Guerra

Il possibile accordo tra USA-Iran in Svizzera e quel fondo da 300 miliardi di dollari

In cambio della rinuncia al nucleare da parte di Teheran e la riapertura dello Stretto di Hormuz, Washington avrebbe messo sul piatto un piano per «incentivare gli investimenti in Iran»: i capitali arriverebbero tutti dal settore privato
©YAHYA ARHAB
Michele Montanari
17.06.2026 09:00

Il presidente USA Donald Trump ha già bollato la notizia come «fake news». Eppure, le voci si fanno sempre più insistenti, in vista del possibile accordo tra Stati Uniti e Iran di venerdì sul Bürgenstock, nel canton Nidvaldo. Sul tavolo, dovrebbe esserci pure un fondo da 300 miliardi di dollari in favore di Teheran. «L'Iran ha accettato di non dotarsi mai di armi nucleari. Inoltre, la storia secondo cui gli Stati Uniti starebbero pagando a Teheran 300 milioni di dollari è una fake news diffusa dai democratici» ha tuonato ieri il tycoon, sul suo Truth, scrivendo erroneamente «milioni», probabilmente riferendosi ai «miliardi» di dollari menzionati qualche ora prima dal suo vice, JD Vance, in una intervista a FoxNews.

Secondo Axios, tuttavia, l’intesa tra Washington e Teheran dovrebbe consentire al Paese mediorientale di vendere liberamente il petrolio durante un periodo di negoziazione di 60 giorni, aprendo al contempo la strada a un ulteriore allentamento delle sanzioni, all'accesso ai fondi congelati all'estero, nonché a un possibile fondo di investimento da 300 miliardi di dollari, in cambio della definitiva rinuncia ai progetti sul nucleare.

Il sito d’informazione americano, definisce il fondo da 300 miliardi una delle «disposizioni politicamente più esplosive» della possibile intesa tra Washington e Teheran. Secondo una fonte a conoscenza del testo, il piano affermerebbe che qualsiasi accordo finale dovrà includere un «piano definitivo e concordato di comune accordo» per un fondo a sostegno della «ricostruzione e dello sviluppo economico» dell'Iran. Stando ad Axios, l'idea del «fondo per la prosperità» sarebbe arrivata dal Qatar ed sarebbe stata oggetto di confronto tra Stati Uniti e Iran per diverse settimane. Il Paese mediorientale avrebbe chiesto inizialmente 400 miliardi come risarcimento per i danni di guerra, ottenendo il rifiuto della Casa Bianca. L'iniziativa prevederebbe investimenti del settore privato provenienti pure da altri Stati, non solo dagli USA.

Il vicepresidente Vance, come accennato in precedenza, ha dichiarato a FoxNews che i finanziamenti non proverrebbero dai contribuenti statunitensi. Inoltre, verrebbero utilizzati solo di fronte alla rinuncia definitiva da parte di Teheran al suo programma nucleare, dicendo addio all'uranio arricchito e consentendo l'arrivo di ispettori stranieri.

Quest’oggi sul tema si è chinata pure la Reuters, la quale aggiungenge alcuni dettagli, confermando la creazione di un «fondo privato da 300 miliardi di dollari», progettato per «incentivare gli investimenti in Iran». Il piano, aggiunge, «è stato delineato nell'accordo quadro tra Stati Uniti e Iran e più della metà di tale somma è già stata impegnata». L’intera somma, evidenzia ancora l’agenzia di stampa, sarà «costituita unicamente da capitali del settore privato».

Il fondo non sarebbe dunque un programma di ricostruzione o di risarcimento, ma dovrebbe dare slancio agli investimenti in Medio Oriente, e non dovrebbe includere sovvenzioni governative. Aziende con sede negli Stati Uniti, negli Stati arabi del Golfo, in Asia, in Sud America e pure in Africa avrebbero accettato di impegnarsi a fornire i finanziamenti.

Una fonte a conoscenza del testo, citata in condizione di anonimato dalla Reuters, ha spiegato che il finanziamento sarebbe «concepito per fornire a entrambe le parti un incentivo economico a concludere un accordo definitivo per porre fine alla guerra». L'intesa tra Washington e Teheran dovrebbe essere firmata il 19 giugno in Svizzera.

Domenica scorsa funzionari statunitensi e iraniani hanno dichiarato di aver raggiunto un «accordo quadro di riferimento» per porre fine alla guerra, iniziata con gli attacchi USA e israeliani contro il Paese mediorientale, il 28 febbraio scorso. Oltre all'addio al nucleare, Washington cerca di ottenere da Teheran la riapertura completa dello Stretto di Hormuz, importante via commerciale da cui transita il 20% del petrolio e del gas globale. La sua chiusura ha portato in questi mesi ad un importante aumento dei costi dell'energia, toccati con mano dai cittadini di mezzo  mondo soprattutto nei distributori di benzina.

Il fondo di investimento, evidenzia infine le Reuters, è «completamente separato dal parallelo percorso negoziale relativo alla revoca delle sanzioni statunitensi e allo sblocco dei beni iraniani congelati all'estero». Inoltre, non verrà creato né diventerà operativo fino alla conclusione di una intesa definitiva e «soddisfacente».

L'Iran non ha attratto praticamente alcun investimento estero diretto significativo negli ultimi quattro decenni a causa delle sanzioni statunitensi e internazionali.

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