Il «Plan B» della Russia: la flotta ombra del petrolio utilizza i Tether, come Lugano

Il collegamento è ardito, ma decisamente curioso. C’è una cosa infatti che accomuna la Città di Lugano e la cosiddetta «flotta ombra» di petroliere: la stablecoin Tether. La città sul Ceresio collabora infatti con la società della criptovaluta (USDT) nell'ambito del «Plan B». Stando a una indagine del Kyiv Independent, l’equipaggio delle vecchie imbarcazioni che solcano i mari nel tentativo di aggirare le sanzioni contro Mosca verrebbe pagato per lo pìù in criptovalute, nella maggior parte dei casi in Tether. Ma l’inchiesta ucraina ha scoperto tanto altro.
La proprietà delle imbarcazioni, è noto, risulta celata dietro società di comodo, con le petroliere che agiscono grazie alla moderna tecnologia occidentale, incluso Starlink, il servizio di comunicazione satellitare di SpaceX, la società di Elon Musk. Due marinai ucraini intervistati dal KI, hanno riferito di esser finiti a lavorare su queste navi che trasportano il petrolio sanzionato in tutto il mondo: «Non sapevamo di esser stati reclutati dalla flotta ombra russa, perché non sapevo nemmeno chi ci avesse reclutati. È successo tutto per telefono, ci hanno mandato dei documenti, li abbiamo firmati, li abbiamo rispediti e ci hanno dato i biglietti», ha riferito un membro dell'equipaggio ucraino, aggiungendo: «Hanno chiamato tramite WhatsApp usando un numero di cellulare britannico». Ma le offerte di lavoro arrivano pure tramite Telegram o Instagram. Nella maggior parte dei casi, secondo quanto riferito dagli intervistati, vengono poste poche domande. La promessa di uno stipendio fisso è spesso sufficiente. In genere non ci sono colloqui formali. Se un marinaio possiede le certificazioni e i documenti richiesti, viene assunto.
Migliaia di navi vendute dall'Occidente
Molte delle imbarcazioni sono vecchie petroliere acquistate di seconda mano. I pezzi di ricambio e i servizi tecnici vengono spesso forniti tramite intermediari, tra cui aziende con sede in Cina, Namibia e Oman, contribuendo a occultare l'origine e la destinazione finale delle attrezzature essenziali per mantenere le navi operative.
Stando alla piattaforma di giornalismo investigativo Follow the Money, con sede ad Amsterdam, nei Paesi Bassi, dall'inizio della guerra, la Russia ha ricavato oltre 900 miliardi di dollari dalle esportazioni di combustibili fossili, fondi che hanno contribuito a sostenere il conflitto in Ucraina. Inizialmente, gli idrocarburi venivano trasportati utilizzando navi di proprietà occidentale, ma il tetto massimo imposto dal G7 nel 2022 ha costretto la Russia a cercare alternative, creando rapidamente una flotta di imbarcazioni fantasma per garantire il flusso di oro nero. Gli armatori occidentali, rileva l’inchiesta di FTM, avrebbero conseguito enormi profitti, guadagnando oltre 6 miliardi di dollari dalla vendita di petroliere a Mosca.
Molte di queste navi, obsolete e destinate ad essere dismesse, oggi solcano i mari rendendosi difficili da rintracciare e spesso senza assicurazioni contro i disastri ambientali. Molti membri dell'equipaggio, che spesso lavorano in condizioni proibitive, vengono reclutati da agenzie con sede in Ucraina e all'interno dell'Unione europea. Questo per rendere meno sospette le attività delle navi. L’indagine di FTM, che ha coinvolto 13 redazioni e 40 giornalisti di tutto il mondo, ha scoperto che oltre un terzo della flotta ombra russa è costituito da petroliere precedentemente in possesso di Paesi occidentali. E le attività non si sono mai fermate: solo negli ultimi mesi, il Regno Unito, la Francia, il Belgio e la Svezia hanno abbordato e sequestrato navi per interrompere la rete di trasporto marittimo.
Dallo scoppio della guerra in Iran, però, il presidente USA Donald Trump ha temporaneamente allentato le sanzioni sul petrolio russo per cercare di contenere i prezzi dell'energia schizzati alle stelle a causa del blocco nello Stretto di Hormuz. Stando al quotidiano britannico Independent, dall'inizio dell'anno una media di circa venti navi della flotta ombra ha attraversato le acque britanniche ogni settimana.
Il sito Marine Traffic rileva come a ottobre del 2025 la flotta ombra russa fosse composta da 3.240 navi che trasportavano 337 milioni di barili di petrolio al mese. Ad oggi, l'Unione europea ha sanzionato circa 600 navi, il Regno Unito 500, mentre gli Stati Uniti rimangono fermi a 216, non avendo colpito nessuna ulteriore petroliera sotto l'Amministrazione Trump. Cina e India sono i principali acquirenti del petrolio russo trasportato dalle imbarcazioni fantasma.
Comunicazioni tramite Starlink
Tornando all’indagine del KI, emerge come la comunicazione tra le petroliere russe e i loro armatori avvenga spesso tramite tecnologie occidentali, tra cui telefoni satellitari e terminali Starlink: «Al momento è difficile acquistare un terminale Starlink in Ucraina. In altre parti del mondo, invece, è sufficiente ordinarlo e farselo recapitare per posta. Non è un'arma, chiunque può acquistarlo» hanno spiegato le fonti. Le forze russe, in questi 4 anni di guerra, hanno già utilizzato Starlink senza autorizzazione per operare con droni e altre attrezzature militari nelle aree occupate del Donbass.
«Se Starlink viene utilizzato per eludere le sanzioni o aggirare le norme di sicurezza marittima, è inaccettabile. Ci aspettiamo che SpaceX esamini attentamente la questione e adotti misure per impedire l'utilizzo di Starlink da parte di flotte ombra di qualsiasi Paese, inclusi Russia, Venezuela o Iran» ha dichiarato Vladyslav Vlasiuk, rappresentante del presidente ucraino per la politica in materia di sanzioni.
I pagamenti in Tether
E poi ci sono gli stipendi dei membri dell’equipaggio, nella gran parte dei casi pagati in contanti o criptovalute. Richard Sanders, consulente indipendente di agenzie di intelligence e forze dell'ordine, ha esaminato i pagamenti in criptovaluta effettuati a una quarantina di membri dell'equipaggio della flotta ombra, provenienti da quattro diverse navi. Nella maggior parte dei casi sono stati effettuati in Tether.
Sanders ha dichiarato al KI che esiste una significativa sovrapposizione tra le flotte ombra di Russia, Venezuela e Iran con un'infrastruttura finanziaria condivisa a sostegno delle loro operazioni. Secondo l’esperto, i fondi delle navi legate a Mosca provengono spesso dal mining di Bitcoin, i quali vengono convertiti in stablecoin e poi distribuiti a portafogli digitali controllati dai membri dell'equipaggio: «Sono a conoscenza del fatto che utilizzano i Tether per pagare i membri della flotta», ha riferito al quotidiano ucraino, descrivendo un sistema in cui gli stipendi mensili più bassi variano da 2 mila a 3 mila dollari.
Alcuni membri dell'equipaggio hanno parlato di «soldi facili», anche perché le navi spesso evitano gli scali portuali formali e le ispezioni delle autorità. Anziché attraccare in porto, le petroliere spesso trasferiscono la fonte energetica tramite operazioni da nave a nave condotte al largo, spesso con i transponder disattivati, rendendo così i loro movimenti non tracciabili. Secondo le fonti, le petroliere possono trascorrere pure interi mesi in alto mare in attesa di un cliente.
