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Il nuovo dibattito sul «woke», tra panico morale e disinformazione

Tutto è iniziato con una battuta della deputata statunitense socialista Alexandria Ocasio-Cortez, che in un’intervista ad ABC ha definito il «Woke 1 una follia»
Facta.News
29.08.2026 22:30

Da giorni, nel dibattito internazionale si è tornati a parlare di «woke». Tutto è iniziato con una battuta della deputata statunitense socialista Alexandria Ocasio-Cortez, che in un’intervista ad ABC ha definito il «Woke 1 una follia», prendendo in prestito l’espressione da un consigliere comunale di New York. «Woke 1» è un termine gergale statunitense per indicare il «picco del woke», quel periodo (specie nei Paesi anglosassoni) intorno al 2020 di massima espansione di tutta una serie di politiche a favore dei diritti umani che repubblicani e democratici «moderati» ritengono inaccettabili e lontane dalla realtà.

Se è vero che anche diversi esponenti della sinistra ora ritengono che la retorica di quel periodo fosse inefficace e fonte di divisione, negli anni si è però generato un «panico morale del woke» che ha comportato la diffusione di storie – talvolta stravaganti – del tutto false, che spesso hanno preso di mira categorie di persone già discriminate. 

L’accusa di omofobia ai mattoncini Lego 

Nel 2025 si era diffusa la notizia che al Museo della scienza di Londra un’audioguida informava i visitatori sulla natura intrinsecamente patriarcale e omofoba dei mattoncini di Lego. L’ennesimo «delirio woke», come avevano titolato diversi giornali.

In realtà, questa storia era nata da un equivoco. L’origine di tutto era un articolo sul blog del museo in riferimento a un proprio percorso guidato su come «Vedere le cose da un punto di vista queer». L’articolo partiva dal concetto che i lego abbiano parti chiamte «maschio» e «femmina» e che il loro assemblaggio sia chiamato «accoppiamento»; un esempio pratico di applicazione del linguaggio eteronormativo e di come l’eteronormatività modella il modo in cui parliamo. L’articolo del blog dunque non solo non criticava la meccanica con cui si assemblano i mattoncini, ma non accusava nemmeno di omofobia il marchio Lego.

Le politiche DEI degli Stati Uniti alla base di attentati e incendi

Dopo l’attentato del 13 giugno 2024 al presidente USA Donald Trump, in Pennsylvania, la destra americana aveva approfittato dell’evento per sottolineare una presunta inadeguatezza delle politiche di diversità, equità e inclusione (DEI). La tesi sessista è che le agenti del Secret Service erano state efficaci nel proteggere il presidente Trump, e che sarebbero state assunte solo grazie a queste politiche di genere e inclusione e non per meriti personali. Una tesi portata avanti sfruttando video e immagini manipolate.

Accuse simili erano state rivolte ad alcune vigilesse del fuoco della California a gennaio 2025, quando divamparono diversi incendi difficili da contenere nella zona di Los Angeles. Quelle vigilesse del fuoco, si leggeva nei post di accusa di vari utenti e troll su X, sarebbero state le responsabili di un intervento poco efficace. In realtà, le accuse erano infondate perché quelle donne prese di mira non ricoprivano ruoli di vertice e addette alle operazioni di emergenza.

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