ponendo seri dubbi sulla futura redditività dei giganteschi investimenti delle big tech nell’ecosistema dell’intelligenza artificiale. Il timore, allora, era che un modello estremamente efficiente e quasi gratuito potesse ribaltare le economie di scala dei colossi americani, generando un «momento Sputnik», come venne definito in quei giorni. Eppure, nonostante l’allarme, il settore ha continuato imperterrito a investire migliaia di miliardi di dollari in data center e infrastruttura computazionale.
Un anno dopo, forse con meno clamore mediatico alle nostre latitudini ma con effetti ben più profondi sui mercati globali, è arrivato un nuovo scossone. Questa volta l’epicentro non è in Cina ma negli Stati Uniti e porta il nome di Anthropic (di cui abbiamo parlato nell’edizione di sabato 28 del CdT, riguardo allo scontro che l’azienda di IA sta avendo con l’Amministrazione USA). A inizio febbraio, la società creata nel 2021 da un gruppo di ex dipendenti di OpenAI, ha lanciato ufficialmente un plug-in per il suo agente «Claude Cowork» progettato per automatizzare le attività nei settori giuridico-legale, commerciale, marketing e analisi dei dati. La reazione del mercato è stata rapida e spietata, con un’ondata di vendite di titoli delle società statunitensi (ed europee) operanti nei settori dell’analisi dei dati, dei servizi professionali e, più in generale, del software - facendo «evaporare» circa mille miliardi di dollari di valore di mercato nel giro di un paio di sedute. Ma i titoli del settore sono sotto pressione già da tempo, come mostra l’andamento del sottoindice dello S&P 500 «software and services», che da inizio anno perde il 20% e dal picco di ottobre il 26%.
Il plug-in Claude Cowork ha mostrato con chiarezza come gli LLM stiano spingendosi sempre più dentro il «livello applicativo», un’area in cui i colossi dell’IA stanno entrando con forza, puntando a determinate attività aziendali molto redditizie che possano poi generare le entrate necessarie a sostenere i loro enormi investimenti. Se questa strategia dovesse avere successo, temono gli investitori, l’impatto potrebbe essere dirompente e creare forti sconvolgimenti in interi settori, dalla finanza al giuridico fino alla programmazione. Questa «innovazione dirompente» ricorda il modo in cui Amazon ha rivoluzionato diversi settori utilizzando la sua posizione di rilievo in un mercato di nicchia, quello dei libri online, per costruire un colosso che ora spazia dalla vendita al dettaglio al cloud e alla logistica.
Le aziende più colpite da questa nuova «spinta» dell’IA sono quelle attive negli ambiti creativi, che sviluppano piattaforme gestionali (CRM), servizi di marketing, software fiscali e di back-office, che forniscono servizi professionali e di analisi dei dati. Importanti «sell-off» in Borsa si sono verificati sui titoli come Adobe, Salesforce, Intuit, Thomson Reuters e vari fornitori di dati finanziari individuati come vulnerabili all'automazione basata sugli «agenti» dell’IA.
Per molti analisti, operatori di mercato e investitori, la mossa di Anthropic rappresenta un «campanello d’allarme», poiché suggerisce che l’IA non rimarrà una semplice «funzione» all’interno dei prodotti esistenti, ma potrà invece divenire un’alternativa completa che si colloca tra i professionisti e il loro lavoro. Ma questa percezione si estende oltre il settore giuridico a categorie adiacenti come la fiscalità, la compliance, la governance aziendale e persino il software generico di back-office, determinando un ampio «declassamento» dei titoli azionari delle società di software e relativi applicativi - titoli che nella prima fase dell’era digitale, a cavallo del nuovo Millennio e nei primi anni Duemila, hanno dominato i mercati e i portafogli d’investimento del mondo intero.
In effetti, il lancio del plug-in di Claude Cowork ha cristallizzato un nuovo timore: quello che gli agenti di IA saranno in grado di orchestrare flussi di lavoro end-to-end tra documenti, dati e strumenti, rendendo più efficienti i processi e comprimendo, quindi, i costi. Sebbene molte delle aziende interessate rimangano redditizie e continuino a crescere, si rafforza l’idea secondo cui il software - e non solo la manodopera - potrebbe essere tra le prime vere «vittime» economiche dell’IA avanzata.
Nel breve termine, ci saranno forse altre vittime dello scossone provocato da Anthropic. Il contraccolpo innescato dal sell-off borsistico di febbraio si è infatti esteso anche ad alcuni grandi gestori di asset alternativi, quali Apollo, Ares, Blackstone, Blue Owl, Carlyle e KKR - società d’investimento tipicamente esposte al settore con le rispettive attività creditizie (private credit).
A smorzare però i toni, per ora almeno, ci ha pensato niente meno che Jensen Huang, CEO di Nvidia, secondo cui i timori che l’IA possa sostituire il software e gli strumenti correlati sono «illogici» e che «il tempo è galantuomo».
